Francia - Il governo che lotta contro i disoccupati, non contro la disoccupazione

17 / 9 / 2014

Il ministro del lavoro chiede un aumento di radiazioni dai sussidi e dalle prestazioni sociali per i disoccupati, "parassiti", che non forniscono prove dichiarate di ricerca di lavoro.

 Convertiti da tempo al "social-liberalismo", i ministri dei governi ormai stagionali di Hollande hanno perso il senso della decenza oltre a quello dell'efficacia. Uno di questi, il ministro del Lavoro, Rebsamen, provoca da tempo lavoratori e sindacati.

Ufficialmente, ci sono circa 5 milioni di disoccupati iscritti nelle liste di collocamento professionale dei Pôles emploi, ogni mese la curva s'impenna, difficile credere alla crescita esponenziale di "falsi" disoccupati denunciata dal ministro del Lavoro, diventato ormai Ministro della Disoccupazione.

Oltre all'esclusione, la stigmatizzazione dei disoccupati nega la realtà della disoccupazione di massa amplificata dal "Patto di responsabilità", versione francese delle politiche sociali ed economiche europee.  La nuova convenzione Unedic firmata il 22 marzo scorso dai padroni del Medef,  da alcuni sindacati e dal  governo ,prevede economie che riducono radicalmente gli indennizzi  di disoccupazione, per cui meno di 3 milioni di persone potranno beneficiare dei sussidi, tutti gli altri saranno lasciati nel limbo del ricatto permanente, soprattutto i tanti che di anno in anno sono costretti a riscriversi per poter toccare almeno le prestazioni sociali di base.  

La richiesta di rinegoziare l'accordo Unedic ristrutturando integralmente il sistema di garanzie sociali e l'assicurazione di disoccupazione - tenendo conto dell'insieme, forme e modalità, di prestazione professionale -  è il punto centrale che ha mobilitato la Coordination des Intermittents et des Précaires per l'intera l'estate in ogni angolo del paese (http://www.cip-idf.org/article.php3?id_article=7337). 

Il primo punto da cui partire per ribaltare il tavolo dei negoziati Unedic tra padroni, sindacati e governo, è senz'altro quello di rimettere in causa lo stesso sistema decisionale: cinque confederazioni sindacali, tre organizzazioni padronali nominati ad vitam aeternam decidono l'intera protezione sociale pur rappresentando una parte minoritaria di lavoratori. Le proposte sono state presentate su iniziativa Medef dal Medef, nei locali Medef, undici ore di discussione in corridoio e 15 minuti attorno al tavolo per firmare un protocollo già sancito (http://www.cip-idf.org/article.php3?id_article=6935). 

C'è un evidente problema di democrazia quando rappresentanti designati per decreto sono riconosciuti unici interlocutori politici in grado di determinare il destino sociale di milioni di lavoratori che non rappresentano. Il governo parla di "dialogo sociale" quando i sindacati si siedono al tavolo per firmare le proposte presentate dal padronato quindi non serve moltiplicare o allargare le consultazioni, come il primo ministro Valls ha proposto lo scorso 20 luglio per ammortizzare l'impatto delle azioni della Coordination durante i Festival. C'è invece bisogno di associare i diretti coinvolti (lavoratori e disoccupati) per rinegoziare il modello Unedic.

Oggi è impossibile difendere una sorta di evoluzione del sistema attuale, rivelatosi disastroso già dalla sua messa in atto nel 2003. Momento che ha segnato un profondo cambiamento nelle politiche del lavoro perché al sistema redistributivo tra lavoratori con discontinuità lavorativa e differenti tipologie di remunerazione si è sostituito il sistema di capitalizzazione che espelle i più fragili e protegge invece quelli che lavorano regolarmente e percepiscono salari elevati: solo un disoccupato su due è indennizzato con il modello Unedic.

Il secondo punto riguarda l’indennizzo di disoccupazione, che non puo' essere inferiore al salario minimo giornaliero con una soglia che limita il cumulo di salari e sussidi (http://www.cip-idf.org/article.php3?id_article=1257) . 

Insomma, per definire un modello giusto ed efficace, determinarne l'applicazione a fronte della complessità e della diversità del lavoro precario in generale e dell'intermittenza del salario, è necessario considerare le pratiche del lavoro piuttosto che i mestieri e i settori professionali. 

Nel contesto politico attuale questo nuovo modello è possibile solo se i movimenti sociali, non solo gli Intermittenti e i Precari, portano avanti la questione ineludibile della protezione sociale e del welfare sganciato dalla prestazione lavorativa.

 "Solo uno sciopero intransigente e duraturo potrà avere un impatto economico e sociale sui sindacati che affiancano i padroni Medef e il governo.

Lanciamo un appello a tutti i disoccupati, precari, lavoratori salariati a dare vita ad uno sciopero ad oltranza ovunque in Francia, in ogni settore o attività professionale a partire dal 1 Ottobre - giorno in cui sarà integralmente applicata l'accordo di protezione sociale -ad organizzare blocchi per far sentire le nostre rivendicazioni" (http://www.cip-idf.org).

Lettera di un disoccupato al Ministro del Lavoro:

Au ministre de la Disoccupation, Bonne chasse !

http://piquetdegreve.blogspot.fr [http://piquetdegreve.blogspot.fr

http://www.cip-idf.org/article.php3?id_article=7345

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