«Niente può essere come prima!». Venezia Fu-Turistica è l’abbraccio di migliaia di persone alla Laguna

Dalle Zattere alla Basilica della Salute, una catena umana che reclama discontinuità con il passato

13 / 6 / 2020

"Venezia rinasce se tutte e tutti insieme ci battiamo contro la speculazione e per costruire un nuovo modello di città. Venezia fu-turistica: contro la monocoltura turistica, per la residenzialità, l'istruzione, l'ambiente, il lavoro e i diritti". La Laguna è colorata da uno striscione di 300 metri, il più grande della storia della città.

Venezia Fu-Turistica

"Venezia rinasce se..." è l'incipit cui seguono le condizioni di questa rinascita post-pandemia. Per una ripartenza che non sia "come prima, più di prima", ma segni un'inversione di rotta all'insegna dei principi di giustizia sociale e climatica. Venezia rinasce se esce da questa crisi tutelando il diritto alla salute, al lavoro, allo studio, queste sono le rivendicazioni di questa lunghissima catena umana.

Migliaia di persone hanno scelto di unirsi in una lunghissima catena umana, capace di abbracciare idealmente l’intera città. Un abbraccio che diventa un corteo spontaneo che dalle Zattere giunge alla Basilica della Salute, passando per Punta della Dogana. Quella Salute costruita proprio dopo la peste del 1630 e simbolo di rinascita della città dal peggior flagello che l'abbia mai colpita nella storia.

Venezia Fu-Turistica

Venezia Fu-Turistica

Migliaia di persone hanno scelto di manifestare consapevoli di quanto sia importante prendersi cura di una città in cui le contraddizioni e le difficoltà del sistema neoliberista erano esplose ben prima del Covid-19. Venezia, città simbolo dei cambiamenti climatici, così come delle grandi opere inutili o di cosa voglia dire vivere nel ricatto della monocoltura turistica, ha bisogno di ripartire tracciando un sentiero nuovo, diverso. 

La normalità era il problema dicevano: il presente della città lagunare ne è la dimostrazione migliore. Dopo anni di devastazioni ambientali, turismo selvaggio, tagli al sociale e alla cultura; dopo anni in cui i giovani sono stati sistematicamente cacciati dalla città per fare spazio a grandi navi o grandi speculatori; dopo l’alluvione di novembre, l’esplosione di una fabbrica chimica nei giorni in cui si preme per l’ampliamento dell’inceneritore di Fusina; dopo tutto questo, c’è una parte di città che vuole tornare a essere identica a sé stessa, come se nulla fosse cambiato. 

L’unico interesse che sembra avere chi ha governato negli ultimi anni (Brugnaro, ma anche l’autorità portuale, le università, i grandi proprietari immobiliari) sembra essere solo quello di tornare a guadagnare più di prima ed esercitare la loro violenza estrattivista sulla Laguna e la terraferma. 

La mobilitazione di oggi ha dato voce a un’altra città, alla Venezia che non si arrende a tornare verso un passato distruttivo, che ha portato al vuoto economico, sociale e culturale del presente. 

Le migliaia di persone e le decine di associazioni, gruppi, sigle che hanno aderito alla catena umana hanno scritto un’idea di città capace di rinascere veramente, patendo dai cittadini e dalle loro istanze e necessità, dai giovani, dalla sanità pubblica, dai lavoratori, dall’ambiente. La piazza ha chiesto chiaramente lo stop all’inceneritore di Fusina e l’avvio di bonifiche e di una riconversione di porto Marghera, così come il blocco ai cantieri del Mose e l’estromissione delle grandi navi dalla laguna. 

Ma le parole d’ordine sono state anche femminismo, scuola, università, recupero degli spazi abbandonati: tutte frasi che hanno occupato l’intera riva per più di un’ora, grazie a uno striscione lungo ben 300 metri, accompagnato da cartelli, cori e performance di artisti e musicisti.

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