La Verona antifascista si mobilita contro la festa di Casa Pound

3 / 9 / 2019

Il raduno nazionale di Casa Pound non sarà a Badia Calavena, ma nel Comune di Roncà. Casa Pound non molla, ma anche gli antifascisti veronesi non abbassano la guardia.
Andiamo con ordine. Qualche mese fa Casa Pound ha lanciato la propria festa nazionale nel territorio veronese. Potrebbe davvero non essere un caso che l'organizzazione neofascista abbia scelto proprio i giorni dal 5 all'8 settembre per organizzare la propria festa nazionale a Verona. Proprio in quei quattro giorni era già stato precedentemente lanciato il festival «Le città invisibili», un evento organizzato dai movimenti antifascisti, antirazzisti e femministi di Verona con momenti di aggregazione e focus su macro temi come il lavoro, la scuola, l'ambiente, i diritti e le migrazioni.
Dietro alla scelta di CasaPound potrebbe dunque esserci la volontà di sfidare l'area antifascista veronese, creando un evento opposto.
L’assemblea 17 dicembre - costituitasi nel 2017 in seguito alle numerose manifestazioni di intolleranza e odio verso i migranti e chi li sostiene avvenute sia a Verona che in provincia e fomentate da gruppi razzisti e fascisti – dopo aver appreso la notizia della festa di Casa Pound ha lanciato una campagna di boicottaggio delle strutture che avrebbero potuto ospitare il raduno.
Questa campagna ha raggiunto subito un primo risultato positivo: la pista da speedway del Marani Motor Park di Badia Calavena, identificata da Casa Pound per svolgere la propria festa non è stata concessa dai proprietari.
CasaPound Verona non si è data per vinta e neanche l'Assemblea 17 Dicembre ha abbassato la guardia.
Gli antifascisti e le antifasciste veronesi hanno dichiarato di non essere stati pienamente soddisfatti del diniego da parte dei gestori della pista e hanno continuato a tenere alta l'attenzione per impedire che eventi di chiara matrice fascista e neonazista, dichiaratamente intolleranti, potessero svolgersi in città.
In questo clima di tensione, lo scorso 29 agosto durante la “Festa in Rosso”, c'è stato un atto intimidatorio, chiaramente riconducibile all’area fascista. Un motorino parcheggiato all'esterno della festa è stato dato alle fiamme.
Il gesto, che poteva avere delle conseguenze più pesanti, è stato teso a colpire una manifestazione molto partecipata e che da subito ha appoggiato la battaglia contro il raduno nazionale di Casa Pound. Sempre durante la stessa festa, si sono registrati altri atti minacciosi come il lancio di petardi, la foratura di gomme d'auto o l'incendio di alcune bandiere. Già dal mese di Luglio a Verona si sono verificati atteggiamenti intimidatori e minacce nei confronti dei dipendenti di un'attività commerciale da poco inaugurata in Piazza Erbe. Il gruppo di neofascisti ha concentrato consapevolmente la propria attenzione su due dipendenti in particolare, entrambi attivi in percorsi politici, sociali e culturali opposti ai loro. Le minacce verbali - ricevute già nel giorno dell'inaugurazione - sono diventate poi sempre più frequenti, aggravandosi nel tempo fino a divenire promesse di aggressioni fisiche, anche armate, ai danni non solamente delle due persone direttamente coinvolte, ma anche di coloro che in alcune circostanze hanno preso le loro difese.
Questi gesti sono da aggiungere ai numerosi casi di squadrismo che si stanno radicando e diffondendo in tutto il paese, Verona compresa, con il silenzio complice di amministrazioni locali e ministri.
Dopo la campagna di pressione organizzata da tutte le realtà antifasciste veronesi sul raduno che Casa Pound avrebbe dovuto tenere a Badia Calavena i gestori hanno revocato la disponibilità, ma nonostante questo importante risultato l'organizzazione neofascista ha trovato una nuova nel comune di Roncà, ancora in provincia di Verona e sempre nella stessa data dal 5 all'8 settembre. Il raduno si svolgerà come una sorta di “festa privata” nei locali di una pizzeria di Roncà.
Il programma della festa nazionale è ricco di nomi il cui orientamento fascista e integralista è ben noto. Saranno infatti presenti fra gli altri: Simone Pillon (Senatore della Lega), Elena Donazzan (FDI - Assessora Regione Veneto) , Ignazio La Russa (ex Ministro della difesa) ma anche Stefano Bertacco (FDI e assessore del Comune di Verona). È di ieri la notizia di un invito ufficiale diramato a Matteo Salvini.
Le realtà antifasciste veronesi hanno rilanciato la campagna di boicottaggio dei luoghi che ospiteranno questo, ma anche altri eventi dell'estrema destra, sottolineando fortemente quanto sia inquietante la tranquillità con cui esponenti istituzionali decidono di partecipare ad un raduno che, sia per leggi promulgate a suo tempo dal Parlamento nel quale loro stessi siedono o al quale fanno riferimento, sia per norme contenute nella Carta Costituzionale sulla quale hanno giurato, dovrebbe essere dichiarato illegale.
A leggere il programma del raduno si scopre addirittura, dichiarano gli antifascisti veronesi, che al dibattito intitolato “Leggi liberticide e polizia del pensiero”, che sicuramente metterà nel mirino leggi quale la Mancino, che punisce la discriminazione e l’odio razziale, o la Scelba, che vieta l’apologia di fascismo e la ricostituzione del partito fascista, parteciperà, in qualità di relatore, il Presidente della Commissione Giustizia del Senato, in quota Lega, Andrea Ostellari. Il fatto che i massimi esponenti politici di Regione e Comune, destinati a supervisionare l’istruzione dei nostri figli, ascrivono gli antifascisti veronesi in un comunicato, partecipino ad un raduno nazionale neofascista è davvero preoccupante, e lo diventa ancora di più se ricordiamo che, solo qualche mese fa, il Ministro all’istruzione presenziò al Congresso Mondiale delle Famiglie a Verona, dove era presente anche il gotha dell’estrema destra integralista.
Il fronte del “No” alla festa di Casa Pound cresce ogni giorno di più.
Gli antifascisti e le antifasciste veronesi continueranno con la loro campagna di boicottaggio e invitano tutte e tutti a partecipare al festival “Le città invisibili”.

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