Oltre, avanti ed attraverso. Per un noi che immagini l'alternativa tra molti e molte, qui ed ora.

14 / 1 / 2015

They want capitalism without democracy, we want democracy without capitalism (Blockupy coordinating committee)

In un momento in cui tutti e tutte noi guardiamo ad Atene, ricordiamo come gli antichi greci associavano la parola parresia -dire tutto ciò che si pensa con franchezza- al suo complemento democratico isegoria cioè la comune e democratica possibilità di prendere parola in assemblea; dire la verità e farlo con democratica convinzione sono due buone pratiche da attualizzare.

Sono anni che usiamo crisi come categoria generale, per tutto e tutti, ovunque, tanto da renderla inflattiva. Ma vi è talmente crisi da non esservi via d'uscita? No, ovviamente. Il punto è che la crisi ha riguardato fino in fondo anche le forme del conflitto, i movimenti e la politica.

La crisi ha riguardato anche noi, non averlo riconosciuto in anticipo ha impedito una riflessione più profonda e strategica nel corpo vivo della soggettività militante; solo se si abbraccia il cambiamento si possono riconoscere ed usare in maniera utile le cesure storiche.

Materialisticamente mai come ora vi sono le condizioni necessarie per rottamare il presente e disegnare un nuovo inizio di un nuovo futuro. Ed invece? Invece l'alternativa di sistema è il tema rimosso tra di noi,tra i giovani disoccupati (1 su 2), tra chi ha pagato -tutto e caro- il travaso di ricchezza dal salario diretto ed indiretto verso la rendita (processo che ha accresciuto in maniera gigantesca la disuguaglianza), tra studenti, precari, migranti e cittadini senza democrazia.

I principali quotidiani internazionali si domandano “come mai l'Italia non è scossa da massivi movimenti sociali e da nuove offerte politiche che rompano con l'austerità?'.

La risposta è complessa, di certo però, come scrisse bene un segretario fiorentino, le condizioni necessarie non sono sufficienti, ma servono condizioni d'eccezione, scelte soggettive-e tanta Fortuna- perché un Principe irrompa con successo nella storia.

Costruire l'alternativa non dipende da qualcuno che se ne appropri il ruolo, bensì dipende anche da tutti noi ed un buon punto di partenza è affrontare il problema del politico ovvero della relazione progettuale e programmatica, della composizione delle differenze, del rapporto che vogliamo fecondo con i conflitti sociali, della dialettica tra potenza destituente e potere costituente.

Con il XX secolo finisce, ammesso che mai vi sia stata, la separazione tra sociale e politico; laddove vi sono cicli di lotte essi sono potenti dispositivi creatori di immaginario per l'alternativa, se vi è un'offerta politica ed organizzativa nuova essa trae linfa dall'accumulo dei cicli di movimento e non ne limita per nulla lo sviluppo, ma al contrario ne è potenziale detonatore.

Nella crisi senza ritorno della rappresentanza -anche di movimento- chi mai può pensare di fare politica senza fare i conti con la società? E come si può pensare di fare movimento senza affrontare il rompicapo della vittoria?

Quando la religione è troppo immanente alla vita collettiva l'apostasia diventa decisiva, cerchiamo di praticarla con un po' di eresia. Vi è o non vi è un'anomalia negativa italiana in Sud Europa? Ci accontentiamo di essere voyeuristi del protagonismo di Siryza e della vivacità di Podemos? Possiamo isolare le campagne di movimento di cui siamo parte senza mettere a tema la creazione di uno spazio politico ibrido e di una coalizione politica che saboti il comodo governare di Renzi, ne contenda il consenso e ne sia alternativa possibile e praticabile?

La politica ha un suo tempo, che non è quello sequenziale, ma è kairos, il momento nel quale la linearità si interrompe. Il tempo è ora, sospeso tra la tornata elettorale greca e quella spagnola; è un tempo pieno, in cui vi saranno eventi importanti che hanno un valore diverso se saranno interpolati da una nuova discussione, aperta e progettuale, libera e senza religioni identitarie e totalitarie, europeista e rivoluzionaria, sull'apertura di un cantiere d'alternativa.

Noi ci vogliamo provare, senza rinunciare a nulla di ciò che siamo stati e che siamo tutt'ora.

Per questo vogliamo partecipare e tentare di contribuire al dibattito pubblico e politico che i due appuntamenti italiani dell'assemblea nazionale della lista Tsipras a Bologna e della tre giorni di human factor di Milano vogliono aprire sul terreno della proposta politica a sinistra.

Tutto ciò che oggi si muove sul piano dell'apertura di spazi politici ibridi in Europa e in Italia per mettere in crisi "l'estremismo di centro", che caratterizza l'attuale blocco di potere, e' per noiinteressante.Perché non solo sono spazi necessari a chi lotta, ma anche definiscono il tipo di movimento che ci interessa, di cui vogliamo metterci al servizio: costituente, che parla il linguaggio della moltitudine -e non quello del ceto politico e delle piccole organizzazioni minoritarie per vocazione-, che conquista l'opinione e la produce, invece di subirla, che trasforma le pratiche e le conquiste del conflitto in nuove istituzioni, che reinventa la democrazia misurandosi sulle sue necessità. 

È per tutto questo che oltre ai due appuntamenti italiani saremo anche a Atene il 25 gennaio, giorno delle elezioni politiche in Grecia, ed a Madrid il 31 per la manifestazione di Podemos e proponiamo a tutti e tutte di organizzarsi per andare a Francoforte il 18 di Marzo, anniversario della Comune di Parigi, accogliendo l'appello di Blockupy a contestare l'inaugurazione del nuovo palazzo della BCE.

L'inverno deve finire, sprigioniamo la primavera.

Le compagne ed i compagni della Coalizione del centri sociali dell'Emilia-Romagna

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