Le Abuelas de Plaza de Mayo ritrovano la Nieta 129: l’amore trionfa sull’odio

10 / 4 / 2019

Con grande emozione, le Abuelas de Plaza de Mayo per voce di Estela de Carlotto, hanno annunciato ieri il ritrovamento della “nieta 129” a quasi 42 anni dalla sua sparizione forzata per opera della dittatura militare argentina degli anni ’70.

La storia raccontata ieri in conferenza stampa nella sede delle Abuelas è una storia di dolore e di ingiustizia ma è anche una storia dove, ancora una volta “l’amore vince sull’odio”. La “nieta 129” (di cui per ora non si conosce l’identità per rispettare i tempi di elaborazione delle vittime) è figlia di Norma Síntora e Carlos Alberto Solsona, due giovani che si conobbero a metà anni ’70 frequentando la facoltà di Ingegneria Elettronica a Cordoba. Entrambi, erano militanti del Partido Revolucionario de los Trabajadores – Ejército Revolucionario del Pueblo (PRT-ERP) e per questo perseguitati dalla dittatura. Norma e Carlos si sposarono nel 1975 e nel 1976 ebbero un figlio, Marcos. Sul finire dell’anno, la repressione si fece più dura, così decisero di lasciare il figlio Marcos alla custodia dei nonni e di fuggire in esilio in attesa di tempi migliori. Ma i loro piani non si realizzarono: il 21 maggio 1977, Norma, incinta di otto mesi, e due compagni, Isolina Beatriz Rocchi e Rubén Castro, furono sequestrati e da allora non si seppe più nulla di loro. Carlos invece riuscì a fuggire in esilio e solo dieci anni dopo riuscì a ricongiungersi con suo figlio.

Argentina

Le famiglie Solsona e Síntora fin da subito si sono avvicinate alle Abuelas perché le aiutassero a ritrovare Norma e il/la figlio/a nata in “cattività”, ma solo nel 2013 la nebbia che avvolgeva questo caso cominciò a dissiparsi. Quattro anni dopo, la donna ha accettato di sottoporsi agli esami genetici e, il 3 di aprile gli stessi esami hanno hanno dato esito positivo: è lei la “nieta 129”.

Durante la conferenza stampa, il padre Carlos, visibilmente emozionato, ha voluto sottolineare che per il momento non verranno forniti i dati personali della figlia ritrovata: «Dopo 42 anni di ricerca, il ritrovamento è un’emozione difficile da esprimere. La nostra preoccupazione principale è che lei possa affrontare questo duro colpo con la più grande tranquillità possibile, con le migliori condizioni per elaborarlo». Parlando di sé e della sua esperienza, invece, il vecchio militante comunista ha voluto rimarcare la sofferenza che la dittatura gli ha causato: «Nessuno ha idea delle migliaia di notti che ho speso insonne aspettando questo momento».

La battaglia delle Abuelas non finisce qui, la storia non è ancora conclusa: le stime fatte dall’organizzazione parlano infatti di oltre 500 bambini nati in “cattività” e mai più ritrovati. Per questo, ogni ritrovamento le Abuelas rilanciano un appello: «rompiamo il silenzio, il tempo è oggi, i nipoti e le nipoti hanno tra 39 e 45 anni, aiutiamo a riparare le ferite che la dittatura ci ha lasciato».

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