Corazon del tiempo - Intervista al regista Alberto Cortes

Dialogo a cura di Associazione Ya Basta

6 / 9 / 2009

Arriva in Italia Corazon Del tiempo, il film che ti porta nel cuore dello zapatismo.

In uscita a Venezia il 25 settembre 2009 a seguire Vicenza, Milano, Toscana, Napoli Roma.

Abbiamo intervistato Alberto Cortes, regista di Corazon del Tiempo a Città del Messico nei giorni in cui il film usciva nelle sale della capitale messicana.

La prima domanda non può che essere da dove nasce l'idea del film?

La prima volta che siamo stati in una comunità zapatista, La Realidad, io ed Ana, mia moglie, che è anche produttrice del film, siamo stati sorpresi da quello che stava succedendo lì e da quanto poco se ne sapesse fuori.

Non si conosceva la vita quotidiana dello zapatismo.

Da lì è nata l'idea di fare un film di fiction e non un documentario, questa frontiera finora non si era mai attraversata.

Pensammo che avrebbe potuto essere un film d'amore.

E così iniziammo a parlarne con Hermann. DA quel momento l'idea è cresciuta tantissimo.

Abbiamo iniziato con un lavoro di promozione cinematografica nelle comunità. Eravamo come degli espositori: facevamo vedere film.

Questo lavoro è durato per tutto il tempo, tre-quattro anni, in cui abbiamo scritto la sceneggiatura. In questo tempo abbiamo imparato a conoscere lo sguardo degli zapatisti nel vedere il cinema: cosa gli piaceva, cosa gli dava emozione e questo ha avuto un importanza particolare nel fare il film.

Il film e' una cooproduzione con la Giunta del Buongoverno de La Realidad. Ma questo cosa significa?

Ha molti significati.

Quando il film ha avuto la possibilità di diventare realtà c'erano già le Giunte del Buongoverno e noi abbiamo avuto la possibilità di conoscere in diretta il loro lavoro.

Quando si è iniziato a concrettizare la produzione, ci sono stati molti temi delicati: i pagamenti, i contributi vari da parte loro .. normalmente in un film “normale uno affitta i luoghi dei set, affitta un ristorante .. ma in questo caso abbiamo inventato con loro un nuovo cammino di coproduzione, che è andato crescendo man mano

Il lavoro artistico dei compagni non si vede solo attraverso gli attori, che sono tutti basi d'appoggio zapatista ma anche negli spazi scenici, nelle ambientazioni, nei vestiti; ovviamente nessuno meglio di loro sapeva come ricreare l'intero ambiente.

E' stata una coproduzione artistica, creativa, logistica (nel capire come ci si muove in un territorio zapatista), economica (nell'organizzare il lavoro).

Noi non potevamo arrivare e fare come si fa con il cinema ad esempio gli attori importanti guadagnano molto, gli intermedi un po' e gli altri poco. Non si poteva fare così.

Ognuna partecipava e aveva in maniera uguale, come fanno gli zapatisti.

E' stata una coproduzione in ogni senso. Anche dalla Spagna c'è stata una coproduzione ma è stata semplicemente un apporto economico.

La coproduzione con loro è stata totale: finanziaria perchè ci hanno messo molto del loro lavoro, creativa perchè gli attori erano loro, musicale, logistica perchè ci hanno dimostrato di cosa sono capaci. Edobbiamo sempre pensare che per loro fare un film era una assoluta novità.

Però alla fine abbiamo fatto un film vero, con tutti i suoi problemi, le sue contraddizioni che sono state risolte al modo zapatista.

Una coopdroduzione in ogni senso.

Il film ci mostra di cosa sono capaci gli zapatisti nel terreno artistico e culturale.

Avevamo visto di cosa sono capaci nel terreno politico, sociale, la loro organizzazione militare però si è dimostrato che hanno una vena artistica, che in parte conoscevamo perchè sappiamo che cantano, ballano …

I giovani soprattutto hanno vissuto il film quasi come un gioco in cui potevano entrare, dire la loro. E stato un lavoro stimolante.

Piu che di coproduzione potremmo parlare di condivisone. Ma cosa significa fare cinema, ad un livello completo, senza prima essersi formati specificatamente?

Quando si fanno film in comunità normalmente c'è una guida, il regista, la produzione che decidono e gli altri che eseguono quello che bisogna fare per fare del cinema, in questo caso no, si è trattato di una creazione collettiva.

Questo si vede nel film, che ha una carattetistica comunitaria, contadina in sintesi zapatista.

Si vede che è un prodotto loro, dell'impegno che avevano preso nel progetto, che era stato approvato dalla Giunta.

E' l'ulteriore riprova che se accettano un progetto poi lo fanno realmente.

Essendo un progettoloro, zapatista la gente si è impegnata fino in fondo a esempio nella scelta delle ambientazioni, nel farle diventare reale.

Per questo ora molta gente, che sta vedendo il film nelle sale commerciali, ha l'ìimpressione di vedere un documentario. Si coglie che quello che gli stanno raccontando è verità. Non è prodotto creando gli spazi, gli spazi sono reali fatti come sono. Ma qua viene il bello perchè in realtà è una fiction con dialoghi scritti etc .. ma è reale e ti chiedi da dove ci stanno raccontando tutto questo. C'è lo stanno raccontando a partire da una onestà enorme , con una freschezza inedita come attori.

Questo fa si che in questo momento, in cui il film è nelle sale, piaccia.

La gente applaude ed esce molto contenta e sorpresa che lo zapatismo sia anche questo,

Gli attori sono basi d'appoggio che non avevamo mai fatto cinema, come ti sei trovato?

Ci sono state due cose che mi hanno colpito.

Una è che siccome loro dovevano interpretare personaggi simbolici, di forte rappresentanza dello zapatismo, lo hanno fatto con un impegno e una responsabilità che non trovi nornalmente negli attori. Essere attori è un impegno con la tua società.

'L'altra cosaè la freschezza nell'interpretare i personaggi, nel cambiare i testi per dire e fare quel che succede veramente,

Ad esempio la nonna è una donna che non sa leggere e scrivere e doveva memorizzare le cose e dunque diceva “mi scappano dalla testa le parole” e alla fine ha detto a modo suo quello che c'era scritto nella sceneggiatura.

Tutto questo ha dato una grande freschezza al film

Tutti l'hanno fatto molto naturalmente.

Tre settimane nelle sale cinematografica significa un successo, il fatto di avere creato un vero film … te lo aspettavi?

Questo era lo scopo, il film poteva essere fatto in una forma più alternativa (DVD etc ..) ma noi abbiamo sempre pensato che dovevamo fare qualcosa che potesse competere con i film “veri” in qualsiasi sala.

L'abbiamo sempre pensato per le sale cinematografiche e di certo non è stato facile fare questo prodotto, è stata una lotta per avere i fondi per tutto.

In messico c'è un interesse a vedere il film.

Che gente va vedere il film?

Di tutto ho visto grandi, giovani, più donne che uomini – è una storia d'amore-.

Lo raccomandano ad altri perchè non si aspettano questo dallo zapatismo, si aspettano passamontagna, comandanti ed invece restano stupiti.

Alcuni non si aspettano questo, altri lo avevano intuito andando nelle comunitò e restano comunque stupiti nel vederlo.

Credo che il film stia iniziando ad avere un suo posto nel Messico di oggi.

Esce in un momento in cui c'è molta violenza, molto disordine, caos, è apopena avvenuta questa nuova tragedia di Acteal .. e all'improvviso esce questo film strano.

Penso che ha una funzione importante nel dire che anche se gli zapatisti non sono nei media ci sono.

e non sono solo una organizzazione ma un modo di vivere ...

E' precisamente questo che mostra il film.

Gli zapatiusta stanno continuando, andando avanti, hanno le Giunte del Buongfoverno, la crescita sociale che sta funzionando, a volte meno a volte di più …

Questo nella situazione che c'è in Messico è una delle poche cose che ci sta mostrando una strada, la loro, però loro la stanno portando avanti.

Città del Messico 27 agosto 2009

Bookmark and Share

Corazon de fabrica - Intervista regista Alberto a cura Associazione Ya Basta

Eventi

25/9/2009 21:00 > 25/9/2009 00:00
27/9/2009 21:00 > 27/9/2009 00:00