Anche il cronista tra i ragazzi al bivacco del liceo Artistico

Notte in classe, infine la "resa"

Indomiti fino all’alba tra coccole, pulizie e una partita di ping pong «L’unico modo per difendere la scuola», ma al mattino tutti a casa

25 / 12 / 2010

 Alle 2 del mattino i cronisti si presentano davanti ai cancelli di via Santa Caterina. L'idea è quella di vedere di persona come procede la notte di occupazione al liceo. All'esterno ci sono gli striscioni, che spiegano con sufficiente chiarezza i motivi della protesta: "diciamo un sonoro no alla riforma". Al cancello ci sono tre lucchetti: uno in alto, uno a metà e uno in basso. Alla finestra un ragazzo fa da sentinella. Suoniamo il campanello e arrivano in tre.
      Diffidenti, i giovanotti, coperti dai cappucci delle grandi felpe chiedono garanzie prima di farci entrare. «Chi mi dice che siete giornalisti?», chiedono. Tesserino alla mano, e attrezzatura in bella vista decidono di farci entrare. Ma ci pregano di non disturbare. «Dentro l'istituto c'è chi dorme» dice Alberto. Un'ala della scuola, dove veniamo accompagnati, in effetti è adibita a dormitorio. In una quarantina, sacchi a pelo e coperte si sono adagiati tra i banchi per dormire, qualcun altro si è sistemato a metà delle scale, un giaciglio protetto da tre cestini, a far da barriera. Nella penombra due ragazzi abbracciati.
      Per gli altri, una sessantina in tutto, invece la notte scorre via in un'aula. C'è chi è seduto fuori a fumare una sigaretta, c'è chi è dentro la stanza, adagiato su un banco magari a fare le coccole alla sua fidanzatina.
      Prima di entrare, Rocco raccomanda: «Vi prego di pulirvi i piedi perché abbiamo appena finito di fare le pulizie, oggi avevamo sporcato per fare gli striscioni e abbiamo ripulito tutto. Vogliamo che non ci sia lerciume nelle stanze in modo che nessuno possa accusarci di aver imbrattato la scuola».
      Dentro la grande stanza i più spavaldi - l'orologio digitale segna 2.16 - riescono addirittura a sfidarsi in una partita di ping-pong. La stanchezza rende difficile mantenere il conto dei punti inflitti e subiti, ma i ragazzi si divertono, e si vede.
      Una ragazza impugna spazzolino e dentifricio «io non sopporto l'idea di dormire senza lavarmi i denti racconta». Un'altra ragazza è avvolta da una coperta: «noi siamo attrezzati ma dormire è davvero difficile qui dentro».
      «Ormai il sonno è passato - racconta Lorenzo - siamo pronti ad affrontare al meglio la notte. Qui siamo tra amici».
      In cortile un gruppo di studenti di quinta, ipotizza: «se passassimo qui Natale potremmo dare un grande segnale. Fare capire che abbiamo scelto di non perdere le lezioni, ma di manifestare il nostro dissenso in modo pacifico».
      Idee, ipotesi, possibilità, terminate a metà mattina, quando stanchezza e miti consigli di preside e insegnanti hanno indotto i ragazzi a ripiegare, di fare armi e bagagli e di tornare a casa, a festeggiare natale con mamma e papà.

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