Il revisionismo di Netanyahu

Le ultime dichiarazioni del capo della Knesset e la costruzione sociale del "nemico"

22 / 10 / 2015

Provate a prendere in mano un qualsiasi sussidario di storia o di geografia su cui ci hanno fatto studiare e focalizzatevi sulle pagine in cui si parla di Palestina (si parlerà in realtà di Stato di Israele e territori palestinesi). Cercate di analizzare come vengono descritti i fatti storici, che parole vengono utilizzate,  leggete quelle poche righe in cui si accenna a  Gerusalemme.  In molti libri di testo Gerusalemme compare come capitale dello stato israeliano: è possibile sapere a quale risoluzione Onu si faccia riferimento?  A scuola, salvo qualche insegnante dotato di una forte onestà intellettuale e in grado di rendere giustizia alla sua professione, ci hanno sempre fatto leggere testi in cui alla parola "palestinese" veniva associato il termine "terrorista", così come ogni qual volta in cui parlava di Israele, si ricorreva ai vocaboli "difesa" o  "protezione”.

Cercare di cambiare la storia partendo dai libri scolastici, voler dare una propria versione dei fatti sempre volta a un unico obiettivo: tirare acqua al proprio mulino, giustificando i massacri  israeliani di ieri e oggi, e nel frattempo gettar fango sulla resistenza di un popolo che cerca di riappropiarsi di quei diritti rubati con forza ormai troppi anni fa. La volontà di annientare un popolo e la sua resistenza parte proprio da qui.

Si chiama "Revisionismo storico" ed è un'arma che Israele ha sempre usato.

Non a caso è proprio una professoressa israeliana, Nurit Peled Elhanan, ad aver accusato il suo stesso governo di  riportare sui libri di scuola una storia non solo falsa, ma che addirittura sfocia nel razzismo più vile. 

Cosa può c'entrare questo con quanto sta accadendo nelle ultime settimane in Palestina?

È un elemento fondamentale, che ci fa capire ancora di più quanto sia atroce e lucida - se teniamo presente che si vuole arrivare alla definitiva pulizia etnica palestinese - la strategia politica israeliana. I soldati israeliani che oggi sparano senza alcuno scrupolo a giovani ragazzi palestinesi, si sono formati su quei libri. I coloni che occupano illegalmente terre palestinesi e che si permettono di entrare in una casa e dar fuoco a un'intera famiglia, che umiliano quotidianamente civili palestinesi, si sono formati su quei libri. Se sui muri delle strade di El Khalil troviamo scritto: "Morte agli arabi", "Arabi = scarafaggi", è perchè su quei libri di testo i palestinesi vengono chiamati sempre "arabi", come se la Palestina non esistesse  (da notare, che in questi giorni anche i media main stream del nostro paese attuano la stessa linea editoriale) e vengono sempre dipinti con aggettivi denigratori.

E ancora, per focalizzarci sugli ultimi accadimenti, se a Bersheeva un ragazzo eritreo è stato ucciso da israeliani in quanto scambiato per terrorista,  è perchè il loro stesso governo li ha sempre cresciuti a pane e terrore  (lo spiega bene la già citata N.Peled Elhanan nel suo: " La Palestina nei libri scolastici di Israele - Ideologia e propaganda nell'istruzione"). 

Ecco che quindi la nuova mossa di Nehanyahu, di cui la stampa internazionale sta tanto parlando, non deve stupire.

In primis perchè quando si parla della strategia politica israeliana non c'è mai limite al peggio, e in secondo luogo perchè il tentativo di dare al mondo una propria versione storica non deve suonare come un qualcosa di nuovo.

Bibi Netanyahu non solo deve iniziare a giustificare i sempre più numerosi massacri, ma è ben consapevole che la sua politica "tolleranza zero" continuerà, motivo per cui ha bisogno di criminalizzare i palestinesi stessi anche a livello internazionale. Perchè allora non farlo strumentalizzando, ancora una volta, la tragedia dell'Olocausto e facendo ricordare a tutti la stretta di mano tra il Gran Muftì di Gerusalemme e Hitler?

Infatti secondo il capo della Knesset, che ha tenuto il suo discorso durante il 37 Congresso Sionista,  fu il Gran Muftì di Gerusalemme,  Amin al Hussein, a spingere verso la Shoah.

E se un twitter dell'OLP riporta: " Netanyahu odia così tanto i Palestinesi che sta cercando di assolvere Hitler dall'uccisione di 6 milioni di ebrei", Bibi risponde di non voler affatto "assolvere Hitler dalla sua diabolica responsabilità per lo sterminio del popolo ebraico".

"Ci mancherebbe", diciamo noi.

Almeno in questo caso i fatti parlano da sé e sono tanti gli storici che in queste ore stanno smentendo la delirante affermazione del capo della Knesset. E nemmeno i media, in questo caso, si sono potuti esimere dal prenderne le distanze, ma si sono dimostrati  subito pronti a relegare le pesanti dichiarazioni dietro al primo sasso tirato da mano palestinese.

E, mentre Netanyahu sta dimostrando di temere realmente l'ondata di degna rabbia nei Territori e il Ministero della salute palestinese riporta le quotidiane giovani vittime tra Gaza e la Cisgiordania occupata, giunge la notizia della morte di Hashem al-Azzeh, 54 anni, punto di riferimento e attivista da molti conosciuto che fino a ieri ha resistito ad Al Khalil. Hashem è morto per l'inalazione dei gas lacrimogeni lanciati dai soldati israeliani. Hashem per molti sarà un numero, ma non per noi. Si aggiunge così anche lui alla maledetta lista che conta un numero ormai infinito di uomini e donne che hanno vissuto tutta la vita in cerca di libertà e giustizia.

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