Rimini – #Casamadiba. Fa il punto e rilancia

Dopo l'occupazione del 7 dicembre, questa mattina a Casa Madiba si è tenuta una conferenza stampa di aggiornamento e di lancio dei prossimi appuntamenti, ribadendo l'importanza della nascita di un laboratorio cittadino antirazzista e di produzione di nuovi diritti e nuova cittadinanza. Di seguito il comunicato distribuito.

18 / 12 / 2013

Sono passati undici giorni dalla liberazione di Casa Madiba ed i pavimenti prima ricoperti di polvere sono stati calpestati da centinaia di piedi in questa settimana ricca di iniziative e momenti assembleari costruttivi.

Tante le persone per lo più eterogenee che hanno attraversato lo spazio, gli ambienti si sono riscaldati e sulle pareti sono apparse le prime cromature. Nella stanza centrale una scritta, CASA MADIBA, ha riempito una parete monotona che è diventata il simbolo dell'occupazione, rinvigorendo una lotta legittima per la conquista di nuovi diritti all’abitare nonostante il terrorismo istituzionale messo in campo intorno al dispositivo intimidatorio dello sgombero. Un tema, quello del diritto alla casa, che sempre più si pone come necessario ed urgente da affrontare sia su scala nazionale, sia nel nostro territorio dove si parla di emergenza. Tutto questo mentre attraversando la città non si può non accorgersi degli scheletri di edifici recuperabili e riqualificabili (lasciati al degrado degli appartamenti sfitti o delle strutture estive inutilizzate nel periodo invernale) che rappresentano possibili soluzioni ad un aumento delle percentuali riguardanti la disoccupazione e la crescita della povertà.

Uno sperpero di risorse e luoghi riconvertibili in opportunità per le persone senza casa o per gli homeless che si aggirano tra i vagoni della ferrovia e i tanti spazi abbandonati in città, spesso protagonisti in negativo della cronaca locale. Una di queste notizie in particolare ci riguarda in prima persona perché si tratta di un fatto accaduto pochi giorni fa nell'ex vivaio Fabbri, vicino a Casa Madiba, e su cui vogliamo dire la nostra: sui giornali si parla di una lite avvenuta tra due gruppi di homeless comprensiva del lancio di una “molotov” dentro il vivaio Fabbri. La soluzione sono stati arresti e fogli di via, trasformando l’esternalizzazione di bisogni e necessità complesse, che esplodono per le mancate risposte, in problemi di ordine pubblico da affrontare con risposte repressive e securitarie. Ci si allontana in questo modo dal comprendere le ragioni di tali situazioni e soprattutto che il diritto alla casa è un diritto fondamentale per la vita.

Casa Madiba rappresenta pertanto un’opportunità per la città, dove la risposta ad un bisogno materiale e attuale come l’emergenza abitativa è arricchita dalla costruzione di una alternativa radicale e reale dal basso, di pratiche per la difesa dei beni comuni e lo sviluppo di percorsi autorganizzati che nascono dai bisogni della cittadinanza e si sviluppano nell'autonomia delle lotte, rifiutando un piano legalitario sempre più lontano dalla maggioranza della popolazione. Casa Madiba parla di recupero delle strutture a costo zero e autosostentamento delle stesse da un punto di vista energetico, dello stop all'avanzamento selvaggio del cemento e allo sperpero di risorse, di cooperazione dal basso e pratiche di riutilizzo da anteporre alla speculazione e alla rendita immobiliare e finanziaria. Per questo riteniamo importante coinvolgere architetti, designers, aziende e singoli, realtà territoriali, e più in generale la cittadinanza tutta, dentro una discussione che tenga insieme tutti questi nodi e che provi a costruire un'altra idea di città.

I momentanei occupanti di Casa Madiba sono proprio una componente del nuovo meticciato metropolitano: tutte persone fuggite da una guerra, quella in Libia, e accolti in Italia all’interno di un progetto, denominato Emergenza Nord Africa, che ha trasformato l’accoglienza in emergenza.

Per questo il 18 dicembre, nella giornata internazionale dei diritti dei migranti e dei rifugiati, saremo a Bologna al presidio contro la proposta del Ministro Alfano di riaprire il CIE di via Mattei, per ribadire ancora una volta, l'ennesima - da quando la legge Turco-Napolitano ha sancito la nascita di questi lager di stato o non luoghi in cui i diritti vengono sospesi - che questa struttura di detenzione e privazione della libertà non va riaperta ma anzi chiusa definitivamente.

Non possiamo dimenticare il siparietto messo in scena dalle governance, italiane ed europee, in occasione della strage del 3 ottobre a Lampedusa, inserito a pieno nella produzione di leggi e direttive che da vent'anni a questa parte hanno erto una barriera attorno alla Fortezza Europa e favorito una spettacolarizzazione della frontiera a Sud funzionale ad inasprire la tensione sociale fra migranti ed autoctoni e a giustificare politiche escludenti, razziste e disumanizzanti nei confronti delle soggettività migranti.

Tensioni sociali che le azioni forconiane pre-natalizie di questi giorni stanno abilmente trasformando – aiutati in questo anche da una costruzione mirata e una visibilità che i media mainstream hanno regalato prima e durante ad un fenomeno che resta, tutto sommato, quantitativamente e territorialmente limitato - in un tentativo di uscita a destra dalla crisi, senza una precisa programmazione, con contenuti però che, per quanto ancora confusi e generici, parlano di ritorno alla sovranità nazionale, di "uomo forte al comando", di antieuropeismo e lotta all'immigrazione.

Il 18 dicembre sarà l'occasione per tutte e tutti noi di fare vivere la nostra uscita della crisi, per costruire dispositivi di lotta radicale e costituente contro l'austerity, sui binari irrinunciabili della cittadinanza sociale per tutti e tutte, aperta, solidale, antinazionale, europea.

Diritto alla casa, diritto alla vita!

Que Viva Casa Madiba!

Casa Madiba Occupata – Lab. Paz Project – Campagna FacciAMOci spazio

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