Barricati in 400 in assemblea con loro anche sei docenti

Treviso - Liceo Occupato "Ci sfrattano"

Nel cuore di Treviso non c'è più spazio per i giovani

25 / 12 / 2010

 Fuori il cancello della scuola ben chiuso da una catena e un lucchetto presi in prestito da una bicicletta. Dentro oltre 400 studenti decisi a rimanere «barricati» quanto serve per vederci chiaro sulla riforma. Liceo artistico statale occupato ieri mattina in città. Nel giorno in cui gli studenti italiani, a Roma e in tante città da Palermo a Torino e Milano, in vista dell'approvazione definitiva al Senato della riforma dell'università, sono tornati in piazza, gli studenti del liceo trevigiano hanno deciso di unirsi al coro della protesta occupando la scuola. Gli unici tra le scuole della città. Ma il dissenso degli studenti dell'artistico non è soltanto un deciso no alla riforma. I cartelloni con cui ieri hanno tappezzato la scuola non sono stati appesi solo per manifestare contro la Gelmini. Il liceo occupato non ha lasciato fuori della porta un'altra protesta. Quella contro la volontà, ormai annunciata, di svuotare Treviso e il centro storico dagli studenti spostando gli istituti superiori fuori città. E con i licei via dal centro, ne sono convinti, ad essere sfrattata sarà anche la cultura: «C'è un tentativo di decentramento della gioventù dal centro di Treviso. Prima sono stati tolti spazi ai giovani. E ora vogliono spostare anche la nostra scuola - spiegano i rappresentanti di istituto del liceo artistico - Questa volontà ci sembra una presa di posizione contro la possibilità di fare cultura». Ieri mattina dopo aver incontrato il preside del liceo, Giorgio Russi, gli studenti dell'artistico hanno dato il via alla loro occupazione pacifica. Ma l'iniziativa era stata annunciata da giorni. E a tutti gli studenti i rappresentanti hanno consegnato in tempo il contenuto della tanto contestata riforma. All'assemblea si discute di come portare avanti la forma di occupazione. E se è il caso di scendere in piazza. A parlare sono stati invitati anche gli studenti universitari dell'ateneo cittadino. Il liceo ieri si è trasformato in fucina di idee contro la riforma, espresse con la sola «arma» della creatività. E con una marea di visi colorati. Ma la scuola «in mano» agli studenti è rimasta aperta anche a sei professori (su una novantina di docenti) dell'artistico che hanno deciso di stare dalla parte dei loro alunni: «Abbiamo voluto dare un segnale forte per dire che anche a Treviso c'è molto da fare - spiegano Andrea Righetto e Lisa Lamon, rappresentanti d'istituto - E oggi stiamo lavorando per dire le nostre idee e quello che non ci piace di questa riforma».

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