Vicenza - L’acqua è un bene comune

12 / 6 / 2010

Vicenza, ore 2 della notte di qualche giorno fa: scoppia l’acquedotto e maxi allagamento in via dei Capuccini. Il cittadino che sente la notizia oltre a compatire gli abitanti del quartiere per i danni subiti sopraffatto com’è da altre notizie più o meno gravi passa oltre e derubrica l’incidente ad uno fra i tanti.
Ma invece sono notizie come questa e i fatti che descrivono a permetterci di capire meglio l’intima natura di certe questioni. Nel caso specifico quella che anima ad esempio il dibattito della campagna referendaria in corso per impedire la privatizzazione dell’acqua pubblica.
Uno degli argomenti forti di questa campagna è infatti quello che considera l’entrata del capitale privato nelle aziende comunali come la via maestra per ridurre il servizio dell’acqua al dissesto in poco tempo! Dicono in molti: i profitti realizzati da queste aziende privatizzate non sarebbero certo impiegati in investimenti, nella manutenzione o per il miglioramento della rete idraulica.
E questo sarebbe non solo probabile ma quasi certo! il punto è che "il grosso tubo, 25 centimetri di diametro che si è spaccato dopo circa 50 anni di onorato servizio", come si legge sul GdVi, non è di un’azienda privata ma di Acque Vicentine, un’azienda municipalizzata e a capitale interamente pubblico. E se questo è accaduto non è per una fatalità ma perchè manutenzione ed investimenti evidentemente non sono stati mai fatti o sono stati fatti male.
L’affermazione: "ci sono aziende pubbliche che fanno acqua da tutte le parti", come è stato detto argutamente da qualcuno, non è per niente una boutade: in italia la gestione pubblica è spesso sinonimo di inefficenza, spreco di risorse, lotizzazione dei partiti anche se Vicenza, concediamo, non è un caso fra i peggiori. Però a noi non convince per niente ad esempio che il governo della sua azienda municipalizzata sia affidato ad un signore con un nome che non dice nulla ai più ma che è lì perchè ha la tessera di un partito, quella del Pd. E che il suo consiglio di amministrazione sia composto da uomini nominati dai comuni serviti da questa azienda ma di sicura appartenenza politica.
Non è questo che vogliamo. Non è per questo che ci siamo impegnati nella campagna contro la privatizzazione dell’acqua. Così come certamente non vogliamo un mix fra i due sistemi, il pubblico e il privato, che finora hanno fatto e disfatto l’italia intera.
Per noi i beni dei cittadini, cioè i beni comuni come l’acqua devono essere gestiti dalle comunità che li custodiscono e li fruiscono. Comunità, non la generica popolazione che poi viene espropriata dai soliti rappresentanti.
Quindi il sistema di gestione del bene comune non è nè pubblico nè privato ma appunto comune ovvero un sistema che i cittadini organizzati controllano monitorizzano e contribuiscono a migliorare proprio perchè indispensabile ma scarso e fragile, così come facciamo per la grande falda dell’acqua al DalMolin che lor signori hanno svenduto a gratis agli interessi dell’esercito americano.

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