Parma - No al razzismo: casa, diritti e dignità subito!

Sabato 9 novembre ore 15 presidio in piazza Garibaldi

6 / 11 / 2013

Luglio 2002: viene approvata la legge Bossi-Fini, con cui si inaspriscono le norme in materia di immigrazione della precedente legge Turco Napolitano.

Sono istituiti i CIE e la detenzione viene prolungata fino a 18 mesi, viene istituito il “reato di immigrazione clandestina” e sono possibili respingimenti in alto mare, sono regolamentati i flussi in ingresso con le cosiddette “sanatorie truffa”.

3 ottobre 2013. A largo di Lampedusa naufraga un’imbarcazione con a bordo oltre 400 migranti.

Il conto dei morti nel Mediterraneo, frontiera sud della Fortezza Europa, è salito in 25 anni a 20mila vittime e sono solo quelle accertate ufficialmente.

Nei CIE, alle continue rivolte causate dalle condizioni disumane, si risponde con soprusi e violenze.

È passato poco più di un mese dall’ennesima strage e dal grande circo mediatico che ne è seguito: le tante promesse e buone intenzioni che la politica dei governanti europei ha sfoggiato a favore delle telecamere, accorse da tutto il mondo per affacciarsi sulle coste Lampedusane, restano, ancora una volta, solo parole vuote. Nessuna forza politica ha avuto né il coraggio né la reale intenzione di mettere in discussione un sistema di controllo dell’immigrazione che serve solo a produrre corpi senza diritti e manodopera ricattabile a basso costo per il lavoro nero, il caporalato e il crimine organizzato.

Per arginare i flussi migratori, il governo italiano e l’Europa puntano, con l’operazione Mare Nostrum, su una più massiccia militarizzazione delle frontiere, sugli “aiuti” ai paesi di partenza e sulla lotta ai trafficanti di esseri umani, dimenticando che le cause di questi viaggi della speranza (povertà, guerra e devastazioni ambientali) sono in gran parte provocate o sostenute dagli stessi paesi della democratica Unione Europea, che piange sui morti e specula sui vivi.

A Parma, come in altre città, assistiamo quotidianamente a ripetuti attacchi al diritto stesso di esistere: alla povertà e all’emergenza sociale si risponde con sfratti, ordinanze anti-bivacco e sanzioni a rifugiati e senzatetto, il tutto solo per preservare l’immagine della città vetrina ed emarginare sempre di più i soggetti che già scontano le conseguenze di una pesantissima crisi.

Questa la logica assurda dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo e della discriminazione di stato non ci appartiene e non può essere assunta a principio fondante né dell’Europa, né di qualsivoglia società che si dica civile e si basi sul diritto.

Noi rivendichiamo diritti inalienabili, che non dipendano dal colore della pelle, dal paese di nascita o dal possesso di un pezzo di carta.

Rivendichiamo libertà di movimento per tutti, il diritto di scegliere e ricercare una vita migliore, il diritto ad un’accoglienza degna.

Crediamo nella necessità di aprire un canale umanitario per permettere a chi fugge dai luoghi dello sfruttamento e della devastazione di essere accolto e protetto.

Crediamo che accogliere significhi garantire diritti e tutele da parte di personale qualificato e non di organi di polizia, che significhi il diritto ad una casa e ad opportunità reali.

Solamente proponendo la solidarietà e l’organizzazione fra chi vive questa realtà e chi la vuole cambiare potremo costruire, dal basso, una società più giusta.

I responsabili del degrado e della crisi sono coloro che speculano sulle nostre vite, che delocalizzano le produzioni, dimenticando ogni forma di responsabilità sociale d’impresa, che cavalcano il populismo e il razzismo, indicando nel “diverso” e nello “straniero” il nemico da combattere.

Per questo ogni giorno ci opponiamo ai meccanismi della rendita sui beni essenziali, bloccando gli sfratti di chi, incolpevolmente, non può più pagare un affitto, occupando immobili tenuti sfitti in nome di assassine leggi di mercato, rivendicando reddito e dignità per tutti.

Per questo siamo da sempre contro leggi vergognose come la Bossi-Fini e contro le formazioni politiche che la sostengono.

Per questo denunciamo che i CIE siano lager, luoghi di sevizia e tortura dove, ogni giorno, muore il senso stesso di umanità e per questo chiediamo che vengano immediatamente chiusi.

Per questo ci opponiamo ad ogni forma di razzismo, quotidiano e di stato.

Per tutto questo sabato 9 novembre manifesteremo il nostro dissenso nei confronti di uno stato miope e di un’Europa avida rivendicando case, diritti e dignità a Parma, in piazza Garibaldi, alle ore 15.

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