Padova - Sciopero a sostegno del fotovoltaico contro il nucleare

Lunedì 14 marzo iniziativa sotto la Confindustria.

11 / 3 / 2011

Il decreto legislativo del governo che blocca gli incentivi per gli impianti fotovoltaici non solo mette in ginocchio l'intero settore e l'indotto, ma anche rappresenta una chiara scelta di sostegno al nucleare contro l'indipendenza energetica.

Nella provincia di Padova si concentrano molte imprese del fotovoltaico che complessivamente a livello nazionale impiegano 100.000 addetti, senza contare i lavoratori dell'indotto.

La FIOM, insieme ad altre sigle sindacali ha proclamato uno sciopero ed indetto un'iniziativa sotto la Confindustria. Un'occasione di mobilitazione non solo dei lavoratori ma anche dei cittadini per riaffermare che le alternative energetiche non possono essere sacrificate al monopolio, grave ed inaccettabile, di un futuro nucleare.

Il Comitato Vota Sì contro il nucleare del Veneto, insieme ad associazioni, cittadini parteciperà all'iniziativa aPadova .

Padova: lunedì 14 marzo ore 9.00 tutti sotto la Confindustria

Andre Donegà della Segreteria FIOM di Padova spiega le ragioni dello sciopero ed invita alla partecipazione.

Ascolta l'audio

D.:Lunedì mattina a Padova si terrà uno sciopero particolare: quello del comparto legato alla produzione di tecnologia per il fotovoltaico.Vogliamo capire la natura e le motivazioni profonde di questo sciopero.
Andrea Donegà: Lo sciopero di lunedì è per protestare contro la  scelta del Governo di togliere gli incentivi. E' una scelta sciagurata che porta al blocco completo dell'unico settore che negli ultimi anni ha prodotto qualità, energia pulita e occupazione di qualità.
Si tratta del settore del fotovoltaico, particolarmente significativo nella provincia di Padova.

Abbiamo la fortuna, dal nostro punto di vista, di avere nel nostro territorio, un grande numero di imprese, di esperienze positive di aziende leader nella produzione di pannelli e delle celle fotovoltaiche. Queste aziende, con il decreto che ha firmato recentemente questo governo, sono bloccate e rischiano nel breve periodo la cassaintegrazione e, in prospettiva, se dovesse durare una situazione così grave di incertezza ,anche qualcosa di più grave.
L'assurdo di questo decreto passa attraverso due fatti, due tagli.

Il primo è il blocco degli incentivi che erano già stati approvati. Le persone che avevano fatto degli investimenti per l'autoproduzione
tramite i pannelli fotovoltaici di energia elettrica, si trovano a non avere più garantiti gli incentivi e quindi i livelli di ritorno economico sul conto energia promessi loro non più tardi dell'agosto scorso.

Solo gli impianti che verranno messi in esercizio entro il 31 maggio potranno godere di quelle tariffe.

Il secondo è che per tutti  gli altri le tariffe che sono ancora da definire.
Il blocco agli incentivi agli impiani in esecizio fino al 31 maggio determina un tempo troppo breve per poter terminare gli impianti che sono già stati ordinati.. Assistiamo, quindi, ad un blocco dei cantieri già in piedi oppure ad una corsa per cercare di arrivare dentro una data che è troppo ravvicinata.

Chi farà impianti in data successiva ha la totale incertezza su quali saranno gli incentivi. Il governo parla genericamente di  incentivi da definirsi entro il 30 aprile ma se consideriamo che ci hanno messo un anno e mezzo a fare il decreto precedente, è impensabile che possano definire qualcosa. 

Sostanzialmente si tratta di congelamento di questo settore che è davvero un settore su cui puntiamo molto come FIOM.

D.: E' un settore, che tu dicevi, nel nostro bacino produttivo padovano è importante perchè risponde a una necessità di produzione in settori innovativi. Questi tagli del governo, se li vediamo alla luce più complessiva di tutti i discorsi che ci vengono fatti sul rilancio del sistema italia, come li possiamo interpretare?

R.: Si possono interpretare in più modi.

Si sta tagliando un settore nuovo, un settore giovane che sta crescendo a volumi incredibili e che, come tutti i giovani settori ha bisogno di essere incentivato come accade dapperttutto.

Questa scelta fa pensare, ovviamente. Viste le reazioni di Confindustria è  un opzione tutta politica. Un'opzione sciagurata che si inserisce nella scelta di andare verso l'energia nucleare.

E' in atto da mesi una campagna mediatica fatta di assurda demonizzazione delle energie pulite e questo è il colpo finale, secondo noi.
Il fotovoltaico è un'energia assolutamente democratica, nel senso che  in Italia, per esempio, ci sono 140.000 piccoli produttori che creano, con piccoli pannelli, con piccole superfici e con piccoli investimenti una sorta di autoproduzione. Ma la logica di uscire dal monopolio e dagli oligopoli non piace molto a questo governo .


D.: Questa questione lega perciò gli interessi di una parte dei lavoratori, quelli impegnati nel settore, anche con i consumatori, con chi, giustamente, come dicevi tu, ha scelto  l'indipendenza energetica per creare un'alternativa alla gestione monopolistica e centralizzata della produzione di energia. Voi, da questo punto di vista, lo sciopero di lunedì lo vedete anche come possibilità di collegare i due aspetti?

R.: Certamente si, anche dal punto di vista di collegarci ad un'idea diversa di modello di sviluppo.

Questo modello di sviluppo ci sta mettendo alle strette, ci sta chiedendo di rinunciare a diritti, ci sta chiedendo di rinunciare al nostro territorio, ci sta comprimendo in uno spazio sempre più piccolo in cui vive sempre di più la paura e l'incertezza.
L'energia pulita, la cosiddetta "green economy", ci da la possibilità di fare parte di un sistema più generale di idee per uno  sviluppo diverso, per un sistema energetico diverso.

Stiamo parlando di una politica industriale ed economica diversa, sostenibile, sia dal punto di vista ambientale che dal punto di vista sociale. Questo insieme di scelte sono  l'unico elemento che ci può dare un'alternativa ad un sistema che ci vuole solo consumatori e autodistruttori del nostro pianeta delle nostre relazioni, delle nostre culture.

Per noi questa prospettiva la vedo connessa alle tante altre lotte che stiamo facendo per evitare che ci vengano tolti il diritto all'acqua, il diritto alla cultura, il diritto al lavoro.
Fa parte di tutte proposte ed iniziative  che mai come ora sono necessarie da portare avanti.

D.: L'ultima cosa, specifica. Con lo sciopero di lunedì che cosa si chiede?

R.:Si chiede di ritirare immediatamente il decreto e di modificarlo. Sono possibili delle modifiche immediate, che sostanzialmente non costano nulla e darebbero più certezza al settore.

Si potrebbe banalmente spostare la data del 31 maggio al 31 dicembre, che è un tempo ragionevole per terminare gli impianti che sono già stati progettati ed evitare il blocco dei finanziamenti.

Riguardo al futuro, bisogna dire subito che si farà una modulazione degli incentivi. Una modulazione che deve essere tarata in base alla produzione. In questo momento hanno invece messo un tetto, e questa idea rende sostanzialmente incerto l'investimento, cioè tu fai un investimento ma non puoi sapere a priori se sei dentro o fuori quel tetto.

Come fanno negli altri paesi europei si può dire che a seconda della quantità di enegia prodotta con le rinnovabili si decideranno gli incentivi utilizzando lo schema più aumenta la produzione e meno costa l'energia, e dunque si può progressivamente abbassare l'incentivo.
Mettere un tetto oltre il quale non c'è nessun incentivo, vuol dire ammazzare completamente il settore.

Intervista a cura Associazione Ya Basta

Per saperne di più:

Intervento di Oscar Mancini - Portavoce regionale Comitato Referendario Vota Si per fermare il nucleare

Sito SOS rinnovabili - Salviamo il rinnovabile in Italia.

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