Il colosso anglo-olandese Shell sarà costretto ad abbattere le proprie emissioni

27 / 5 / 2021

Per la prima volta nella storia, una multinazionale è stata costretta a rispettare gli accordi di Parigi: la corte de L'Aia, sede legale della compagnia energetica Royal Dutch Shell, ha emesso ieri un verdetto che obbliga la multinazionale ad abbattere del 49% le proprie emissioni entro il 2030, contro la diminuzione prevista del 20%.

La sentenza arriva dopo una causa intentata da Milieudefensie, associazione ambientalista, e da 17mila cittadinə olandesi che ha messo sotto accusa la compagnia per i danni ambientali dell'attività di estrazione e lavorazione di fonti fossili, su cui Shell investe ad oggi il 95% del proprio fatturato. Sulla base della preminenza del danno collettivo sull'interesse aziendale, la giudice Larisa Alwin ha decretato che il gigante petrolifero dovrà fare molto più del previsto per abbattere il proprio impatto ambientale.

Una decisione del genere riconosce formalmente le responsabilità delle multinazionali sulla crisi ecologica: per questo si parla di vittoria storica. Una vittoria che potrebbe aprire le porte a numerose altre istanze di questa natura: circa un terzo delle emissioni globali di gas serra sono dovute a dieci compagnie del fossile, tra cui ad esempio l'americana Exxon Mobil, e la sentenza de L'Aia potrebbe essere solo la prima di una lunga serie di verdetti che riconoscano le colpe dell'industria estrattiva e la obblighino a riparare ai danni.

La notizia giunge accompagnata da un secondo duro colpo: dopo dieci anni, la Nigeria ha infatti deciso di non rinnovare la licenza petrolifera OPL245 a Eni e Shell, finite sotto inchiesta giudiziaria per una presunta maxi-tangente e di recente assolte dalla corte di Milano con motivazioni indubbiamente deboli.

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