Appunti e riflessioni sulle nuove forme di soggettivizzazione dentro le catene schiavistiche alberghiere della Costa romagnola

Il caso Coppola e gli scioperi selvaggi di lavoratori e lavoratrici stagionali

25 / 7 / 2010

Dopo la conferenza stampa di presentazione della “Guida per i lavoratori/trici stagionali comunitari e non..”, che è stata l’occasione anche per rompere il piano di omertà intorno al problema dello sfruttamento e denunciare nuovamente la drammatica realtà di sfruttamento che caratterizza e che supporta l’economia della riviera romagnola, ci sembra importante costruire un piccolo report delle varie iniziative di protesta intraprese dai lavoratori e dalle lavoratrici stagionali in questi ultimi due caldi mesi..

Elementi comuni a tutti questi lavoratori sono il luogo di lavoro, ovvero uno dei numerosi hotel appartenenti alla catena alberghiera Costa Romagna Hotel e il mancato pagamento in tutti i casi della retribuzione mensile.

Il primo giugno di quest'anno un gruppo di 20 lavoratori di nazionalità romena, provenienti da strutture alberghiere presenti nel territorio tra Lido di Classe e Rimini legate alla Costa Romagna Hotel, si trovano a manifestare di fronte all'hotel K2 di Cesenatico. Alcuni di loro non percepiscono la retribuzione dal mese di febbraio, altri da marzo e c'è chi ha ricevuto solo 50 euro dopo due mesi di lavoro. Sono stati tutti assunti prevalentemente con un contratto a chiamata quando però in realtà lavorano sette giorni su sette per sedici o diciotto ore al giorno, con una retribuzione mensile di 8oo euro. In seguito alla protesta i dipendenti saranno costretti a passare la notte sotto le stelle. Pare, infatti, che sia pratica comune da parte dei vari direttori di questa catena alberghiera, privare i lavoratori del loro alloggio presso l’hotel dove lavoravano, sbattendoli fuori, quando si tratta di rispettare i tempi di pagamento.


Ad ogni violento “licenziamento-auto sospensione” ci sono altrettanti nuovi schiavi pronti a rimpiazzare i vecchi lavoratori, ma come si vedrà in seguito per loro il destino non sarà molto diverso.

Il 5 giugno sette di quei lavoratori presenti al presidio dell’ 1 giugno ritornano nuovamente, in tarda serata, davanti all' hotel K2 per chiedere di essere pagati: il direttore concede loro il versamento in contanti di uno stipendio, mentre il restante sarà versato a fine agosto.

Il 7 giugno l'associazione Rumori Sinistri riesce ad incontrare una decina di dipendenti e a metterli in contatto con un sindacalista della FILCAMS CGIL di Cesenatico, per dare inizio ad una vertenza. Giorno dopo giorno saranno 8 i lavoratori che esporranno denuncia. Il 23 giugno l'ass. Rumori Sinistri organizza insieme a cinque lavoratori italiani licenziati senza percepire stipendio, un presidio davanti all' hotel K2; questa volta la reazione dei direttori dell’hotel è molto pesante e vede anche minacce verbali nei confronti dei volantari e delle volantarie dell'associazione. Al ritorno dalla spiaggia i clienti dell’hotel K2 sono stati informati direttamente dalle lavoratrici e dai lavoratori non pagati qual’è la prassi diffusa in quell’albergo e questa non è stata una buona pubblicità per la catena Costa Romagna Hotel.

Il 17 luglio, all’ora di cena, il cuoco assunto presso l'hotel K2 si rifiuta di servire la cena come forma di protesta di fronte al mancato pagamento dello stipendio a due mesi dall'assunzione. Alla richiesta di percepire un acconto dello stipendio il direttore lo licenzia.

Giungiamo quindi all’ultimo episodio di protesta: mercoledì 21 luglio alcuni dipendenti dell'hotel MARACAIBO di Rimini, hotel appartenente alla catena alberghiera Costa Romagna Hotel, danno vita attorno alle 19.00 ad una protesta, rifiutandosi di servire la cena, con la richiesta del pagamento dei tre mesi di lavoro pregressi. L'hotel entra nel caos più totale: niente cena per i clienti affamati dell’hotel, sciopero e blocchi stradali, con sedie e tavolini, dei lavoratori e delle lavoratrici. La cena sarà servita solo alcune ore dopo, in seguito al pagamento di una parte dello stipendio.


I presidi dei lavoratori stagionali davanti all’Hotel Mosè di Torre Pedrera (settembre 2009), al K2 di Cesenatico (giugno 2010) fino a quello di pochi giorni fa davanti all’hotel Maracaibo di Rivazzurra,  ci mostrano un nuovo modello imprenditoriale che sperimenta forme nuove di sfruttamento, giungendo a non retribuire i propri dipendenti e facendo leva sul rischio di sottrarre agli stagionali lavoro ed alloggio nel medesimo tempo.

La crisi, inoltre, è ristrutturazione dei profitti e spostamenti di denaro. Nel nostro caso specifico, le cifre comunicate dalle categorie di settore hanno attestato un incremento delle entrate dalla stagione 2008 al 2009. Questo è chiaramente una contraddizione rispetto ai discorsi fatti ad alcune stagionali: «c’è la crisi ti taglio il salario». La crisi è globale e strutturale, ma le categorie imprenditoriali del turismo romagnolo stanno avendo risultati in controtendenza rispetto ad altri settori dell’economia, per cui la crisi è spesso utilizzata per accrescere il ricatto verso diversi lavoratori ed abbassare le loro retribuzioni che hanno avuto un’inflessione del 20% rispetto allo scorso anno.

Altro dato che emerge dal report e che merita di essere sottolineato è la variazione rispetto agli anni precedenti del tipo di contratto che viene stipulato ai lavoratori, con il sopravvento del contratto a chiamata.
E’ pratica comune di molti datori di lavoro stipulare contratti a chiamata, contratti che altro non sono che una forma per legalizzare il lavoro nero.
La realtà ci riporta infatti ad una condizione di sfruttamento nella quale il lavoratore è impiegato 7 giorni su 7, con una media di 14 ore giornaliere e nonostante ciò, proprio a causa della tipologia del contratto stipulato, non può raggiunge i requisiti necessari (78 giornate lavorative) per poter accedere alla domanda di indennità di disoccupazione o, in caso di infortunio o malattia, avere la sufficiente copetura.
Con questo tipo di contratto di lavoro, inoltre, il lavoratore è anche maggiormente esposto al rischio di licenziamento repentino.
Vengono così a mancare anche quei minimi diritti e garanzie garantiti dal CCNL, come accade per esempio per un contratto di 40 ore settimanali o part-time.

Crediamo sia importante in questo momento continuare il lavoro di informazione/supporto nei confronti di chi lavora in schiavitù e di denuncia nei confronti di chi continua a produrre ricchezza non distribuita attraverso lo sfruttamento di esseri umani e l’evasione fiscale.
E proprio in questa direzione si muoverà l’associazione Rumori Sinistri, incontrando nei prossimi giorni i lavoratori e le lavoratrici che mercoledì 21 luglio hanno incrociato le braccia al lavoro come protesta per la mancata percezione della loro retribuzione mensile.

I volontari e le volontarie dell’associazione Rumori Sinistri

Lab Paz Project

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