Messico - Escuelita zapatista

Nei 5 caracoles per convivere con gli zapatisti

20 / 8 / 2013

Più di 1500 partecipanti per il primo corso dell’Escuelita zapatista “La libertad segun los y las zapatistas”.

Appuntamento per tutti 11 agosto nella sede del Cideci a San Cristobal. Tra gli iscritti in maggiorananza messicani.

Ad ogni partecipante vengono consegnati i 4 libri di testo e i 2 DVD che accompagnano la prima parte di questa nuova iniziativa lanciata dall’EZLN. I libri dedicati all’autonomia, alla resistenza e alle donne sono un racconto collettivo fatto da esponenti delle Giunte di buongoverno e dei vari Municipi autonomi dei 5 caracoles, regioni in cui si è organizzato l’autogoverno delle comunità indigene.

Senza nascondere gli errori, le difficoltà nei testi viene descritto il processo di autogoverno nelle rispettive zone. Tratti comuni: un approccio collettivo per rispondere concretamente alle questioni fondamentali (come salute, educazione, produzione, comunicazione), la ricerca continua di come strutturare la relazione tra “chi amministra” (Giunte, autorità municipali e locali) ed il resto delle comunità, la centralità della questione di genere per garantire alle donne la possibilità di partecipare appieno a tutte le attività.

Un libro intero è dedicato al nesso tra resistenza ad autogoverno, a come dopo il 1 gennaio del 1994, resistere abbia significato costruire un’alternativa basata su progetti concreti per non cedere alle continue pressioni militari, economiche etc ..

Dal Cideci ogni partecipante viene smistato nei gruppi in partenza per i 5 caracoles ed un gruppo invece resterà presso l’Università della Terra.

Tutto il trasporto è a carico degli zapatisti: camion, microbus, corriere per tutto il giorno partono per raggiungere le varie destinazioni.

In serata tutti i gruppi raggiungono i caracoles dove si svolge un incontro con le giunte e le autorità locali ed ad ogni partecipante viene assegnato un “votan”, un “guardian”: uomini e donne di ogni età. Il “guardian o guardiana” sarà la persona che accompagnerà ogni “studente” per tutta la durata dell’escuelita.

Il giorno dopo dal caracoles si parte per raggiungere le singole comunità ed essere ospitati nelle famiglie.
I partecipanti vengono accompagnati il comunità, il più delle volte poco conosciute, a volte facilmente accessibili in altri casi meno, dove per 4 giorni ognuno sarà ospitato a casa di famiglie zapatiste.

Per ognuno la permanenza sarà una storia diversa, perché in ogni famiglia, comunità, zona sono diverse le esperienze. C’è chi andrà a lavorare alla milpa, a raccogliere legna, a fare i lavori collettivi, a produrre l’artigianato. Per tutti l’appuntamento quotidiano per la lettura dei libri e la possibilità di fare domande, cercare di capire facendosi tradurre le  lingue locali dai rispettivi “guardian”.

Il ritorno per tutti ripassa per i caracoles. In ognuno c’è un atto, una festa e poi si riparte con i mezzi collettivi per raggiungere il Cideci a San cristobal.

Da mesi nelle comunità ci si preparava a questa prima edizione della escuelita.

Si capisce che si è cercato di organizzare, con uno sforzo non indifferente, tutto al meglio fin nei minimi dettagli: dall’elaborazione dei testi e dei dvd, all’immaginare quali possono essere le domande e dunque decidere le risposte, alla progettazione delle attività in ogni singolo villaggio e delle iniziative nei caracoles

Un modo per coinvolgere direttamente le “basi d’appoggio” e tutte le comunità in questa iniziativa volta a far conoscere la vita reale delle comunità, delle famiglie, delle persone.

ESCUELITA ZAPATISTA A OVENTIC

Arriviamo al Caracol che è notte, la discesa verso l’auditorio avviene tra due ali di zapatisti che applaudono e danno il benvenuto agli “studenti”.

Nell’auditorio gremito la Giunta del Buongoverno dà il suo benvenuto e poi dopo l’inno messicano e zapatista, divisi in individuales e famillas, a tutti gli studenti viene assegnato il proprio "guardian". Visto che le cose vanno per le lunghe a tutti viene offerta una veloce cena. Man mano ognuno accompagnato dal proprio accompagnatore si avvia verso le camerate, create negli spazi comuni garantendo a tutti un letto di assi e le necessarie coperte, visto il clima montano.

La mattina dopo, una colazione a base di fagioli, riso e caffè viene servita a tutt@ nella cucina comune mentre un menù particolare viene riservato ai numerosi bambini.

Siamo di nuovo tutti nell’auditorio. E’ il momento della presentazione.

Parlano soprattutto donne che in maniera molto chiara, sicura e diretta spiegano quali sono le ragioni della escuelita: far conoscere la situazione materiale, reale i cui vivono gli zapatisti, far conoscere la parte civile dell’organizzazione attraverso la descrizione dei processi di autogoverno, del nesso tra resistenza e progetti sociali. Negli interventi più volte si sottolinea che la libertà come la intendono gli zapatisti è la creazione del proprio presente attraverso un percorso di lotta ed di organizzazione collettiva. Il “colectivismo” contro l’”individualismo” inteso non come un percorso prestabilito, scritto in qualche testo ma come un esperienza basata sulla risoluzione man mano dei problemi che si pongono.

“Non avevamo un testo che ci dicesse cosa dovevamo fare di fronte ai vari problemi, ci siamo dovuti inventare le soluzioni. A volte abbiamo sbagliato, altre volte abbiamo dovuto cambiare. Quello che  raccontiamo non è una ricetta, è quello che noi abbiamo fatto. Dimostra che si può provare a vivere in maniera diversa”, dicono alcuni delegati, prima di introdurre in maniera riassuntiva le cosiddette aree di lavoro, ovvero le varie parti dell’organizzazione della vita comunitaria.

Una parte degli “studenti” si avvia accompagnata dai rispettivi guardian nelle varie comunità, un’altra parte, soprattutto i nuclei familiari con bambini restano nel caracol.

Noi restiamo nel caracol, accompagnati dai nostri guardian.

Una ruolo un po’ strano sia per noi che per loro. Si capisce che è stato discusso puntigliosamente come ogni "guardian" non deve mai lasciare il “suo” studente, il che ovviamente all’inizio crea un po’ d’imbarazzo. Ma poi il rapporto ovviamente diventa più semplice e si trasforma in un’occasione, al di là della lettura dei libri e delle risposte formali, di  chiacchierare di tanti aspetti di vita reale. I "guardian" sono di ogni età: giovani ragazzi e ragazze, madri con figli, coppie, uomini e donne che c’erano ancor prima del 1994. La relazione, i racconti perciò sono uno diverso dall’altro così come composita ovviamente è la composizione sociale degli zapatisti, accomuntati dall’appartenenza all’organizzazione.

I giorni seguenti per chi è rimasto nel Caracol vengono organizzati le visite ai vari progetti collettivi, sempre in compagnia dei propri “guardian”.

Al di là di molte cose che sono già conosciute sull’educazione, la salute, la commercializzazione del caffè, l'artigianato il lavoro fatto nell’area che si definisce agro-ecologia appare innovativo e interessante. Si tratta della socializzazione di forme ecocompatibili di agricoltura che ovviamente diventano particolarmente importanti per chi vive di coltivazione. La raccolta e distribuzione dei semi, l’agricoltura senza fertilizzanti chimici, la riconquista del ciclo integrale, la sperimentazione di nuove colture. Tutto basato sia sul recupero delle conoscenze tradizionali sia elaborazione di sperimentazioni innovative, che, come ci viene raccontato,  a volte funzionano a volte no. Nella serra creata dai promotori fanno bella mostra di sé alcune piante di ananas, cosa abbastanza incredibile a più di 2000 metri, in montagna.

Per tre giorni in maniera organizzata e scandita da orari precisi l’escuelita trascorre tra visite, letture, chiacchierate sempre più informali.

Alla conclusione si svolge l’assemblea generale in cui sono gli studenti a poter avere le risposte alle domande a cui i singoli guardian non hanno saputo rispondere e che sono state raccolte tutte insieme per argomento.

In molti casi le domande sono abbastanza incredibili, se si pensa che da quasi vent’anni gli zapatisti sono apparsi pubblicamente e non sono certo mancate le occasioni per conoscere quello che pensano e fanno, soprattutto per chi è messicano … altre sono più interessanti.

Gli zapatisti, con assoluta pazienza, rispondono a tutte.

A chi chiede “qual è il rapporto tra il CCRI (Comitato Clandestino Rivoluzionario Indigeno – Comandancia General EZLN), e le giunte, le autorità municipali etc .. ?” viene risposto, come tra l’altro si capisce anche nei testi dell’escuelita, che è come il rapporto tra “una madre e un figlio. Ovvio che man mano che il figlio cresce la madre lo lascia più libero ma non smette mai di essere presente per consigliare o evitare che si commettano errori”. In ogni caso come sempre su questo tema, per certi versi chiave, della struttura complessiva dell’EZLN si dice “ci sarà un tempo per parlarne, oggi non è questo il tempo”.

Viene chiesto come si rapporta l’educazione e la religione. La risposta è semplice: “la nostra scuola è laica, aperta a tutti”. Sui temi dell’educazione sessuale la risposta è veloce: ne parliamo, ma c’è ancora molto da fare. La classica domanda sul perché si vende Coca Cola nelle comunità diventa l’occasione per parlare in generale della produzione di merci in maniera non ideologica.

A conclusione del tutto l’atto finale con l’intervento della Giunta, dei maestri, di alcuni studenti e il “baile” finale.

Tra il 16 e il 17 tutti i partecipanti tornano al Cideci a San Cristobal dove inizia la due giorni dedicata alla Cattedra Caminante Tata Juan Chavez Alonso.

L’escuelita zapatista ha mostrato ancora una volta, forse con maggiore profondità, l’azione degli zapatisti nel dare corpo reale ad una pratica del comune intesa come costruzione, nella resistenza e nel conflitto, di percorsi di alternativa.

I percorsi di cui parla l’escuelita zapatista hanno la propria radice nella vita di questi uomini e donne “di mais”, non sono un modello riproducibile né imitabile.

Quello che può essere condiviso è lo sforzo, la ricerca, la sfida continua ad inventare quel agire comune che attraverso l’organizzazione autonoma può allargare gli spazi pubblici.

Restano aperte molte domande: come far sì che questa ricerca, peraltro reale ma profondamente legata a questa specifica composizione indigena, alla storia che si è sviluppata intorno all’esperienza dell’Ezln, trovi il modo di contribuire ad un cambiamento generale in Messico e non solo.

Come allargare e promuovere un'agire in coalizione capace di confrontarsi con la complessità di un paese che ne contiene molti.

Sono domande che valgono in questa come in altre latitudini.

Per l’EZLN, come viene ripetuto più volte, è il momento oggi in cui semplicemente  far conoscere quel che vivono le comunità zapatiste, a vent’anni dall’insurrezione..

L’escuelita, che avrà altri corsi in autunno e in dicembre, così come la manifestazione del dicembre scorso, in cui migliaia di zapatisti hanno attraversato San Cristobal, dice che “aqui estamos, lento ma avanzamos”, costruendo una resistenza quotidiana nel loro presente.

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