Aggressione contro le basi di appoggio zapatiste a Ocosingo

26 / 8 / 2020

Una nuova aggressione alle basi di appoggio zapatiste è avvenuta nella mattinata del 22 agosto scorso, quando i membri di un’organizzazione paramilitare, la ORCAO (Organización Regional de Cafeticultores de Ocosingo) ha prima saccheggiato e poi dato alle fiamme il “Centro de Comercio Nuevo Amanecer del Arcoiris”, situato all’incrocio Cuxuljá nel Municipio Autonomo Lucio Cabañas, nei pressi di Ocosingo. (Qui il video di Regeneración Radio)

La bottega era nata nel 2001 anche grazie all’apporto di Manitese che aveva contribuito a creare questo “spazio per il commercio pensato e amministrato dai Municipi Autonomi”. Come nella miglior tradizione zapatista, nella bottega lavoravano volontariamente e a rotazione tutti i membri della comunità che, a sua volta, si faceva carico dell’alimentazione e delle terre dei lavoratori scelti dall’assemblea comunitaria per la gestione. 

Questa nuova grave aggressione contro le comunità autonome è parte di un conflitto per le terre recuperate che va avanti da anni: nel lontano 1994 la ORCAO partecipò al levantamiento occupando le terre dei latifondisti della regione di Ocosingo assieme all’esercito zapatista. Nel 2001 però ha abbandonato l’organizzazione preferendo accettare gli aiuti governativi e aderendo ai programmi di “regolarizzazione” promossi dai governi nazionale e statale. Da lì, iniziò il conflitto per le terre recuperate durante la sollevazione che ha portato a diversi casi di aggressione alle basi di appoggio. La ORCAO afferma di aver comprato le terre dal governo mentre gli zapatisti rivendicano non solo il recupero effettuato e la liberazione delle terre effettuato oltre 20 anni fa ma anche che “la tierra es de quien la trabaja” come insegnato dalla rivoluzione zapatista del primo Novecento.

Come raccontato da Hermann Bellinghausen ne La Jornada «molteplici i fatti occorsi in venti anni. Il 20 gennaio di quest’anno, la ORCAO ha richiesto la presenza della Guardia Nacional e il “disarmo” degli zapatisti di “Moisés Gandhi”. In aprile, dopo uno scontro nelle terre coltivate del territorio autonomo, l’organizzazione cafetalera ha reiterato la petizione al governo federale e statale perché intervenisse con la Guardia Nacional e i corpi di polizia per arrivare alla “regolarizzazione delle proprie terre”, presumibilmente “acquistate” attraverso il programma governativo».

Sui fatti l’EZLN finora ha mantenuto il silenzio cominciato nell’ormai lontano marzo quando ha chiuso i Caracoles per difendere i propri territori e le proprie comunità dal pericolo di contagio da coronavirus. Al suo posto ha preso posizione il Congreso Nacional Indigena che in un breve comunicato ha denunciato l’attacco: «Denunciamo la guerra che, dall’alto, si sta svolgendo contro l’organizzazione delle comunità zapatiste, mentre i cattivi governi cercano di imporre, in tutto il paese, mega progetti di morte ai quali ci opponiamo e ci opporremo sempre, perché non siamo disposti a rinunciare ai nostri territori e permettere la distruzione che promettono i potenti».

L’aggressione al Centro de Comercio Nuevo Amanecer del Arcoiris come anche il conflitto sempre più duro a Chenalhó non sono degli scontri intercomunitari, come vorrebbe far credere il governo messicano, ma sono parte di una più grande e strutturata guerra a bassa intensità, organizzata dal malgoverno messicano stesso che, intessendo oscure alleanze con queste organizzazioni o favorendo l’impunità contro i crimini, ha l’obiettivo di aggredire e indebolire l’esperienza rivoluzionaria autonoma zapatista. Un’aggressione che si è intensificata con il governo di AMLO anche a causa della decisione federale di implementare i megaprogetti e lo sfruttamento estrattivista nei territori ribelli, imponendoli a forza alle popolazioni che vi abitano.

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