La crisi politica in Perù e la repressione in piazza: una testimonianza diretta

19 / 11 / 2020

Pubblichiamo una testimonianza di Adrián Angulo Ramis, uno studente universitario peruviano che vive a Padova, su quanto sta accadendo in questi giorni nel suo Paese. Adrián è in costante contatto con gli attivisti e le attiviste che si stanno mobilitando in questi giorni, in seguito alla destituzione del presidente in carica Martín Vizcarra, avvenuta lo scorso 9 novembre. La Coordinadora Nacional de Derechos Humanos ha istituito un fondo di solidarietà per sostenere le famiglie delle persone uccise e ferite nel corso della brutale repressione avvenuta in piazza. Qui il link diretto al paypal.

Due nel cranio, due nella faccia, due nel collo, due nel braccio destro, due nel torace: sono state trovate dieci pallottole di piombo nella necroscopia di Jack Bryan Pintado Sánchez, che fino al giorno prima era uno studente di diritto ventiduenne e che dal 14 novembre è diventato il primo martire delle manifestazioni pacifiche contro ciò che è stato chiamato - anche a livello internazionale - il colpo di stato di Manuel Merino.

Dieci pallottole di piombo e neanche una di gomma, come invece affermava il Ministro degli Interni: è questo il segnale più evidente delle brutalità fatte la settimana scorsa da parte della Policía Nacional del Perù. A completare il quadro non vi sono solo le quattro pallottole di piombo che hanno ucciso il ventiquattrenne Jordan Inti Sotelo Camargo, ma anche le centinaia di testimonianze video che ci arrivano dalle piazze e della strade del Perù: gas lacrimogeni lanciati contro folle pacifiche, anche da elicotteri; spari a bruciapelo; multe e detenzioni arbitrarie persino ad ambulanze e brigate mediche; poliziotti in borghese che, oltre ad incitare la risposta violenta dei corpi antisommossa, hanno picchiato e bastonato manifestanti, a volte ferendoli gravemente, e sequestrato, tra gli altri, Luis Araujo Enríquez, riapparso la sera di martedì 18 novembre dopo ben tre giorni. Al momento rimane un “desaparecido” tra le più di sessanta persone dichiarate scomparse la settimana scorsa e ritrovate grazie allo sforzo congiunto di ONG, di figure pubbliche e del popolo peruviano.

Già dal 30 marzo 2020, Amnesty International si era pronunciata contro la Legge di Protezione della Polizia (N° 31102), voluta da tra gli altri anche da Manuel Merino (il presidente ad interim salito al potere il 10 novembre e durato in carica soli 5 giorni, ndr) che era stata approvata dal Parlamento peruviano due giorni prima; una legge che «va contro il diritto internazionale, i diritti umani e lascia una porta aperta all’impunità e all’uso eccessivo della forza». Dopo le mobilitazioni della scorsa settimana, ancora oggi i peruviani manifestano contro questa legge insieme a quella sull’immunità parlamentare: vi sono inchieste per la morte degli studenti, e un’inchiesta preliminare di omicidio colposo contro Merino, il premier Ántero Flores-Aráoz e il Ministro degli Interni Gastón César Augusto Rodríguez Limo.

Dopo la conferma ufficiale delle due morti avvenute questo sabato, si è dimesso tutto il gabinetto dei ministri di Merino, seguito da lui stesso la mattina dopo: è da quel giorno che la sua ubicazione è sconosciuta. Il suo governo è a malapena durato cinque giorni e non contava neanche il 5% di approvazione (fonte: Istituto di Studi Peruviani) . Senza un presidente della Repubblica, un presidente del Congresso, e con il consiglio dei ministri frantumato, il Perù è rimasto con un vuoto di potere.

I peruviani invece rimangono nel lutto, con un numero di feriti in ospedale che è arrivato a 201, 28 dei quali con ferite gravi. Per fare alcuni esempi, Alberth Yosemir Ñahui ha perso l’occhio sinistro, ha il cranio perforato e gran parte del suo cervello è compromesso; Jon Cordero Morales non potrà più camminare per una pallottola che gli ha attraversato il midollo; Lucio Ricardo Suárez Valle è stato sparato in testa, nel petto, in una mano e in una spalla. Ricordiamo, a questo proposito, che la sanità in Perù è privata e che l’accesso alle cure mediche non ha garanzie, come dimostra il fatto che è stato per settimane il primo Paese al mondo per morti di Covid-19 in proporzione alla popolazione: questo aggrava ulteriormente le condizioni dei feriti.

Perù

«In nome dello Stato chiedo perdono alle loro famiglie e a tutti i giovani che hanno manifestato per difendere la democrazia e che ci hanno fatto ricordare, a noi molti che abbiamo ormai troppi anni, dell'importanza che ha la vocazione al servizio». Il nuovo presidente della repubblica Francisco Sagasti, il terzo in una settimana, inaugura il suo discorso con queste parole e come primo atto ufficiale del suo governo cambia il nome della borsa di studio “Presidente della Repubblica” a “generazione del bicentenario”, in onore ai manifestanti e in riferimento ai duecento anni dalla nascita della Repubblica peruviana che si compiranno il 28 luglio del 2021. Merino era solamente stato riconosciuto dal Paraguay. Sagasti ha ricevuto quasi immediatamente le congratulazioni dall’OAS (l’Organizzazione degli Stati Americani, ndr), l’Unione Europea, l’Onu ed altri governi.

Sempre secondo l’Istituto di Studi Peruviani (IEP) il 37% dei peruviani maggiorenni, e il 53% dei giovani tra 18 e 24 anni ha partecipato attivamente alle manifestazioni in Perù, ed Erica Chenoweth affermava nel 2011 che il successo di manifestazioni politiche è almeno parzialmente garantito se partecipano ad esse più del 3.5% della popolazione[1]. Non sorprende quindi la velocità con cui il Perù, anche se con censure da parte dei media nazionali e con un interesse piuttosto basso dimostrato da quelli internazionali, è riuscito a scongiurare l’ipotesi di un colpo di stato celato nel voto di sfiducia al vicepresidente Vizcarra[2]

Perù

Perù

Il nuovo presidente Sagasti ha chiuso il suo discorso citando una poesia del “poeta della nazione”, César Vallejo, che prova a riflettere spassionatamente sulla natura dell'uomo:

Considerando a sangue freddo, imparzialmente,

che l’uomo è triste, che tossisce e che, tuttavia,

si compiace d’avere un petto rosso;

[...]

Compreso

che egli sa che lo amo,

che lo odio con affetto e che mi è, in definitiva, indifferente...

Considerati i suoi documenti generali

e guardando con le lenti l’attestato

che dimostra che egli nacque piccolino...

gli faccio un cenno,

viene,

e io gli do un abbraccio, commosso.

Che importa! Commosso... commosso...

Perù

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[1] Chenoweth, Eerica, Maria J. Stephan, and Maria J. Stephan. Why civil resistance works: The strategic logic of nonviolent conflict. Columbia University Press, 2011

[2] Il Parlamento fino alla settimana scorsa era nettamente in opposizione politica rispetto al presidente Pedro Pablo Kuczynski. Da quando quest’ultimo si è dimesso nel 2018 per accuse di riciclaggio di denaro, Vizcarra ha peggiorato le frizioni tra lui e i ministri con una politica di governo contro la corruzione (ci sono ministri che godono di immunità parlamentare e che sono accusati di vari crimini, da riciclaggio di denaro all’omicidio di un giornalista). Il potere legislativo (Parlamento unicamerale) ha cercato in ogni modo di osteggiare il dinamismo politico di Vizcarra, tanto che lui ha sciolto il Congresso, in vista di nuove elezioni. Quindi appena sono sorte accuse a Vizcarra, non dimostrate, di aver riciclato denaro nel progetto “Club de la construcción” relativo a quando era sindaco della regione Moquegua nel 2013, il voto di sfiducia è riuscito a passare senza troppi affanni.

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