Sono calde anche le piazze. Fridays For Future torna a manifestare: «non c’è più tempo!»

Dopo lo stop della pandemia che aveva bloccato le manifestazioni, da stamane le strade delle città italiane sono piene di slogan e striscioni contro la crisi climatica.

24 / 9 / 2021

A una settimana dalla PreCop di Milano e dagli appuntamenti di movimento che inizieranno a scaldare l’agenda dell’autunno, tornano il climate strike e le manifestazioni di Fridays for Future, le prime in presenza dall’inizio della pandemia. In Italia manifestazioni in oltre 70 città, con migliaia di giovani.

Il tema della giustizia climatica, che nel 2019 ha fatto nascere uno dei più grandi movimenti di massa giovanili della storia, sembra essere uscito dai radar del mainstream durante la pandemia. Un paradosso, visto che la pandemia stessa ha un’origine ambientale e visti i disastri che continuano ad accadere in tutto il mondo con una velocità sempre superiore. 

In questi ultimi due anni la situazione non è certo migliorata, a testimoniarlo sono i report catastrofici dell’IPCC, o a tutta quella fetta di multinazionali del fossile che con la crisi climatica continua a fare affari, mascherando il proprio operato con atteggiamenti green-washing. A questo si aggiungono le riunioni a porte chiuse come quelle che si svolgeranno a Milano (PreCop) e Glasgow (Cop 26), che non sembrano promettere bene.

«C’è bisogno di una scossa reale, di un’uscita repentina da questo modello di sviluppo diventato sempre più tossico per la vita e per la natura». Questo sostenevano i giovani di Fridays prima della pandemia e questo dicono oggi con ancora più forza.

A Venezia un migliaio di giovani e giovanissimi hanno attraversato il Ponte di Calatrava per dirigersi verso Ca' Farsetti, sede dell'amministrazione comunale, e denunciare anche le responsabilità locali della crisi climatica. La giunta Brugnaro ha però scelto di non ascoltare le voci di Fridays For Future e ha bloccato il corteo appena dopo la partenza: uno sbarramento di polizia ha impedito alle persone di arrivare dove previsto. Un divieto tanto pretestuoso quanto inutile, dato che il serpentone che si snodava per le calli della città ha cambiato strada e ha attraversato la città fino a Campo Santa Margherita.

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Mille persone anche a Padova, in una giornata che ha visto l’intreccio tra la composizione giovanile tipica di FFF e i comitati ambientali locali. Diverse le tappe fatte dal corteo, che hanno segnalato le tante questioni che la crisi climatica e la sua gestione riversano nei territori. Dalla facoltà di Psicologia è stato calato lo striscione “non prendiamo lezioni da chi inquina”, che condanna gli accordi fatti tra l’Ateneo padovano ed ENI. Alla rotonda della stanga cori e interventi sotto la sede di Confindustria, uno dei più grandi alleati degli “inquinatori seriali”. Il corteo si è poi diretto verso l’inceneritore di San Lazzaro, sul quale è in corso una vertenza cittadina contro l’apertura della quarta linea. Qui sono stato bloccati i due ingressi con un die-in di massa e ci sono stati vari interventi da parte delle realtà che stanno portando avanti la vertenza.

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A Treviso in tante e tanti si sono mossi in un corteo non autorizzato che si è spostato dalla stazione dei treni alle mura cittadine toccando tutte le scuole del centro cittadino. Gli interventi hanno sottolineato l'importanza del momento in vista della Cop26, la connessione tra crisi ecologica e pandemia, il nesso tra lotta climatica e anticapitalismo, femminismo e antirazzismo e l'articolazione tra livello globale e livello territoriale con la battaglia contro i maxi poli Amazon. È stata sanzionata la sede dell'Eni, sottolineando come la transizione ecologica debba essere pagata dai ricchi.

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In mille anche a Vicenza, con il corteo che ha attraversato le vie del centro ha voluto segnalare e denunciare i veri colpevoli della crisi climatica. Eni, Confindustria, Benetton, il comune ed intesa San Paolo sono stati i luoghi dove il corteo ha deciso di fermarsi e segnalare  con striscioni cartelli e azioni il proprio passaggio.

Partiti dalla stazione dopo un "die in" il corteo si è fermato, davanti all' Eni store dove sono state denunciate le vere politiche portate avanti dalla multinazionale. Il corteo si è poi diretto sotto la sede di Confindustria, protagonista del progetto Tav. Un'altra grande opera inutile che nei prossimi anni devasterà la città di Vicenza.

Vicenza è la quarta città in Italia per inquinamento dell'aria, per questo ci si è fermati davanti al Comune, colpevole non di continuare ad approvare e finanziare grandi opere inutili. Davanti la Benetton, si è sottolineato come la multinazionale continui indisturbata a deforestare l'Amazzonia ed a opprimere i popoli Mapuche, mentre porta avanti delle  campagne  di green-washing e rainbow-washing. Lungo il corteo alcune performance hanno  rappresentato quello che sta succedendo al nostro pianeta: un mappamondo è stato cosparso di petrolio e lasciato davanti  alla sede di Intesa San Paolo, banca che finanzia e supporta le grandi magnanti del petrolio che stanno devastando e distruggendo il pianeta.

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A Trento studenti e studentesse hanno sfilato per le vie del centro, contro il green-washing di Eni, che entra nelle scuole, contro le grandi opere che devastano i territori, come la Tav e la A31, contro tutte le gabbie, con la campagna #StopCasteller, e soprattutto contro il sistema capitalista che uccide e sfrutta corpi e territori.

Rilanciato anche qui il Climate Camp di Milano, dove «saremo presenti perché non possiamo accettare che pochi potenti prendano decisioni sul nostro futuro, decisioni le cui conseguenze dovremo subire noi».

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A Schio, infine per quanto riguarda il Nord-Est, i giovani di Fridays For Future e Coordinamento Studentesco Altovicentino sono scesi in piazza percorrendo il centro cittadino e lasciando il segno del passaggio con cartelloni, striscioni appesi e scritte sulla strada.

Gli studenti hanno puntato il dito contro le multinazionali che promuovono ipocrite campagne di greenwashing e contro tutti quei personaggi politici che decidono di ignorare le conseguenze ambientali e sociali di questo sistema: migranti climatici, grandi opere, trasporti pubblici inefficienti, sanità pubblica al collasso e disastri ambientali.

Gli studenti inoltre si sono indignati difronte al disinteresse del comune nel fornire spazi accessibili e liberi per una discussione politica, hanno quindi deciso di creare questo spazio, ritrovandosi allo skatepark per organizzarsi in gruppi di dibattito. 

Il prossimo appuntamento sarà l'assemblea pubblica del 29 settembre, dove gli studenti continueranno questo confronto e si organizzeranno per le prossime iniziative e per creare un nuovo percorso che si impegni nella rivendicazione di spazi e nella lotta per la giustizia climatica e sociale in vista della PreCop di Milano.

A Roma 5 mila persone hanno sfilato da piazza Vittorio a piazza della Repubblica: numerosi interventi in solidarietà ai lavoratori di Gkn, a testimoniare il nesso tra giustizia climatica e giustizia sociale. Migliaia anche a Napoli, Torino, Milano e Bologna, dove la manifestazione ha causato non pochi disagi al traffico. Ad Alessandria il corteo inserito in una “tre giorni” che si concluderà domenica con un incontro in cui il Comitato Stop Solvay di confronterà con le Mamme No Pfas del Veneto e i medici ISDE.

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