Bici-carovana in terra Mapuche

Por la tierra, la vida y la libertad 1

Prime notizie dalla bicicarovana in Patagonia

14 / 1 / 2012

6-10 gennaio 2012
Ci  incontriamo a San Carlos di Bariloche  e subito partiamo  verso la citta’ di El Bolson, con l’intento di attraversare buona parte delle province del Rio Negro e del Chubut con le nostre biciclette.
Lungo la strada, ci sembra di essere finiti in una tormenta di neve, non fosse per il fatto che la temperatura supera, insolitamente, i 40 gradi. E in effetti, quella che vediamo cadere non e’ neve ma cenere.
Ceneri e polveri di un vulcano cileno in eruzione che, da sette mesi, affligge questa zona delle Ande.
Ci lasciamo alle spalle un paesaggio ricoperto di cenere bianca.
A El Bolson, ci accolgono come sempre gli attivisti della storica radio indipendente del luogo: Radio Alas.
Qui tutti sono molto preoccupati e da giorni ci sono lunghe dirette radiofoniche. Non a causa del vulcano ma di un grande incendio che sta devastando oltre duemila ettari di meravigliosi boschi, a pochi chilometri dal centro cittadino.
Sta bruciando una delle zone piu’ ambite dagli speculatori e nella quale, nell’ultimo anno, diverse comunita’ mapuche, in forma auotorganizzata, hanno “recuperato” la terra.
Abbandoniamo le ceneri vulcaniche per entrare in una enorme nube di fumo .
Per chi, come noi, conosce questa regione, lo scenario che appare e’ decisamente preoccupante: non si vedono le montagne che  circondano questa verde vallata famosa nel mondo per le infinite distese di coltivazioni di gustosissimi frutti  di bosco e l’aria e’ impregnata da un fortissimo odore di fumo. La gente si organizza per difendere le proprie abitazioni dalle fiamme che si espandono con grande velocita’, a causa del forte vento e della siccita’. Il governo locale ha messo a disposizione un’unico mezzo aereo antincendio. Si tratta del secondo grande incendio che in pochi mesi ha distrutto buona parte dei boschi locali.
Parlando con gli abitanti, scopriamo che nella zona colpita dal fuoco e’ prevista la costruzione di un grande resort. L’ennesima cementificazione selvaggia, con conseguenze  devastanti dal punto di vista dell’impatto ambientale.
Vi alleghiamo una breve intervista a Valeria, attivista di Radio Alas che in sintesi spiega la situazione.
Le condizioni oggettivamente preoccupanti e l’estendersi dell’incedio verso il tragitto della bicicarovana ci inducono ad abbandonare l’idea di percorrere questo percorso con le due ruote e decidiamo di uscire in auto dalla zona dell’incendio e di scendere verso sud. Una decisione che si rivela opportuna, visto che poche ore dopo il nostro passaggio viene chiusa la Ruta 40, la strada che colllega il nord con il sud della Patagonia.
Ci impressiona molto vedere cosi’ vicino a noi la potenza devastante del fuoco. Il fumo e’ cosi’ intenso che  impedisce le operazioni di soccorso e spegnimento attraverso l’utilizzo dell’unico Canadair.
L’unica speranza sta nell’arrivo della pioggia: di tanta pioggia che possa domare e diminuire la forza del fuoco. La stampa locale parla chiaramente di un incendio doloso oramai fuori controllo.
Ci dirigiamo a Esquel dove veniamo ospitati nella ruca mapuche, la sede dell’associazione “11 di ottobre” ora trasformata in un alloggio per studenti mapuche. Da qui, partiamo verso il confine cileno nella zona di Corcovado. Percorriamo parecchi chilometri di sterrato, attraversiamo vallate meravigliose di boschi nativi, costeggiamo fiumi  e lagune per raggiungere una comunita’ Mapuche che ha recuperato la terra. Arriviamo a Pillan Mahuiza, un luogo che ha una storia incredibile. In passato, c’era una caserma della gendarmeria usata anche come carcere e luogo di tortura durante la dittatura. Questo territorio di 130 ettari viene occupato nel 2002 da una trentina di mapuche. Si trata di un’occupazione storica, perche’ per la prima volta era la polizia ad essere sgomberata. Qui incontriamo Moira, Mariella e Nina, una sostenitrice ecuadoriana di questo recupero. Ci accolgono in una struttura costruita interamente con materiale naturale: fango, paglia, legno, pietre e letame. Le finestre sono delle bottiglie di vetro incastonate e persino il forno per il pane e’ di fango e pietra. In questo luogo, dal 16 al 20 febbraio prossimo si terra´ il “Primo incontro mapuche per la biodiversita’”,  organizzato da “Omdhuma”, (Organizzazione Mapuche per i Diritti Umani e il Medio-Ambiente). Ci raccontano che si tratta di un’importantissimo momento di discussione ed organizzazione per le comunita’ locali e che uno dei principali argomenti sara’ quello di come affrontare  e costruire le mobilitazioni e la resistenza contro la costruzione di 5 dighe in questa zona. Questo mega progetto e’ finanziato dal Banco Santander, una delle principali banche spagnole.  Se non verra’ bloccato, il terreno recuperato finira’ almeno 70 metri sotto acqua, assieme ad altri 11mila ettari di bosco nativo. A questo incontro parteciperanno anche diverse comunita’ cilene ed e’ atteso l’arrivo di centinaia di persone. Si tratta di un grosso impegno per gli abitanti di questa comunita’: l’accoglienza di tanta gente richiede parecchie settimane di lavoro  e soprattutto sara´ fondamentale l’attivita´ di promozione e informazione,  decisamente complicata in un luogo nel quale internet non existe e dove, quando piove, anche i cellulari hanno le linee interrotte.
Il progetto che intendono realizzare in questa comunita’ e’ molto ambizioso: oltre a mantenere l’occupazione, cosa non semplice, intendono creare qui a Pillan Mahuiza un comunita’ di accoglienza per le donne vittime di violenza.
Trascorriamo gran parte della giornata ad aiutare gli abitanti della comunita’ nel lavoro del campo: raccogliamo la verdura nell’orto, prendiamo l’acqua al fiume e raccogliamo  la legna che ci permettera’ di preparare un’ottimo asado, tutto questo ascoltando i racconti di Moira Millan, che ci caricano di un’energia positiva.
Durante la notte, piove ininterrottamente. La pioggia, che tutti, qui, aspettavano, e’ arrivata, anche, per fortuna, nella zona colpita dall’incendio.  Speriamo che grazie al supporto della natura possa essere finalmente domato.

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Moira Millan

Moira Millan2

Valeria di Radio Alas