Perché Bolsonaro voleva andare al Santo e perché era necessario rovinargli lo show

Scandali e pandemia hanno abbattuto la popolarità del presidente che aveva puntato su sant'Antonio, patrono del Brasile, per rilanciare la sua immagine in patria.

2 / 11 / 2021

Secondo gli ultimi sondaggi raccolti in Brasile, la popolarità di Jair Messias Bolsonaro nell’ultimi 12 mesi è precipitata dal quasi 40 a sotto il 30%. Le cause di questo rapido e, ci auguriamo, irreversibile declino sono imputabili a due fattori principali: la gestione criminale della pandemia e la crisi economica che ha gettato in miseria fasce di cittadinanza che, sino a qualche tempo fa, si potevano considerare benestanti. 

Per quanto riguarda la pandemia, il presidente brasiliano si è barcamenato sin dall’inizio dal negazionismo complottista ai famosi “trattamenti precoci” basati sull’uso di farmaci come l’idrossiclorochina e l’ivermectina. Trattamenti considerati inutili se non addirittura pericolosi dall’Oms e dalla comunità scientifica internazionale. Il risultato è che lo stesso rapporto sulla gestione della pandemia stilato dalla speciale commissione del parlamento brasiliano ha stimato che circa 606 mila brasiliani sono morti per una gestione definita criminale del Covid. Il senatore Renan Calheiros, tra i conduttori dell’inchiesta, ha dichiarato espressamente: "ho trovato le impronte del presidente nel malaffare” e Bolsonaro è stato ufficialmente incriminato per nove pesanti reati tra i quali figurano anche i crimini contro l’umanità. Come se non bastasse, Bolsonaro è ufficialmente indagato anche per altri due scandali relativi all’acquisto di vaccini, così come risultano indagati alcuni membri della sua famiglia ai quali il presidente, all’insegna del più puro nepotismo, aveva assegnato importanti incarichi.

La crisi sanitaria ha incentivato la profonda crisi economica che era già in atto ed ha causato un aumento dei prezzi che, su base annua, è stato stimato attorno al 10%. Intere fasce di cittadini che prima campavano con lavori precari o gestivano piccole aziende familiari, sono finiti ad ingrossare le file dei senza tetto.

Tutto questo ha infangato l’immagine di un presidente eletto in base alla promessa che, con l’aiuto di dio e di sant’Antonio avrebbe trasformato in nababbi tutti i brasiliani. Per non parlare del sostegno di una campagna di fake news come neppure Trump era riuscito a condurre. Cosa che, proprio come con l’ex presidente statunitense, ha portato ad una vera e proprio guerra tra lui ed i social, tanto che è stato approvato un decreto - non ancora convertito in legge - con l’intento di impedire la cancellazione dei suoi post sulle piattaforme che hanno accettato di moderare i contenuti col fact-checking.

È in questo contesto di profonda perdita di credibilità che Bolsonaro è venuto in Europa con l’intento di partecipare al G20 romano e successivamente alla Cop di Glasgow.

Per dirla come va detta, a Jair Messias del G20 non gliene poteva fregare di meno. E della Cop sul clima, meno del meno. Il vero motivo della sua comparsata europea era quello di recuperare credibilità nel suo Paese toccando i temi ai quali i brasiliani sono più sensibili come la migrazione e la religiosità. Per architettare l’operazione, Bolsonaro si è affidato all’amico Luis Roberto Lorenzato, deputato italiano eletto nella circoscrizione brasiliana (eh sì! L’Italia che è quel Paese dove non ti danno la cittadinanza e non ti fanno votare anche se ci risiedi e ci paghi le tasse da 10 anni, ma fanno eleggere onorevoli a gente che non parla neppure la nostra lingua ma ha un bisavolo italiano). 

Tutto era stato orchestrato come la sceneggiatura di un film. Il presidente si fa vedere a braccetto con i “grandi” della terra, poi a spasso per le strade di Roma con la gente - migranti brasiliani ma anche cittadini italiani - che lo osannano come un campione olimpico. Le Tv brasiliane sparano questa spazzatura su tutti i canali. Nei social ufficiali del Governo, spopolano i post di Jair - che torna da vincitore nel Paese dal quale era partito, povero in canna, il suo bisnonno. Ai poster e alle consuete “mascherine” dedicate ai vari canali internet col presidente che sorride accanto alla scritta “il Brasile sopra tutto, dio sopra tutti” viene aggiunto: “L’Italia nel cuore”.

A questo punto, mancava solo la cittadinanza ad honorem. Per fargliela avere, Lorenzato si è affidato ad un altro deputato leghista eletto nel Veneto, Dimitri Coin, che si è fatto carico di perorare il conferimento dell’onorificenza all’amministrazione comunale di Anguillara. Incarico facile, perché il Comune è in mano alla Lega.
E proprio qui, arriva qualcuno a rovinargli la festa, al nostro Jair! E non è il presidio con tanto di sventolio di bandiere rosse in piazza De Gasperi, perché era già pronto a far da comparsa, nei pressi del municipio, un capannello di fedelissimi bolsonariani per permettere alle tv di filmare la “calorosa accoglienza” del ritorno a casa di Jair. 

A rovinare lo show sono state solo e soltanto le attiviste e gli attivisti di Rise Up 4 Climate Justice che venerdì scorso hanno letteralmente smerdato la scena in cui il presidentissimo doveva esibirsi! Solo per questo la cerimonia non è stata svolta dove doveva svolgersi: nella sede del Comune di Anguillara. Bolsonaro e il suo seguito han dovuto saltare la tappa e passare direttamente al pranzo in una villa blindata. Nemmeno una passeggiata per una foto ricordo alla casa del bisnonno, ha potuto fare il "nostro" Jair!

E se l'avventura italiana è cominciata male, è finita ancora peggio. Il presidio indetto dal centro sociale Pedro e da altre realtà padovane a Prato della Valle, resistendo alle violente cariche ed agli idranti, ha completato l’opera, impedendo a Bolsonaro di entrare in un luogo famoso e venerato in tutto il Sudamerica come la basilica di Sant’Antonio che, ricordiamolo, è il veneratissimo patrono del Brasile! Anche i frati del Santo, va detto, ci hanno messo del loro, rifiutandosi di incontrare Bolsonaro e sottolineando in un comunicato “le strumentalizzazioni della religione, le devastazione ambientali e l’aggravarsi di una grave crisi sanitaria” imputabili al presidente brasiliano, ospite sgradito.

Una bella botta per un uomo che ha fatto della religione e di sant’Antonio i cardini della sua azione politica per giustificare, in nomine dei, il sacco dell’Amazzonia e il conseguente genocidio dei popoli originari! E dire che Bolsonaro ha espressamente evitato la Cop di Glasgow - dove pure era atteso - proprio per non essere contestato!

Non c’è che dire: il ritorno di Jair Messias Bolsonaro in terra patria sarà il ritorno di uno sconfitto. Tenuto anche presente che, intanto lui che cercava inutilmente di mettere piede in basilica per implorare l’aiuto del Santo, in Scozia i delegati brasiliani cedevano alle pressioni internazionali e firmavano l’accordo per mettere fine alle deforestazioni. Sì, certo, è il solito “bla, bla, bla” nel più puro e consolidato stile delle Cop, ma ai suoi amici latifondisti questa nuova presa di posizione non ha fatto piacere. Jair aveva promesso loro ben altro. Ma si vede che stavolta a sant’Antonio son girate le scatole!

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