Carovana in Chiapas dell'associazione Ya Basta

Visita al Caracol di Roberto Barrios - Incontro con i promotori e gli alunni della scuola secondaria autonoma

22 / 8 / 2010

“Il lavoro ce n’e´sempre di meno e sono tanti i disoccupati. La nostra scuola autonoma prepara i giovani per sviluppare attivitá, anche di tipo económico, che siano utili alle comunitá”

Abbiamo incontrato i promotori e gli alunni della scuola secondaria autonoma che qua ha preso il nome di CCETAZ (Centro Cultural de Educacion Tecnologica Autonoma Zapatista). E’ stata un occasione per conoscere come procede il progetto dell’educazione autonoma, ma anche un momento di confronto tra le esperienze di studenti che lottano contro il sistema dominante e per una scuola che sia utile per il nostro futuro. Infatti nella nostra delegazione erano presenti studentesse e studenti di collettivi universitari, e gli alunni zapatisti sono stati molto curiosi di conoscere come anche in Italia i giovani si stanno organizzando dentro i luoghi di formazione.


In questa regione autonoma, giá da fine anni ’90 sono sorte le scuole primearie autonoma cui hanno dato il nome di “semillita del sol”, nate come necessitá delle comunitá in resistenza di fronte all’assenza di strutture educative pubbliche e di fronte ad un istruzione ufficiale che non tiene conto della cultura e degli interessi di queste zone rurali ed indigene. “Prima del ’94 eravamo dimenticati. L’istruzione del governo é funzionale al capitale, non tiene conto della nostra cultura e ti prepara per andare a lavorare al servicio del sistema dominante”. “Il lavoro ce n’e´sempre di meno e sono tanti i disoccupati. La scuola autonoma prepara i giovani per sviluppare attivitá, anche di tipo económico, che siano utili alle comunitá”. Con l’educazione autonoma, hanno messo in discussione la stessa maniera di insegnare. “Abbiamo riflettuto che la conoscenza non é solo quella scritta sui libri, ma anche i nostri popoli indigeni hanno molte conoscenze che sono state tramandate nelle famiglie e nelle comunitá , dai piú vecchi ai piú giovani”. Il rapporto alunno/promotore non ‘e di tipo verticale, ma sicerca una continua interazione e si fanno partecipare alle lezioni gli anziani che raccontano la storia delle comunitá o i promotori di salute che spiegano l’igiene e la prevenzione.


Nel 2008 é iniziato il progetto dell’educazione secondaria, per formare ragazzi e ragazze che possano essere utili nelle attivitá dell’autonomia e dell’autogoverno nelle comunitá. Sono due le scuole secondarie di questa regione. Gli alunni che abbiamo incontrato fanno parte della prima generazione di alunni, che il prossimo anno usciranno dalla scuola. Il pregetto dell’educazione autonoma é un progetto interculturale, gli alunni fanno parte di due etnie, i Choles e gli Tzeltales. Si addestrano a leggere e scrivere nelle proprie lingue, e in spagnolo; imparano la matematica; quella che chiamano “la vera” storia, cioé quella delle loro comunitá, dei popoli indigenei del messico e delle lote del loro paese; la materia “vita nell’ambiente” che riguarda il lavoro nei campi, con gli animali e la relazione con le risorse che offre la natura. Infine c’é una materia chiamata “integrazione” dove si cerca di mettere in relazione gli insegnamenti con le richieste della lotta zapatista. Ogni studente sceglie un laboratorio nel quale si specializza, per esempio in falegnameria, veterinaria, sartoria, elettricista etc..


Il governo ha risposto alla lotta di queste comunitá che cercano di costruirsi un futuro dignitoso costruendo strutture educative da tutte le parti. Spesso sono molto attrezzate, con computer, ma mancano i maestri che ci insegnano. Da alcuni hanni sta promuovendo programmi assistenziali (come Oportunidades) che tentano di “comprare” le famiglie povere, e che prevedono un elargizione di ingenti Somme di denaro a coloro che mandano i loro figli nelle scuole ufficiali. Inoltre gli alunni della scuola secondaria sono stati spesso oggetto di minacce ed aggressione da parte dei paramilitari della confinante comunitá di Roberto Barrios. Ma l’esperienza delle comunitá in resistenza non si ferma. Questi giovani che abbiamo incontrato ci hanno detto che non le interessano le briciole con cui il governo sta probando a comprarli e che non gli fanno paura le azioni repressive che stanno compiendo contro di loro. Ci sono in ballo cose molto piú importanti: qui stanno costruendo la possibilitá di un futuro dignitoso per loro e per la propia gente.

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