Catania in ginocchio: quando la crisi ecologica incontra la malagestione dei territori

27 / 10 / 2021

Pioggia torrenziale, danni, devastazione e morti. Sono giorni da incubo per la città di Catania e l'intera provincia. Un vero e proprio fiume in piena si è abbattuto nella città di Catania, altri paesi sono rimasti totalmente sott'acqua. Due sono stati i morti e una donna è ancora dispersa. Da domani e per tutto il weekend sono previsti altri fenomeni simili a quelli accaduti nei giorni scorsi.

Quello che si è abbattuto nella giornata di martedì a Catania è definito dagli esperti un “medicane”, una fusione tra i due vocaboli inglesi mediterranean e hurricane (uragano); infatti la sua potenza è paragonabile a un uragano di categoria 1 con raffiche di vento che hanno toccato i 119 km orari.

Antonio Navarra - presidente del Centro Euro-Mediterraneo dei cambiamenti climatici - ha dichiarato che «Tutta l’area è già un hot spot, una macchia calda della geografia. Ora stiamo cercando di capire se con il cambiamento climatico questi fenomeni diventeranno ancora più intensi, se cambierà il loro carattere diventando più frequenti. Non disponiamo ancora di risultati definitivi ma siamo impegnati a decifrare gli elementi più critici. Certo, la Sicilia per la sua posizione subisce già importanti effetti negativi».

Dopo l'estate del record dei 48 gradi in provincia di Siracusa, in due giorni a Catania è caduta la quantità di acqua che dalle statistiche cade in 6 mesi.

Un fenomeno simile è accaduto nello stesso periodo del 2018, ma il rischio reale è che di questi fenomeni ci sia un aumento costante.

Il cambiamento climatico è già in atto e siamo probabilmente in ritardo per fermarlo, ma c'è una cosa che le istituzioni possono nell'immediato compiere: delle politiche serie di messa in sicurezza del territorio.

La situazione catanese è molto particolare e le criticità partono da molto lontano. La città, in più epoche, venne progettata e ricostruita più volte, ma lasciando al lago e al fiume il loro spazio. Dopo l’eruzione del 1669 la città fu quasi totalmente ricostruita con delle tecniche antisismiche molto all'avanguardia per l'epoca, con al creazione di grandi strade e piazze da utilizzare come vie di fuga. Non si pensò, non per negligenza, al deflusso delle acque, perché quello che è oggi il centro storico della città era pieno di campi coltivati e il deflusso dell'acqua avveniva in maniera naturale.

Nel corso dei secoli si è costruito sempre di più, fino ad arrivare al boom edilizio degli anni Sessanta del Novecento, in cui l’edificazione è avvenuta in maniera selvaggia e senza prevedere alcun canale di scolo. La stessa cosa accadde per i paesi che si trovano alla pendici dell'Etna. L'assenza di un canale di scolo e la conformazione del territorio fa defluire tutte le acque provenienti dai paesi etnei nel centro della città di Catania.

Cosa hanno fatto le istituzioni in questi anni per mettere in sicurezza il territorio? Quali sono state le opere di miglioramento? La risposta è semplice: niente.

A confermarlo è anche la Corte dei Conti. Alla Sicilia sono stati assegnati circa 789 milioni di euro per la prevenzione dei disastri ambientali. Nella città di Catania non è stato speso neanche un centesimo. Questo dato, terrificante, emerge dalla relazione su "Gli interventi delle Amministrazioni dello Stato per la mitigazione del rischio idrogeologico".

Alla crisi climatica si aggiunge quindi una totale assenza di politiche di prevenzione e di investimenti per la messa in sicurezza del territorio. Amministratori locali e regionali si muovono soltanto nel campo emergenziale e le politiche nazionali ed europee non hanno mai voluto andare una visione del territorio che si allontanasse dal modello estrattivista basato sulle grandi opere e sui grandi progetti speculativi.

Tantissime le persone che hanno perso la casa e la conta dei danni deve ancora iniziare. Nel frattempo collettivi, associazioni e varie realtà dei movimenti catanesi si stanno organizzando in queste ore per portare un aiuto concreto alla popolazione. Dopo l'aiuto sarà però il momento di lottare e chiarire ancora una volta di chi sono le responsabilità, per questo hanno lanciato per Sabato 6 Novembre una manifestazione per la giustizia climatica e per la messa in sicurezza dei territori.

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