Il “muro” di AMLO ferma la carovana migrante

21 / 1 / 2020

A nulla sono valsi i divieti, gli accordi tra gli Stati sotto le minacce di sanzioni economiche di Trump, le dichiarazioni dei presidenti di chiudere le porte in faccia alle richieste di aiuto e alzare muri, schierare uomini armati, difendere ad ogni costo i confini. A nulla sono valse anche le ingannevoli “offerte” di lavoro promesse da López Obrador, nella speranza di fermare l’esodo migrante. A metà gennaio, da San Pedro Sula, nord dell’Honduras, è partita la prima carovana migrante dell’anno composta da circa 700 persone in prevalenza da Honduras appunto, El Salvador e Guatemala.

Con il passare dei giorni, migliaia di persone si sono unite a questo primo gruppo e, a cinque giorni dalla partenza, il grosso della carovana è arrivato al famigerato confine tra Guatemala e Messico, forse il punto più difficile da superare di questo viaggio. Gli oltre quattro mila migranti che sono arrivati in questi giorni a Tecún Uman, cittadina di frontiera del Guatemala sono stati accolti, come promesso dal governo di López Obrador, con la chiusura del valico, con lo spiegamento di oltre tre mila effettivi della Guardia Nacional e con nessuna intenzione di permettergli di attraversare il paese per arrivare alla frontiera nord con gli Stati Uniti, la meta agognata per quasi tutti i componenti della carovana.

I primi gruppi sono arrivati alla frontiera già nel fine settimana e al tentativo di passare in territorio messicano hanno visto letteralmente sbattute le porte in faccia. Le “proposte” del governo sono state quelle di consentire l’entrata in maniera ordinata a gruppi di 20 e di “offrire” 4 mila posti di lavoro. Alcune decine di persone hanno accettato le condizioni imposte dopo aver aspettato ore in fila sotto il sole cocente per poter accedere al sistema di accoglienza. Una volta entrati, sono stati subito trasferiti in una struttura di Tuxtla Gutierrez, “La mosca”, che funziona da centro di detenzione per migranti dal giugno scorso e che secondo alcune organizzazioni di difesa dei diritti umani non è nelle condizioni di ospitare persone. Secondo l’Instituto Nacional de Migración sono 1087 i migranti che fino a sabato scorso avevano deciso di consegnarsi alle autorità [1] nei vari valichi di frontiera; la stessa INM ha anche dichiarato però che, la maggioranza sarebbe stata rimpatriata non possedendo i requisiti per poter rimanere nel paese. Rispetto alla promessa di lavoro, un volantino pubblicato su twitter dal giornalista Alberto Pradilla, spiega bene in cosa consistono i programmi sociali “Jovenes construyendo el futuro” e “Sembrando vida” del governo: un reddito dai 180 ai 250 dollari mensili per otto mesi… nei paesi di origine. Vale a dire proprio nei paesi dai quali fuggono non solo per la miseria, ma anche per la violenza che rende impossibile viverci. Le promesse del governo si sono rivelate proposte “fumose” che consistono nel farsi registrare e aspettare una più che probabile espulsione dal paese.

Frontiera Messico Guatemala

La mattina di lunedì erano circa tre mila i migranti ancora fermi a Tecún Uman. Poco dopo l’alba si sono avvicinati al cancello che separa i due stati e hanno chiesto di poter parlare con le autorità. Una delegazione è riuscita a farsi ricevere e a consegnare le richieste di tutto il gruppo: «Stimato presidente López Obrador, ci rivolgiamo a voi per presentarci al suo governo e al popolo del Messico. Noi della carovana migrante, siamo persone oneste, e veniamo in forma pacifica per dialogare con il governo e cercare di arrivare a un accordo, dove tutti i membri della carovana siano beneficiati, con il permesso di poterci muovere liberi in terra messicana. Ci impegniamo a mantenere l’ordine e la disciplina nei luoghi in cui passeremo. Speriamo in una risposta positiva del governo entro tre ore». La risposta del governo però è stata negativa, nessun permesso temporaneo, nessun salvacondotto: in Messico si entra solo alle condizioni imposte dagli accordi con gli Stati Uniti.

Così il gruppo ha deciso di attuare il piano B, ovvero superare a piedi il rio Suchiate. L’attraversata, facilitata dalle acque basse del fiume in questo periodo, è stata naturalmente ostacolata dalle forze armate messicane. Tuttavia, i migranti sono riusciti ad approdare sulla riva messicana ma subito sono stati accerchiati e impossibilitati a muoversi. Ne è nato uno scontro duro, con la Guardia Nacional a fare il lavoro sporco per Trump, reprimendo anche con gas lacrimogeni, intere famiglie che cercavano di passare per disperdersi a Ciudad Hidalgo, città gemella di Tecún Uman ma sul lato messicano del fiume, per poi riprendere il cammino verso nord. Negli scontri, sarebbe anche rimasta ferita una giovane. Secondo quanto dichiarato dalle autorità, la carovana alla fine è stata completamente intercettata.

La maggioranza della carovana migrante è rimasta così bloccata, in Messico ma nella “terra di nessuno”, con le forze armate che hanno impedito a chiunque di arrivare a Ciudad Hidalgo. Nelle ore seguenti è partita anche la caccia al migrante, con la Guardia Nacional e i funzionari del INM a rincorrere i migranti che nel frattempo erano riusciti ad eludere i controlli: in un comuicato diffuso dallo stesso INM, in serata ancora stavano cercando 58 migranti scomparsi dileguati nella selva. Scesa la notte e vista l’impossibilità di poter accedere a qualsiasi servizio e con la paura di possibili retate da parte della Guardia Nacional, quasi tutto il gruppo ha attraversato nuovamente il rio Suchiate facendo ritorno in terra guatemalteca.

Dopo le polemiche recenti rispetto alle politiche estrattiviste e alle grandi opere in cantiere che colpiscono e distruggono i territori indigeni, il governo “progressista” di López Obrador mostra ancora una volta la sua vera natura, ossequiosa coi potenti e spietata con i più deboli. Appena salito in carica AMLO aveva fatto intendere esistesse la possibilità di un vero cambiamento rispetto alla politica migratoria, con la concessione di almeno tredici mila permessi temporanei, ma in giugno, lo stesso presidente si è sottomesso alle minacce di Trump di imporre dazi alle esportazioni messicane qualora il Messico non si fosse impegnato a frenare il flusso migratorio proveniente dal centro America.

La “quarta trasformazione” ha chiuso così le sue frontiere. Di questa ennesima e triste giornata vissuta a cavallo di un confine, restano da una parte gli uomini armati a difesa di un potere sordo e arrogante e dall’altra la dignità di migliaia di persone che non si arrendono, che disobbediscono a divieti e leggi ingiuste per riprendersi il proprio futuro.

Foto di copertina: José Eduardo Torres (@Chechetc)

[1] https://www.animalpolitico.com/2020/01/migrantes-ingreso-frontera-deportaciones/

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