Costruiamo uno spezzone per la giustizia sociale e climatica, per la diserzione e il disarmo al corteo di GKN

18 / 3 / 2022

L'assemblea del meeting europeo per la giustizia climatica raccoglie e rilancia la chiamata a convergere il 26 marzo a Firenze. Una chiamata che è stata ribadita dallo stesso Collettivo di Fabbrica GKN nell'intervento fatto in assemblea da un operaio.

Facciamo nostro lo slogan “insorgiamo”, che dallo scorso luglio sta risuonando nelle piazze e negli spazi pubblici di discussione. Uno slogan che non è solo legato alla singola vertenza di GKN, ma che investe la complessità dell’intero agire sociale e politico in una fase di trasformazioni tanto tragiche quanto epocali.

Insorgere significa tentate di ribaltare rapporti di forza nei luoghi di lavoro e nella società, perché non esiste altro mezzo per garantirci un futuro migliore se non la lotta qui ed ora. Una lotta che deve ricomporre una miriade di pezzi, che punta a una vera transizione di sistema, contro i combustibili fossili e il nucleare, contro il greenwashing, contro ogni guerra, contro ogni sfruttamento e vessazione.

Saremo in piazza per ribadire il legame indissolubile tra giustizia climatica e sociale, la necessità di liberarci dal sistema basato sulla guerra, sull'estrattivismo, sul debito imposto da oligarchie finanziarie che controllano ogni forma di vita, sulla supremazia del profitto.

Saremo nelle strade di Firenze, complici del collettivo di fabbrica GKN perché sappiamo che la dura battaglia in quello stabilimento può segnare un avanzamento per chiunque abbia una visione del mondo basata su uguaglianza e democrazia, al di fuori di ogni particolarismo. 

Convergere significa anche riappropriarci di una capacità collettiva di quelle continue “rivoluzioni dall’alto” che stanno segnando la nostra epoca. Siamo passati da uno stato d'emergenza dettato dalla gestione pandemica, a quello dettato dalla guerra e dai suoi effetti, tanto sul piano energetico che su quello delle derrate alimentari. La guerra in Ucraina è da un lato il frutto dell’espansionismo russo in termini regionali. Dall’altro è il corto circuito tra politiche imperiali che si contendono l’egemonia, ma che sono identiche sotto il profilo economico: si combatte per il controllo delle risorse fossili, e anzi la novità è che le stesse fonti energetiche sono divenute strumenti bellici, oltre che oggetto del contendere.

La guerra è parte integrante di questa “transizione” dettata dalla governance. Una transizione i cui costi vengono scaricati verso il basso, come dimostra l’aumento del prezzo dei carburanti, delle bollette e del costo della vita in generale.

È una guerra permanente del capitale contro la vita e insorgere significa affermare con forza le nostre priorità e soluzioni: una redistribuzione della ricchezza, abbandonare la finanza ed il sistema produttivo fossile, sviluppare comunità energetiche basate sul sistema delle rinnovabili e soprattutto uscire dalla logica del consumismo capitalista.

Insorgiamo contro i prezzi che aumentano: contro i profitti smisurati che le dinamiche dei mercati stanno portando nelle tasche di un pugno di oligopolisti, insorgiamo perché il reddito deve essere garantito incondizionatamente a tutte e tutti, insorgiamo perché ci rifiutiamo di sostenere i costi di una transizione ecologica che ora ci vogliono negare nel nome dell'unità dentro lo sforzo bellico.

La logica del massimo profitto che fa chiudere la GKN è la stessa che sta pompando miliardi nelle tasche dei pochi shareholders di multinazionali per cui la condizione bellica è business: costruttori di armamenti, petrolieri o big companies proprietari di tutta la filiera alimentare si stanno arricchendo tanto più quanto più corrono i prezzi di beni primari. E questo profitto va immediatamente ad alimentare la sete di dominio di risorse naturali e mercati che è alla base di ogni logica di guerra.

Insorgiamo perché siamo contro tutte le guerre, ma perché è giusto e necessario combattere la guerra che i potenti del mondo stanno facendo contro di noi, contro chi subisce sulla propria pelle quelle guerre, contro le loro politiche capitalistiche, al fianco de los de abajo. C’è una guerra che ci sta portando via il futuro, un futuro per il quale, invece, vogliamo lottare.

Per questo invitiamo tutte e tutti a scendere in piazza e gridare assieme: «system change not climate change», «non pagheremo noi la vostra guerra!».

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