Da La Furia dei cervelli

Solo l'operaio Fiom può incrociare le braccia, i precari no

Affinità e divergenze politico-iconografiche della Fiom con lo sciopero sociale del 14 novembre 2014

6 / 11 / 2014

Questo è il manifesto che la Fiom ha creato per lanciare in rete lo sciopero generale del 14 e del 21 novembre. Il primo con manifestazione a Milano, il secondo a Napoli. In mancanza dello sciopero generale della Cgil, che si farà attendere fino a dicembre, e forse ci sarà o non ci sarà chissà, quel mondo largo che è sceso in piazza a Roma sabato 25 ottobre contro il Jobs Act di Renzi, dovrà per il momento accontentarsi delle manifestazioni della Fiom.Il manifesto è un calco evidente di quello dello sciopero sociale, indetto dai movimenti sociali e dai sindacati di base (Cobas, Usb e altri) proprio il 14 novembre:

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Questo è uno dei manifesti dello sciopero sociale. Osserviamo le differenze.Uno sciopero sociale che si rivolge simbolicamente al precariato medio-basso (call center, studenti e giovani lavoratori, alcuni segmenti del lavoro cognitivo) dal quale fino ad oggi la Fiom si è tenuta lontana. Così come la Cgil e la sua mobilitazione, colpo su colpo, contro Renzi.

*Mitologia dell'operaio maschio

Il manifesto della Fiom è uguale in tutto e per tutto. Ma presenta un'importante, fondamentale, differenza.L'unico a incrociare le braccia, nel giorno in cui guarda caso qualcun altro ha dichiarato un simbolico sciopero sociale, è l'OPERAIO. Maschio e macho. Avanguardia dell'opposizione a Renzi. Tutti gli altri lavoratori, che nel manifesto dello sciopero sociale "Stop jobs act" incrociano le braccia, hanno le braccia dietro le spalle. E guardano fissi (e anonimi) l'obiettivo accanto all'operaio che eroicamente incrocia le braccia.

*L'operaio è l'unico a scioperare. Nel giorno dello sciopero dei precari.

L'operaio è l'unica figura riconoscibile autorizzata ad astenersi dal lavoro, contro una riforma che, con ogni probabilità colpirà in stragrande maggioranza i precari neo-assunti che lo sostengono. Con l'assurdo contratto a tutele crescenti (tanto più sei anziano, più avrai diritti).

Particolare non trascurabile: tranne la silhouette a sinistrale figure  che circondano l'eroe operaio che sciopera sono femminili. Hanno un bel taglio di capelli. Per il resto non agiscono. Sono ferme. Quindi mute. Tutto il contrario rispetto al "concept" della campagna che i grafici talentuosi hanno pensato per lo sciopero sociale già da settembre.

Il messaggio è chiaro: precari, abbassate le braccia. Entra in scena l'operaio. Vi rappresenta. Basta lui a scioperare. Lui sciopera per tutti.

E' il tripudio di una certa mitologia della classe operaia. Se non hai il tornio, la tuta blu o la camicia bianca (quella dei Renziani), precario non so chi sei. 

*La campagna per lo sciopero sociale

Forse la Fiom, a quest'ora, avrà fatto un comunicato dove spiega la sua politica iconografica. Spiegherà che la sua è una citazione e non uno stravolgimento politico del senso di una campagna che è diventata virale fino al punto da reinventare i simboli delle città dove stanno crescendo i "laboratori dello sciopero sociale".

Ad esempio, Torino:


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Oppure il digital strike, lo sciopero digitale. Per la precisione, nel contratti nazionali gli informatici sarebbero anche inquadrati nel lavoro metalmeccanico (quindi potenzialmente nella Fiom), ma nell'iconografia fiommina non c'è traccia.


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C'è anche una versione StrikeArt. Protagonista: Mona Lisa, cameriera a Parigi per due spicci


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*I precari sono solo un equivoco?

E' una vecchia storia. I movimenti producono immaginario. La sinistra tradizionale, i sindacati in crisi di linguaggi e di visione politica, le rappresentanze e i corpi intermedi sottraggono e stravolgono l'idea che il lavoro come attività operosa e sempre meno retribuita, riguardi esclusivamente i depositari riconosciuti con un contratto: gli operai.

Ma non è tutto. L'iconografia parassitaria della Fiom è una nuova dimostrazione che, in questo autunno, è in atto una guerra semiotica.

C'è quella di Renzi contro la Cgil. Secondo il presidente del Consiglio la dirigenza cigiellina rompe il clima di immaginaria "unità nazionale" tra padroni e operai nel nome della pace sociale perché non è d'accordo con la sua "riforma" del lavoro. Un'idea neo-corporativa, e molto democristiana, del consenso sociale. L'evoluzione di un partito che ha sempre imposto rovinose leggi sulla precarietà ottenendo i voti di coloro che ne sono stati danneggiati. Un capolavoro politico.

C'è quella della Cgil contro Renzi. Vuole riaffermare il primato del lavoro salariato, dipendente e operaio, contro una visione che afferma il primato dell'impresa, l'unico soggetto che "produce" lavoro.

Nel mezzo c'è l'equivoco tradizionale per una cultura, come quella sindacale, che considera lavoro solo quello subordinato. Il resto è impresa, rendita, evasione fiscale. O lavoro parasubordinato. Cioè lavoro dipendente mascherato da precario o falsa partita iva.

Non c'è alcuno spazio per milioni di persone che non sono né imprenditori né parasubordinati. Sono anche lavoratori autonomi, ma soprattutto precari invisibili non collocabili nella piramide sociale all'interno della quale si assiste al nuovo scontro sul lavoro. Tutto interno alla sinistra Novecentesca: quella fulminata sulla strada di Blair e quella a difesa di un patto tra i produttori e cittadini, sancito anche dalla formalità della costituzione.

*Dopo Marta, un nuovo esproprio semiotico

La segretaria generale Cgil Susanna Camusso ha indossato il 25 ottobre una maglietta "Io sono Marta". Così facendo ha già espropriato alla comunicazione dei movimenti la figura di Marta, la precaria di 28 anni molto citata da Renzi che si è espressa contro il Jobs Act. Ora è il turno della Fiom che stravolge - usando gli stessi tratti - il senso della campagna lanciata dai movimenti sullo sciopero sociale.

L'effetto è quello di cancellare dallo spazio pubblico, e da quello semiotico della rete, proprio i movimenti, e in particolare la capacità autonoma di inventare linguaggi. Questi linguaggi vengono riusati nel perimetro ristretto del conflitto tra Renzi e la Cgil. La Fiom si conferma così un "sindacato di sinistra" che porta in quel perimetro cosa si muove fuori, ma come sempre non lo riconosce.

Poi, certo, a Milano e Napoli forse i cortei sfileranno insieme. O forse no. Il sindacato di Landini troverà occasioni per parlare con i precari. Dirà che li rappresenterà, se non come sindacato, almeno nello spazio pubblico. Ma il più è fatto. C'è chi incrocia le bracca e chi no.

*L'unica strada è parassitare l'immaginario?

La campagna per lo sciopero sociale è stata parassitata. Rivoltata come un guanto e risignificata. E' il simbolo che tutte le altre forme del lavoro, e di vita, che non siano quelle "ufficiali" non hanno cittadinanza in Italia. La politica è altrove. E ai suoi soggetti ufficiali bisogna affidarsi. Oltre non c'è una voce. Anche se quella voce esiste.

Questo è il messaggio. Ma c'è sempre un imprevisto nel messaggio. E fuori dal messaggio canalizzato dal potente simbolismo che nega le sue origini e i suoi reali referenti. C'è una via di fuga dalla gabbia.

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