Pisa - Assemblea pubblica. Verso i referendum: costruiamo un percorso comune

9 / 3 / 2011

Il 12 e 13 giugno (se il governo persiste nell'idea di non fare l'election day facendo perdere a tutti centinaia di milioni di euro) saremo chiamati a votare tre quesiti referendari sui temi dell'energia nucleare e della gestione del servizio idrico (più uno sul legittimo impedimento): dovremo scegliere se abrogare o meno un pacchetto di norme votato dal governo Berlusconi che permetterebbe la costruzione di nuove centrali nucleari in Italia ed il famigerato decreto Ronchi sulla privatizzazione del servizio di gestione dell'acqua.

In un contesto completamente mutato rispetto a 23 anni fa (quando una consultazione dal risultato nettissimo impedì di continuare sulla strada del nucleare in Italia) potremo dare con un referendum un'indicazione forte rispetto alle politiche energetiche e ambientali di questo paese.

In questa fase di crisi economica, oltre che ambientale, l'investimento italiano sull'energia dell'atomo è un goffo tentativo di rilanciare lo sviluppo senza andare a risolvere le vere problematiche poste dalla crisi.

In questi anni abbiamo assistito allo sfruttamento e all'avvelenamento dei nostri spazi di vita, costantemente posti in secondo piano di fronte agli interessi del profitto: dal nord-est alluvionato a causa della cementificazione selvaggia alla periferia di Napoli sommersa dai rifiuti, in Italia è in corso una battaglia tra la speculazione sui territori e le soggettività che vivono questi territori (e che li rendono vivi). La continua aggressione alla vita si spinge, in Italia e nel mondo, fino al campo della salute: dall'Ilva di Taranto i cui “vicini” muoiono di tumori in percentuali altissime all'aria delle nostre città avvelenata dalle polveri sottili. In questo momento in cui è necessario un cambio di rotta radicale, con la scelta del nucleare assistiamo al mantenimento di quelle logiche che ci hanno portato a questo punto: si sceglie ancora ciecamente di accrescere la produzione senza investire sulla riduzione degli sprechi e dei consumi, si mette in secondo piano il rischio ambientale e sanitario, si mantiene una struttura verticistica nella produzione e distribuzione di energia basata su poche centrali che forniscono energia a tutto il paese. A questi danni si unisce la beffa di sapere che con ogni probabilità queste centrali non diventeranno mai realmente operative (i lunghi tempi di costruzione fanno si che il periodo in cui sarà conveniente usarle sarà di pochi anni), sarebbero l'ennesima “grande opera” che fa comodo solo a pochi imprenditori edili.

Pensiamo che l'occasione dei referendum possa essere un momento fondamentale di incontro e riflessione di tutte quelle soggettività che vedono ogni giorno gli effetti di questo sistema nei territori dove vivono.

Nonostante l'IdV, partito promotore del referendum sul nucleare, abbia richiesto la consultazione in ottica strumentale antiberlusconiana, crediamo che esista un discorso comune su questo tema che possa acquisire la stessa forza ed incisività che ha sviluppato il discorso contro la privatizzazione dell'acqua. Un discorso che parte dal nucleare e prova a pensare un modello energetico sostenibile oltre le enormi contraddizioni poste da questa crisi ambientale. Pensiamo che i referendum sul nucleare e sulla ripubblicizzazione dell'acqua ci pongano l'importante questione dei beni comuni: come sottrarre questi beni alla logica del profitto? Come ridare a questi beni un significato a partire dai bisogni e dai desideri di tutti noi?

Per questo invitiamo tutte le soggettività e i gruppi interessati ad un'assemblea martedì 15 marzo per confrontarci su questi temi, discutere delle prospettive e programmare azioni comuni in vista del referendum.

Appuntamento martedì 15 marzo ore 21, aula F del Polo Fibonacci (ex-Marzotto)

Assemblea di Scienze in Agitazione

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