Think forward festival

Festival cinematografico sui cambiamenti climatici e le energie rinnovabili

Utente: chicca
5 / 12 / 2012

THINK FORWARD FILM FESTIVAL

Dal 30 novembre al 01 dicembre 2013

Fondazione Querini Stampalia, Venezia

È molto frustrante per me cercare di comunicare, convincere e spiegare con parole sempre più chiare che noi siamo ancora i maggiori responsabili di ciò che accade. Mi guardo intorno cercando di cogliere i segnali di un cambiamento da parte nostra ma continuo a non vedere nulla. Al Gore
Partiamo da lui: Al Gore. Alti e bassi dell'Ex Vicepresidente americano, con un oscar e un premio Nobel al collo, il suo film del 2007 "Una scomoda verità" rappresenta  un punto di svolta nell'interesse che le persone avevano nelle variazioni climatiche, sull'ecosostenibilità.
Peccato che sia stato "pescato" a cunsumare una enormità di energia nella sua abitazione, alla faccia di quanto professato. Tempi passati. In ogni caso da lui si rinizia a parlare compiutamente di clima. Anzi si inizia, una sorta di anno zero della comunicazione. Certo è che le inondazioni degli ultimi anni avranno fatto anche professare le parole Lo avevamo detto noi  a scienziati più o meno noti. Ma non è tardi, forse.

Il problema clima è ormai e per fortuna, discutibile, affrontabile, indagabile grazie anche a internet. Al Gore comunque ha avuto il pregio di diffondere, dati alla mano, quanto già si sapeva e forse a cui non si voleva credere. Il pianete terra è in pericolo. E allora cosa fare? "Noi con questo festival cerchiamo di fare la nostra parte. Al Gore rapprenta un inizio, un dopo", mi conferma Enzo Lavaglini direttore artistico del Think Forward Film Festival a Venezia alla Querini Stampalia dal 30 novembre al 1 dicembre, in contemporanea con il COP 18, la diciottesima Conference of Parties  organizzata sotto l'egida della Conferenza Stutturale delle Nazioni  Unite sul cambiamento climatico (UNFCCC).  Un festival con l’obiettivo di approfondire, discutere e divulgare, quindi non solo il tema dei cambiamenti climatici ma anche le questioni legate all’efficienza energetica e alle energie rinnovabili.  Un festival alla seconda prova che quest'anno apre anche ai cortometraggi con un concorso internazionale. "Abbiamo voluto aprire anche ai cortometraggi perché è più facile rappresentare senza catastrofismi all'americana piccole storie che parlino delle variazioni climatiche, dei problemi che la nostra terra sta attraversando". Come dargli torto. I lungometraggi a meno che non siano documentari hanno quasi sempre un risvolto del tipo "fine del mondo". Al festival i docu-film ci sono ma sono di minor richiamo. Collegati quasi sempre ad una iniziativa internazionale contro la povertà, la fame nel mondo. Non poteva essere altrimenti.

Sul satellite canali come Discovery channel sono tra i più visti. Tra questi fino a poco tempo fa c'era anche "Current tv" proprio di Al Gore che, sulla spinta del successo del suo docu-film, aveva aperto questo canale tematico ormai sospeso da Sky Italia; c'è chi dice per pochi ascolti chi per problemi con l'assunzione di un giornalista "non in sintonia" con la linea politica di Murdoch &C.  Sta di fatto che col cinema affrontare queste problematiche non è facile, complice anche la crisi del settore.  Alla Querini Stampalia ci provano con un festival interessante e per nulla scontato a partire dalla giuria.: Cristina Battocletti, Irene Bignardi, Michele Gottardi, Italo Moscati, Ignazio Musu. "Si può fare sempre di più" mi risponde di direttore alla mia osservazione come non ci fosse un coinvolgimento scientifico ma prettamente cine-economico nella giuria. Tutti nomi eccelsi del giornalismo e del mondo accademico.  Giusto. Si può fare di più ma se i cortometraggi non in concorso, visti venerdì, ne rappresentano uno spaccato, questa due giorni si pone sicuramente come punto interessante di discussione, di analisi.  Termini come clima, inondazioni, siccità, sfruttamento delle risorse, impoverimento, fame e tanti altri vengono toccati con intelligenza, con short story che nulla di più potrebbero dire se allungate anche solo di 1 minuto. Lo stesso corto sui rifugiati climatici, cioè coloro che sfuggono dalle loro case distrutte da cataclismi, metteno in chiara luce i problemi politici e la miopia di molti stati. Chissà quanti di quelli approdati sulle coste italiane fuggivano non solo da guerre ma anche da città, villaggi, interi paesi, spazzati via da uragani. Dall'Africa Subsahariana tanto per fare un esempio. Laghi sulle  cui sponde vivono più di 500.000 persone. Laghi che la politica e l'economica ottusa hanno prosciugato dirottandone gli affluenti verso altri lidi affamando intere popolazioni.  Quanti rifugiati bisogna aspettarsi nei prossimi mesi, anni? Sempre di più dichiara l'Europa che però fatica a far approvare a tutti i suoi membri una legge che confermi lo status di rifugiato climatico. Come premessa all'intervista avevo avvisato Lavagnini che avrei fatto anche qualche domanda scomoda ma che alla fine ho tenuto nella borsa. Ci salutiamo con "questa domanda dovrebbe farla a Carraro".  Carlo Carraro è il direttore dell'International Center for Climate Governance  che organizza il festival. Dentro all'ICCG ci sono Fondazione Eni - Mattei e fondazione Giorgio Cini . Purtroppo non era presente. Avrei voluto chiedergli come si riesce a lavorare per un centro studi sul clima che ha tra i proprio fondatori l'ENI e proporre eventi come il festival a sostegno di una ecosostenibilità globale.  La domanda era forse scontata. La risposta magari no.

Leggo sul sito della fondazione Mattei:
Obiettivi principali della Fondazione vi è quello di promuovere l’interazione tra ambiente accademico, industria e sfera politica per affrontare in modo efficace le questioni legati allo sviluppo economico e ai problemi ambientali.
Si, qualche domanda avrei voluto farla.
Al prossimo anno, nel frattempo think forward!

Nicola Nex Gemignani per "Sherwood.it"

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