Verso la manifestazione regionale a Venezia del 30 novembre

Valle del Mis: bonificata la discarica abusiva

Gli attivisti bellunesi disobbediscono al divieto di ingresso e ripuliscono l’area del cantiere

17 / 11 / 2013

Un centinaio di attivisti si sono dati appuntamento questa mattina in Valle del Mis (BL) per ripulire una parte di quello che dalla Corte di Cassazione fu definito un cantiere illegittimo e che oggi si presenta come una vera e propria discarica abusiva all’interno di una delle aree più protette del Veneto: Parco Nazionale e Patrimonio mondiale dell’Umanità. A un anno da quella vittoria che ha portato al blocco del cantiere giunto all’80% circa dei lavori complessivi, ancora nulla è stato fatto in merito al ripristino ambientale dei luoghi da parte del Genio Civile di Belluno incaricato ad attivare la procedura.

Lo scenario, infatti, che si presentava questa mattina agli occhi degli attivisti bellunesi era un mix di spazzatura e cemento abbandonato lungo le aree del cantiere in balia degli agenti atmosferici. Il rischio che il materiale possa disperdersi nell’ambiente è alto e non a caso sono state ritrovate reti di plastica e materiale bituminoso lungo il corso del torrente Mis. Ma l’area interessata dall’iniziativa è stata bonificata dagli Operai dei Beni Comuni che hanno deciso di disobbedire alla prescrizione del Questore che aveva vietato l’ingresso nella discarica. Una prescrizione che ha dell’incredibile, alla luce di quanto accaduto in questa vicenda, che ha visto la ditta Eva Valsabbia acquistare illegittimamente quei terreni che si sono dimostrati essere di uso civico, ovvero di proprietà dei frazionisti di Tiser. Terreni, quindi, inalienabili e occupati dalla ditta per costruire una centrale idroelettrica, opera vietata all’interno di un Parco Nazionale.

Se non ci fosse stata l’iniziativa del Comitato Acqua Bene Comune e delle altre associazioni che hanno aderito al ricorso in Cassazione oggi avremmo un’opera illegale con il beneplacito degli Enti coinvolti, tra cui il Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi, che dovrebbe invece occuparsi della tutela di questi luoghi e la Regione Veneto. Nessuno, intanto, si è dimesso o è stato sollevato dall’incarico!

Di fronte a questa contraddizione e per amore di questi territori gli attivisti oggi, invece, hanno dato prova di alto senso civico raccogliendo l’immondizia abbandonata e depositandola, dopo averla differenziata, all’interno di alcune casse costruite riciclando le reti del cantiere.

Un’iniziativa che ha lo scopo di sollecitare le autorità competenti ad accelerare la procedura di ripristino dei luoghi, in un momento in cui nella commissione ambiente del Senato si sta discutendo una pesante modifica della legge quadro sulle Aree Protette, verso una mercificazione dei Parchi e che non solo prevederebbe la realizzazione di centrali idroelettriche, ma pure le incentiverebbe.

Il rischio che si possa riattivare l’iter per la realizzazione della centrale di Eva Valsabbia è dietro l’angolo. E’ noto, inoltre, che uno dei membri di quella commissione è il senatore bellunese del defunto PDL Giovanni Piccoli, grande sostenitore delle centrali idroelettriche.

Per questo motivo, sostengono gli attivisti, la battaglia andrà avanti. La prossima iniziativa, infatti, è prevista per il 30 novembre a Venezia, dove il Comitato parteciperà alla manifestazione regionale indetta da tanti comitati territoriali che si ritroveranno uniti per protestare contro la devastazione dei territori e in difesa dei beni comuni. “Ad aprire lo spezzone del corteo del nostro comitato ci sarà un pezzo di rete del cantiere, una cartolina simbolica dal Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi, che porteremo in Regione Veneto, per ricordare all’ente che vogliamo una moratoria alla realizzazione di nuove centrali idroelettriche, perché il bacino idrografico della Piave è il più artificializzato d’Europa con il suo 90% di acqua già sfruttato, mentre sul restante 10% pendono in Regione oltre 100 nuove richieste di derivazioni per scopi idroelettrici, gran parte in aree di interesse comunitario e quindi protette.” “Siamo stanchi”, continuano gli attivisti, “di leggere sui giornali le dichiarazioni degli assessori regionali che promettono di fermare questo scempio, quando non passa settimana che lo stesso Ente autorizzi nuove derivazioni, anche in torrenti classificati di “stato elevato”, quindi unici dal punto di vista ambientale, in barba a tutte le normative vigenti”.

A ricordare le responsabilità dell’Ente regionale, un enorme striscione è stato appeso dagli attivisti: “Regione Veneto: devastazione e saccheggio”.

Nel frattempo il ricorso europeo presentato dal Comitato Bellunese sta andando avanti e ben presto ne conosceremo gli esiti, mentre, nel silenzio assordante delle istituzioni, tocca agli Operai dei Beni Comuni difendere questi territori.

“La disobbedienza è amore, amore per la nostra terra” hanno gridato in coro.

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