Treviso - L’Artistico dà un taglio alla Gelmini

Trecento ragazzi insieme ai prof occupano l’istituto e sfilano in centro

25 / 12 / 2010

 Scatta l’occupazione al liceo artistico statale di via Santa Caterina. Ieri 300 studenti della sede centrale dell’istituto hanno bloccato i cancelli e preso possesso di aule e laboratori per dare il via alla coloratissima protesta anti-Gelmini. Con loro sei insegnanti, di ruolo e precari. Alle 16 un corteo di mezz’ora che ha toccato i luoghi simbolo della cultura trevigiana come il museo di Santa Caterina e Ca’ dei Carraresi. Al grido «La cultura non si vende», i ragazzi hanno ribadito il loro «no» anche all’abbandono del patrimonio artistico del Belpaese. L’occupazione è stata decisa anche per la notte e le lezioni dovrebbero restare interrotte anche oggi.
 La protesta è scattata alle 9, quando gli studenti dell’Artistico hanno annunciato al preside Giorgio Russi di voler procedere a tutti gli effetti con l’occupazione. Con loro docenti come Lello Voce, insegnante di Italiano e Storia, nonché poeta e scrittore, la moglie Maria Antonietta Danieli, insegnante di Inglese (la coppia ha festeggiato i 20 anni di matrimonio nell’istituto occupato), un paio di professori di Pittura, altri di Architettura. Di ruolo e precari. L’ultima occupazione all’artistico è stata fatta più di 10 anni fa.
 In poco tempo la scuola è stata tapezzata in di manifesti. I laboratori di disegno sono stati occupati da studenti che si sono sbizzarriti. «Il nostro futuro non si riforma», «Chi vuol capire ascolta, chi vuole avere ragione urla», «Togliete soldi all’istruzione ma ci rubate milioni con le vostre poltrone» recitano alcuni dei manifesti, affiancati da citazioni di testi di canzoni di Giorgio Gaber e della Divina Commedia.
 L’aula di creta è tapezzata di post-it con frasi scritte dai 300 studenti e contenenti riferimenti sia ai problemi del liceo trevigiano che di tutte le scuole. «Qualche esempio? La sempre minore disponibilità di risorse per comprare materiale di lavoro e studio come creta o gesso e per sostituire ad esempio i trespoli rotti», racconta Claudia, una studentessa. In mano i ragazzi hanno anche un «reportage» sulla riforma della scuola per capirne e confutarne punto per punto i contenuti durante le assemblee convocate in giornata.
 «L’occupazione vuole essere un segnale forte contro i tagli», spiega la rappresentante Lisa Lamon, 17 anni, accompagnata dal suo collega Andrea Righetto, 17 anni anche lui. «A Treviso tante iniziative sono state guidate dall’alto, ad esempio dai sindacati. Questa invece è completamente nostra. La consapevolezza è nata dagli stessi studenti dopo molte assemblee fatte da ottobre a oggi».
 Lello Voce si fa rappresentante dei docenti presenti: «Siamo stanchi di sentire la solita litania delle “mele marce”. Con questa manifestazione in una scuola del centro storico che le istituzioni vorrebbero trasferire fuori le mura, vogliamo dimostrare che ci sono studenti che protestano in modo civile e allegro».
 All’assemblea indetta in tarda mattinata ha partecipato anche una delegazione di studenti universitari. Oltre alla riforma degli atenei, Alessandro Tesser, 23 anni, studente di Scienze politiche a Padova e Giovanni D’Amore, 22 anni, Scienze e Tecnologie multimediali a Pordenone ricordano il caso trevigiano della mamma ventenne pizzicata a rubare in un supermercato. «Anche nel ricco Nordest si nascondono sacche di povertà non più tollerabili e su cui la politica dovrebbe riflettere. Invece comprano voti e vendono il nostro futuro». Alle 16 la protesta si sposta per mezz’ora in centro con un corteo che si è snodato dalla scuola al vicino museo di Santa Caterina, a Ca’ dei Carraresi, piazza dei Signori per far ritorno poi a scuola, sotto gli occhi sorpresi di passanti e negozianti. Una donna si espone: «Anche io a 18 anni in fabbrica...Così si faceva».

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