Il lavoro dopo Rana Plaza

A quasi due anni dal disastro di Rana Plaza, intervista a Moniruzzaman Masum sulle condizioni di estremo sfruttamento dei lavoratori

15 / 12 / 2014

Moniruzzaman Masum ha una importante esperienza nei movimenti sindacali a favore dei lavoratori in Bangladesh e non solo; è l’attuale segretario della “Migrant Workers Solidarity Network Society” ed è stato tra i fondatori del “Migrant Workers Trade Union” in Corea del Sud, da cui è anche stato allontanato dalle forze dell’ordine in Corea per la sua attività sindacale. Di Dacca, attivista del “Bangladesh Labour Federation”, è stato coinvolto nelle operazioni di salvataggio dopo il crollo del palazzo del Rana Plaza nella capitale del Bangladesh nell'aprile del 2013 dove persero la vita più di un migliaio di lavoratori

Oggi, dopo il collasso del palazzo Rana Plaza nel Savar nell'aprile del 2013, e le seguenti proteste dei lavoratori, quali sono le reali condizioni e difficoltà dei lavoratori in Bangladesh? E’ cambiato molto dall’aprile del 2013?

Lo sfruttamento dei padroni è ancora rimasto lo stesso, per certi aspetti anche superiore rispetto a prima. Dopo il collasso di Rana Plaza, il governo del Bangladesh non ha intrapreso alcuna azione legislativa, eccetto che aumentare i salari, ma non abbastanza. Adesso il salario di base è di 3000 taka del Bangladesh, 40 dollari al mese, il salario medio è di 5300 taka del Bangladesh, 65 dollari al mese. La pressione sul lavoro è raddoppiata, perché se prima un lavoratore faceva 80ps di vestito in un ora prima dell’incremento di salario, di cui parlavo prima, adesso un lavoratore deve fare dai 130 ai 150ps per ora. Se qualsiasi lavoratore sbaglia a realizzare il proprio obbiettivo, lui o lei devono lavorare di più senza avere nessuna paga aggiuntiva. Ai lavoratori è vietato bere acqua per stare sicuri che possano raggiungere in pieno l’obbiettivo non andando al bagno. Il governo e la BGMEA (associazione del Bangladesh per le manifatture e le esportazioni di indumenti) approfittano della situazione per un impegno su  ACCORD & ALLAIANCE: molte industrie tessili sono state chiuse senza preavviso senza dare ai lavoratori i dovuti pagamenti. Alcune ONG stando prendendo il permesso di costruire Sindacati dei Lavoratori,ma non sono ammesse attività sindacali. La maggior parte dei leader dei sindacati del lavoro sono persone della direzione delle fabbriche. A volte capita che la polizia delle industrie, l’Industrial Police, ed i capetti locali abusano fisicamente degli attivisti e di alcuni leader dei sindacati.      

Qual è il comportamento del governo del Bangladesh nei confronti dei lavoratori?

E’ molto divertente constatare che i lavoratori sono al quinto – sesto grado di cittadinanza qui in Bangladesh. Se tu sei coinvolto in qualche attività organizzativa che va contro la politica del governo ed i profitti dei padroni tu devi essere punito, la polizia locale e la polizia delle industrie insieme agli attivisti dei partiti politici (una mafia locale) ti molesteranno senza alcuno spiegazione. I lavoratori sono schiavi del ventesimo secolo attualmente.

Cosa è il “Migrant Workers Solidarity Network Society”? Quali i suoi obbiettivi? Cosa è il Migrant Workers Trade Union in Corea del Sud? Quali sono i problemi dei lavoratori migranti in Corea del Sud?

MWSNS è diventata un’organizzazione nel 2009 per dare voce ai lavoratori migranti in Bangladesh ed all'estero. Ci occupiamo di fare attività di sensibilizzazione e di aiutare i lavoratori del Bangladesh che vogliono andare all'estero per lavoro. Adesso MWSNS ha buone relazione con organizzazioni di migranti di altri paesi, riscuotendo solidarietà. Io sono un membro fondatore del MTU in Corea; ci sono lavoratori che provengono da 90 paesi nella Corea del Sud. Solo lavoratori di alcuni paesi sono membri del MTU, come lavoratori che vengono dal Nepal, Filippine, Myanmar, Mongolia, Indonesia, Pakistan, Vietnam e alcuni lavoratori nord - africani. 

I lavoratori migranti sono tenuti a lavorare nel EPS, Employment Permit System, un sistema che non gli lascia altra scelta (un sistema denunciato anche da Amnesty International, che nega i più elementari diritti ai lavoratori migranti, come un super sfruttamento e nessuna protezione legale). 

Questi lavoratori che vivono più di 5 - 10 anni in Corea del Sud non hanno un permesso di soggiorno stabile. A causa della politica del governo coreano chiamata "Han Minjook" una nazione si basa sul mito del sangue puro, solo sangue “Han”. Stanno cercando di prevenire la miscelazione dei popoli. Ci sono molti problemi comuni per i lavoratori migranti in Corea del Sud,  proprio come i lavoratori migranti in altri paesi come in Europa, America, Australia.    

*** Mattia Gallo è un giornalista pubblicista e media attivista. Ha scritto su web journal, fanzine e siti di contro informazione come: Tamtamesegnalidifumo, Ciroma.org, Fatti al Cubo, Esodoweb, Ya Basta!, Dinamo Press, Lefteast. Tra gli animatori del sito Sportallarovescia.it, collabora con Global Project con attenzione alla politica internazionale.

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