Falconara - Tra bandiere e striscioni e sulle note di Caparezza si è tenuta ieri presso uno stabilimento balneare dei bagnini della Falcomar della spiaggia di Falconara Marittima la prima assemblea pubblica del Coordinamento NoRigassificatori dopo la contestazione del consiglio regionale del 6 luglio scorso...

ADE'BASTA! dall'assemblea No Rigassificatori della spiaggia di Falconara di domenica 17 luglio

Oltre duecento persone in costume hanno partecipato all'assemblea. Decine di interventi di attivisti, cittadini, bagnanti si sono susseguiti mentre materiale informativo veniva distribuito lungo la spiaggia

18 / 7 / 2011


Tra bandiere e striscioni e sulle note di Caparezza si è tenuta ieri presso uno stabilimento balneare dei bagnini della Falcomar della spiaggia di Falconara Marittima la prima assemblea pubblica del Coordinamento NoRigassificatori dopo la contestazione al consiglio regionale del 6 luglio scorso. Oltre duecento persone in costume hanno partecipato all'assemblea. Decine di interventi di attivisti, cittadini, bagnanti si sono susseguiti mentre materiale informativo veniva distribuito lungo la spiaggia. Presenti anche alcuni esponenti del locale PD e di altri partiti contrari al rigassificatore, nonchè di delegati sindacali della FIOM della Fincantieri Ancona. Tanti giovani, tante famiglie...

Gli interventi hanno difeso la giustezza della contestazione del Consiglio regionale del 6 luglio scorso e analizzato l'accordo tra API e Regione, si sono vagliati gli aspetti legali dei ricorsi già inoltrati da alcuni comitati, da Italia Nostra e da Legambiente e la necessità di un nuovo esposto per bloccate l'iter del procedimento, le possibilità di un referendum locale sulla materia e i prossimi appuntamenti di mobilitazione e sensibilizzazione per l'estate.

Il rigassificatore API oltre ad essere un ecomostro rappresenta una grande speculazione finaziaria: un impianto inutile dal punto di vista energetico, incapace di garantire un'occupazione sicura e stabile e una riconversione del sito sostenibile, nociva per il bene comune e l'interesse generale (la pesca, il turismo, lo sviluppo delle rinnovabili), che si alimenta di contributi pubblici (a prescindere dal suo funzionamento oltre il 70% del ricavato annuale viene garantito deviando risorse dalle nostre bollette...), spartendone una parte con la casta regionale di Spacca (la regione Marche sarà partnership del progetto per un 30% degli utili).

Mentre il "partito degli affari" marchigiani, quella struttura trasversale che va dalla Giunta regionale alla sua opposizione, dall'Api ai rappresentanti della ritrovata unità sindacale, e comprende anche i grandi media ufficiali, assomiglia sempre più alla casta nazionale che vota unanimemente una finanziaria di lacrime e sangue per tutti, salvo la riproduzione degli sprechi e dei privilegi (la Tav, i cip6 per i petrolieri e i loro compari, il peso parassitario della burocrazia politica).

L'assemblea si è conclusa ricordando una citazione di una sentenza del Consiglio di Stato del lontano 2003, che richiama uno dei prossimi imprescindibili obiettivi del movimento: "La Regione Marche non ha ancora sottoscritto l’Accordo di Programma con lo Stato per il trasferimento delle competenze che gli conferirebbero la possibilità di sanzionare qualsiasi industria a rischio di incidente rilevante che non rispetti la normativa sulla sicurezza del Decreto Seveso (334/99), e dunque anche API raffineria.

Questa gravissima inadempienza getta un’ombra sconcertante su 8 anni di inadempienza della Regione Marche che ha reso mero esercizio di stile una parte delle prescrizioni e dei “provvedimenti consequenziali” del Decreto Regionale di Rinnovo della concessione alla raffinazione all’API del giugno 2003.

Non è responsabile stipulare un nuovo Accordo per un altro impianto a rischio di incidente rilevante quando dopo 8 anni non si è ancora stipulato quello con lo Stato che interessa la sicurezza di lavoratori e cittadini per gli impianti esistenti." Il Governatore Spacca resta tutt'ora inadempiente". Adè Basta!

Segui e approfondisci la vicenda su:

www.falkatraz.noblogs.org

www.comitati-cittadini.org

www.rigassificatorenograzie.com

sul social network di facebook: gruppo no rigassificatore di ancona


 di Pierluigi Sullo 

DEMOCRAZIAKMZERO

 

 

Da vecchio amante della fantascienza, mi sono precipitato a guardare le prime due puntate di «Falling skies» (cieli che precipitano), la miniserie targata Steven Spielberg. Noiosa, patriottarda. Però mi ha fatto riflettere: e se gli alieni fossero già tra noi umani? Credo sia la percezione che hanno, del tunnel di oltre 50 chilometri, i valsusini. O, per altri versi, i cittadini di Parma alle prese con i replicanti locali delle bande di malfattori che hanno preso possesso governo, che rubano perfino sulle fioriere, per non parlare dell'inceneritore in progetto: infatti i parmigiani si indignano. C'è qualcosa di oltre-umano, nella cosa chiamata «sviluppo». Gli indignati infatti si moltiplicano. Ad Ancona, la scorsa settimana, centinaia di brave persone hanno rotto l'argine che tiene il consiglio regionale ben separato dalla cittadinanza. Una volta le istituzioni tendevano ad essere inaccessibili, ora sono assediate e i loro occupanti gettano olio bollente o manganellate o gas Cs (scaduto, perché bisogna tagliare i costi) sugli assedianti. Quelle brave persone sono di Ancona e di Falconara soprattutto, che stanno assistendo increduli - e molto arrabbiati - a un film di fantascienza intitolato «Falling seas». Nel loro mare si vuole costruire un mostro, un alieno, chiamato rigassificatore. A 13 chilometri da Ancona e 16 dalla costa di Falconara (che da decenni fa la resistenza, proprio come il bravo insegnante del film di Spielberg, contro un altro mostro, la raffineria dell'Api). Dice: non avete voluto il nucleare, quindi l'energia da qualche altra parte bisogna pur prenderla. Già, peccato che il piano energetico marchigiano non contemplasse nulla di tutto questo, visto che di energia ce n'è in abbondanza e che, soprattutto, si voleva produrla da fonti rinnovabili. Però l'Api, sempre lei, vuole fare un affaruccio, e la giunta regionale (Pd più Udc, organismo geneticamente modificato grazie allo scienziato pazzo D'Alema) subito aderisce. Bene, il rigassificatore-alieno serve a riportare allo stato gassoso il Gnl (gas naturale liquefatto) trasportato su navi a meno 161 gradi (sì, avete letto bene). Per riscaldare il gas liquefatto occorre usare l'acqua di mare, aspirata violentemente con le pompe (insieme ai pesci, va da sé) e rigettata in mare a meno 6 gradi (così Findus non dovrà più surgelare i suoi famosi bastoncini). Quanta acqua? Attenti alla cifra: 16 milioni e 400 mila litri ogni ora, necessari per trattare i 150 mila metri cubi di gas che le navi scaricheranno 41 volte ogni anno. In più, l'acqua rigettata in mare conterrà sostanze tossiche: gli scarichi clorati emessi ogni giorno dalla nave rigassificatrice equivalgono alla somma di quelli emessi da tutti gli abitanti delle Marche. Tra le sostanze, ipoclorito di sodio: la comune varechina contiene questa roba al cinque per cento. In un anno, dovrebbero transitare dal rigassificatore, quattro miliardi di metri cubi, aumentabili fino a otto. D'accordo, le cifre vi hanno annoiato. I marchigiani invece non si annoiano, come i valsusini non si annoiano studiando i flussi di merci che transitano dalle loro parti. Si sta escogitando un modo per abbattere i mostri, sconfiggere gli alieni. Ci vuole pazienza.

Bookmark and Share