L'Europa in attesa

Dopo il referendum, i passaggi tra BCE, Commissione, Eurogruppo e Consiglio europeo. A domenica la decisione finale.

8 / 7 / 2015

La palla è passata in mano ai creditori e alle istituzioni europee. Dopo la riunione tra tutti i leader di partito greci di lunedì, durante la quale è stata stilata una proposta firmata collegialmente, siamo entrati nel pieno della settimana nella quale il futuro della Grecia e dell’Europa cercherà di essere disegnato dalla mano della BCE, della Commissione, dell’Eurogruppo e della “locomotiva” tedesca. 

Sappiamo benissimo che le reazioni al day after del referendum in cui ha prevalso (di molto) l’OXI, gridato a gran voce nelle piazze e sulle strade di Atene alle politiche di austerità, sono state confuse e circospette. Dai silenzi stampa alle dichiarazioni – per bocca proprio dei socialdemocratici – di impossibilità di un’ulteriore trattativa, le élites europee hanno subito cercato di impostare una risposta allo straordinario risultato di domenica: come fare ad attaccare e mettere a tacere il governo di Syriza, ora che irresponsabile è un popolo intero? La sfera degli scenari futuribili è aperta ed ogni finale è preso in considerazione, per quanto la Grexit, agitata a monito e conseguenza estrema di eventuali scelte sul negoziato, non è sicuramente nel programma di Syriza e dei greci, così come ci sono un gioco di forza nel “blocco atlantico” ad osteggiarla. Obama, per ragioni geopolitiche e per interessi di Washington, non può permettersi di cedere un territorio ad Est in questo clima da “guerra fredda” post-moderna. E anche la Germania, composita tra falchi, colombe e possibilisti, sa bene di rinunciare ad un terreno di speculazione e accumulazione di capitale se la penisola ellenica dovesse fuoriuscire dall’euro, basti pensare agli interessi sui titoli di Stato o sulle azioni bancarie che maturano in una situazione economica come quella greca. 

Forte del consenso popolare e della volontà politica del referendum – che travalica il mero apprezzamento per Syriza, ma è eredità di anni di mobilitazioni e di cambiamento della mentalità politica – Tsipras ha chiesto un prestito ponte di sette miliardi prima di presentare un programma definitivo di riforme. Nel frattempo, Draghi ha giocato quel suo ruolo dell’amico/nemico concedendo che l’ELA non fosse bloccato, ma chiedendo più garanzie alle banche e negando una sua estensione. Di fatto gli istituti di credito in Grecia rimarranno chiusi fino a venerdì. La governance post-democratica cerca di togliere l’ossigeno respirato a pieni polmoni durante la campagna di OXI. Un altro eurosummit con tutti e 28 i Paesi dell'Unione avrà luogo domenica, con alla mano le proposte di riforme della Grecia che saranno inviate giovedì; il nuovo Ministro delle Finanze greco, Euclid Tsakalotos, ha annunciato dei provvedimenti sulle pensioni e sulle tasse. 

Tsipras ha parlato di taglio del debito al Parlamento europeo, una richiesta che sembra aver aperto delle brecce nelle intenzioni di alcuni, soprattutto negli USA. Del resto, la questione politica del taglio del debito è stata al centro del NO, perché significherebbe la messa in discussione della costituzione europea basata proprio su quel debito/colpa – Schuld in un’unica parola tedesca – che crea gerarchie tra Stati e condizioni economico-sociali differenziate nello spazio europeo. E’ un modo per stabilizzare un miglioramento delle condizioni di vita e iniziare ad affermare un’altra vita possibile libera dal neo-liberismo.

L’esperimento di democrazia in Grecia non si limita soltanto a domenica e di certo non si è consumato. L’estrema politicizzazione della società, che ha preso posizione netta secondo linee di classe, ha fatto in modo che gli spossessati, “i dimenticati e gli invisibili”, come ricorda Yannis Albanis, abbiano preso parola. “Dovremmo continuare a lottare contro la povertà, contro l’austerità e per la dignità del popolo; dovremmo continuare a lottare contro l'umiliazione di questa politica e contro la paura, la campagna di terrore”. La prima battaglia è stata vinta, ora ne vedremo delle altre in questa guerra europea: nessuno dà la garanzia che si possano ottenere altre vittorie. La comprensione delle opportunità passa per la capacità di risposta e di movimento della società greca del NO, così come delle altre comunità transnazionali che si sono mosse contro l’austerità. Perché il movimento dell'OXI sostiene Syriza a ragione, ma appartiene ad una dimensione che non è riducibile al governo e alle sue istituzioni. E' da questa costante tensione che dipenderà il fallimento o meno di un accordo a favore del popolo greco e, in prospettiva, dell'apertura di un campo del possibile in tutto il Vecchio Continente. 

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