#DirenKobane

Insorge la comunità kurda in Turchia, scontri in tutto il paese. Occupazioni e manifestazioni in Europa

7 / 10 / 2014

- Articolo in aggiornamento -

7 ottobre

Kobane - Violenti scontri sono proseguiti per tutta la notte, in particolare sul fronte est e sud. I combattenti YPG/YPJ hanno respinto gli attacchi dei miliziani dell'Isis e il tentativo di penetrare verso il centro della città. Le gravi perdite inflitte alle bande IS - non quantificabili con esattezza, se ne contano almeno in decine di unità - sono dimostrazione di come fossero infondate le indiscrezioni circa una caduta imminente dell'enclave e di come le forze a difesa di Kobane fossero organizzate e pronte a una simile eventualità.

Dalle prime ore del mattino corrispondenti di guerra presenti sul confine turco-siriano confermano la ripresa dei bombardamenti aerei da parte della coalizione; praticamente assenti e inefficaci fino ad ora, nella giornata di oggi lo spazio aereo è stato presidiato e diversi raid hanno colpito postazioni Is nella cinta esterna della città. Questo ha determinato una diminuzione degli scontri a fuoco, perchè come dichiara un combattente YPG "l'Isis scompare al suono degli aerei". Il portavoce YPG Polat Can ha affermato che nelle ultime 12 ore sul fronte sudest sono stati distrutti un carroarmato e un blindato, sei veicoli muniti di mitragliatore, e dieci miliziani Is sono rimasti uccisi.

#KobaneİcinSokağa - Non si ferma l'ondata di proteste che da ieri sera ha investito la Turchia. "In strada per Kobane", questa l'indicazione immediata che ha fatto scattare la mobilitazione dalle principali città del paese fino alla regione del Kurdistan. Gli scontri sono proseguiti per tutta la notte e nuovi appuntamenti sono già stati lanciati per la giornata di oggi - qui la lista aggiornata dei concentramenti, a cui vanno aggiunte nuove chiamate nei quartieri di Galatasaray, Gazi, Kadikoy ad Istanbul - info qui

Scene di aperta guerriglia urbana quelle che giungono dalle città curde di Diyarbakir, Batman, Van, Sirnak, Sanliurfa, Mardin e Hakkari. Confermata la morte di un ragazzo di venticinque anni e il ferimento di un diciassettenne a Varto colpiti dai proiettili esplosi da parte delle forze di polizia turche. In molte città le autorità turche si sono viste costrette a ricorrere al coprifuoco e all'intervento dell'esercito. Otre a fronteggiare le forze dell'ordine gli attivisti devono difendersi anche da bande pro-Isis: a Sarigazi uomini armati hanno circondato una sede dell'HDP. Secondo quanto riportato da Nena-news sono oltre 20.000 le persone che stanno protestando al confine turco-siriano, arrivate da tutto il Kurdistan.

EU - Occupata stamane la sede del Parlamento Europeo di Bruxelles. 'Oltrepassando i blocchi della polizia attorno all’edificio' - si legge da Retekurdistan.it - 'centinaia di manifestanti sono entrati nel parlamento portando poster del leader del popolo curdo Abdullah Öcalan e le bandiere del PYD (Partito dell’unione democratica). Altri manifestanti hanno iniziato un sit in fuori dall’edificio dove la polizia ha adottato strette misure di sicurezza.'

Mobilitazioni in solidarietà con la resistenza di Kobane anche in Italia. A Roma questa mattina occupazione dell'aeroporto di Fiumicino da parte di manifestanti curdi. 

Una manifestazione per denunciare il silenzio dell'Europa, il complice immobilismo di Erdogan e la barbarie dell'Isis. La polizia è intervenuta per tentare di sgomberare il presidio, spintonando e manganellando gli attivisti "davvero oggi la polizia italiana si è comportata come i nostri nemici"

Dalle 17.00 è in corso in piazza Duomo un presidio convocato dalla comunità curda milanese "per mostrare la nostra vicinanza a Kobane, ai partigiani curdi che lottano per difendere uomini, donne e bambini dalla mattanza dell’ISIS, lottando  per evitare un genocidio di fronte al quale il mondo sembra paralizzato."

6 ottobre 

Kobane - Nella giornata del 6 ottobre è iniziata la fase più dura e decisiva della battaglia a difesa di Kobane. Dopo 21 giorni di assedio da sud, est ed ovest, ieri le milizie nere dello Stato Islamico, avanzando in modo prepotente in una delle province del Rojava, sono riuscite a raggiungere i quartieri periferici della città, ad est.

Le due bandiere nere sulla collina sono a testimoniare la conquista dei fondamentalisti. Le brigate YPG resistono strenuamente, si combatte casa per casa nell'accesso orientale della città.

Questo mentre truppe e mezzi dell' esercito turco, disposti in forze sul confine da giorni, osservano immobili l'assedio. Vuote e inutili le parole del primo ministro turco Davatoglu che da giorni assicurava la protezione di questo cantone.

Mentre la città viene ricoperta secondo dopo secondo da una coltre nera dovuta ai continui bombardamenti, nonostante i colpi di mortaio inizino a raggiungere il territorio turco oltre confine, continua l' inerzia dell'esercito di Ankara.

"Stiamo assistendo ad un genocidio vero e proprio" raccontano i profughi curdo-siriani e i cittadini curdo-turchi che assistono a questo spettacolo attoniti: "Stanno massacrando i nostri familiari dinanzi a noi e nessuno interviene".

Turchia: una inerzia colorata di sangue

Malgrado la situazione, continuano le provocazioni del neopresidente della Repubblica Erdogan che afferma che "Il PKK e l' ISIS sono la stessa cosa; terroristi che devono esser fermati."  La strategia del califfo turco è chiara: utilizzare le milizie dell’Isis per spegnere il laboratorio di autonomia del Rojava, combattere le forze curde del PKK, accorse nel Kurdistan siriano e mettere in un angolo il governo di Assad in Siria, acerrimo nemico di Erdogan. 

In una scacchiera in cui il ruolo della Turchia è risultato ambiguo, tale comportamento avalla quelle denunce fatte dai Kurdi così come dal New Yorker Times, che accusano la Turchia di aver supportato le milizie jihadiste.

Un gioco destinato a produrre come unico risultato il massacro della popolazione curdo-siriana. Nel frattempo, la Turchia continua a trattare il proprio intervento nella coalizione anti-ISIS, chiedendo protezione alla Nato, una no-fly zone che sia da cuscinetto nel territorio siriano, e la caduta del regime di Assad come priorità insindacabili della trattativa.

Diren Kobane, Kobane resiste

Immediata la reazione nel Kurdistan, nella Turchia e in Europa.

Dopo pochi minuti la notizia dei combattimenti alle porte della città si diffonde in modo virale. La direzione del partito HDP (Partito della Popolazione Democratica)  tramite un comunicato invita tutte e tutti i cittadini a scendere in piazza in solidarietà con Kobane. I  curdi invadono le arterie della città principali in Turchia.

Sit-in, presidi, proteste e scontri. "Sembra di essere ritornati ai tempi di Gezi Park" afferma Deniz guardando le foto.  Manifestazioni in solidarietà di Kobane in tutta Europa: occupato l'aeroporto in Svezia, cortei a Oxford, Parigi, Berlino, Oslo, Vienna, mobilitazioni anche nel resto del mondo, da Teheran fino ad arrivare in Australia. Nel frattempo i civili accorrono dalle città vicine per impedire l'avanzata dell' ISIS. 

Continua la battaglia, in questi minuti dura più che mai. 

Continua la resistenza, per un sogno di libertà, per l' eguaglianza tra uomo e donna, per la conquista di nuovi diritti, per la pace di una convivenza multi-etnica e interreligiosa. 

Sostegno, supporto e complicità con Rojava, Kobane, e con chi continua a lottare.

Le manifestazioni in corso in Europa (da Retekurdistan.it)

I curdi sono in piedi per Kobane (da Uikionlus.com)

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Roma - Protesta della comunità curda a Fiumicino

Roma - Occupato l'aeroporto di Fiumicino

Milano - Presidio Piazza Duomo

Bruxelles - Irruzione all'Europarlamento

Turchia - Kobane Solidarity (Nar photos)

Kurdish uprising (Amed News Agency) / 1