Presidio alla Prefettura di Bari

Da Rosarno non si torna indietro

Comunicato Rete Antirazzista di Bari

11 / 1 / 2010

Quanto successo nei giorni scorsi a Rosarno, dove si è scatenata una vera e propria caccia all'uomo, è il frutto della criminalizzazione dello straniero e del diverso.
E' l'emblema del dilagante clima di razzismo e xenofobia legittimato da norme restrittive e securitarie. E' l'ennesima vicenda di una situazione di degrado, violenza e di totale assenza di politiche migratorie e sociali. Non è un caso che avvenga ai tempi del cosiddetto "pacchetto sicurezza" e non è un caso che avvenga in una realtà dove regna la criminalità organizzata.
Lo sfruttamento sistematico e senza alcuna garanzia del lavoro migrante, la riduzione in schiavitù di migliaia di lavoratori immigrati rappresenta una piaga dell'economia, soprattutto agricola ma non solo, nel nostro paese.
Fenomeno le cui caratteristiche sono ampiamente note e che si finge di ignorare. Da tempo denunciamo queste situazioni: a Rosarno, a Castelvolturno, in Puglia, in Sicilia, nel resto d'Italia. La rabbia degli immigrati, dopo l'ultima aggressione nei loro confronti, è la conseguenza di mesi ed anni di soprusi, di diritti negati, di falsa accoglienza, di lungaggini burocratiche, di violazioni del diritto d'asilo, di degrado, di umiliazioni e violenze quotidiane, di lavoro mal pagato o non pagato affatto, di una vita di stenti, di case di lamiere e cartone, di sfruttamento fino alla schiavitù.
E' questa la vera emergenza: un'economia criminale che sfrutta gli immigrati, incastrati nelle maglie di una normativa feroce che crea clandestinità e rende ricattabili le persone.
Le inaccettabili condizioni in cui versano gli immigrati, regolari e non, rifugiati e titolari di forme di protezione, non ha eguali nel resto d'Europa.
Tutto ciò nell'assoluto silenzio ed indifferenza dell'attuale governo e di quelli che lo hanno preceduto. La rivolta di Rosarno ha smascherato l'ipocrisia delle leggi in materia d'immigrazione ma, allo stesso tempo, ha dimostrato che contro sfruttamento e criminalità è possibile e doveroso camminare a testa alta e rivendicare i propri diritti.
Ciononostante nessuna condanna alle violenze subite a Rosarno dagli immigrati, nessuna parola sul contesto di criminalità organizzata che le ha partorite, nessun riferimento alla moderna schiavitù ed allo sfruttamento dei lavoratori immigrati.
Le attuali norme in materia di immigrazione hanno fallito, creano clandestinità e favoriscono sfruttamento, alimentano odio razziale in Italia. Ma soprattutto è oramai dimostrato che minano alla base ogni possibile solidarietà sociale ed umana. In base alle attuali leggi si è creato un diritto differenziale, speciale, valido esclusivamente per i cittadini stranieri, siano essi lavoratori, disoccupati, studenti, rifugiati politici o quant'altro. La differenziazione delle persone su base etnica e nazionale non permette di esprimere unitariamente il senso di indignazione alla precarietà ed allo sfruttamento.
Ne abbiamo una conferma proprio dai fatti di Rosarno, ove anzichè prodursi una comune lotta contro criminalità e sfruttamento si sono poste le basi per una vera e propria guerra tra poveri: nello straniero si è individuato il nemico; invece di essere tutelati gli immigrati sono stati trasferiti senza che gli fosse neanche chiarito dove, perchè, con quali garanzie.
Sono arrivati in circa 350 a Bari e in circa 440 a Crotone, ma altri trasferimenti potrebbero esserci nei prossimi giorni. Molti si sono allontanati autonomamente da Rosarno, con i pochi averi in una busta di plastica. Terrorizzati, hanno camminato lungo i binari della ferrovia per sentirsi più al sicuro. Tutto pur di fuggire a bastoni e spranghe, a sfruttamento e assenza di riconoscimento di ogni forma di rispetto e dignità personale.
Questo avviene in Italia, paese d'Europa, nell'anno 2010.
Cosa stia avvenendo agli immigrati nei Cara è ancora poco chiaro. Molti sono andati via, coloro senza permesso di soggiorno vengono trasferiti nei Cie. Da vittime sono diventati i "clandestini" da espellere per motivi di sicurezza. Questa la politica del Governo xenofobo Berlusconi e del Ministro degli Interni Maroni.
Queste persone, invece, devono poter essere regolarizzate ed accedere ad un permesso di soggiorno.
In favore degli immigrati provenienti da Rosarno è indispensabile che si attuino tutti i programmi di protezione sociale pur previsti dalle attuali leggi, anche per potere recuperare i loro crediti di lavoro. Nella situazione attuale, invece, se denunciassero il lavoro nero di cui sono state vittime, verrebbero invece incriminati per avere soggiornato irregolarmente in Italia. Ecco uno degli ultimi paradossi del reato di clandestinità introdotto ed ecco un ulteriore favore agli imprenditori senza scrupoli, eventualmente, legati alla criminalità organizzata.
Attualmente vengono puniti gli immigrati, mentre restano impunite le organizzazioni criminali ed i clan mafiosi.

Chiediamo a tutti di sostenerci in questa lotta:


a. Perché nessuno venga espulso o trasferito nei Cie e perchè non venga confermato il trattenimento per coloro che sono stati già trasferiti nei Cie;
b. Per il rilascio del permesso di protezione sociale (art. 18 T.U. Immigrazione) a chi, proveniente da Rosarno, è sprovvisto di altro titolo di soggiorno;
c. Per una sanatoria a regime;
d.Per la costruzione di uno sciopero del lavoro migrante.


Invitiamo tutti alla partecipazione al presidio di martedì, 12 gennaio, ore 10,00, sotto la Prefettura di Bar

Rete antirazzista di Bari
http://reteantirazzista.wordpress.com

http://reteantirazzista.wordpress.com


Prime adesioni:
Ass. Comunità Somala, Ass. Social Bangladesh, Ass. Alwafa, Ass. culturale Linea 5, Ass. Giraffah Onlus, Coop. Sociale comunità Oasi 2 San Francesco Trani, Ferrhotel occupato e autogestito, Medico Collettivo Medicina, Collettivi Autorganizzati, Collettivo Fisica Red Shift, Gruppo Lavoro Rifugiati, Abusuan, RdB/Cub, Prc, Sinistra Critica, Sel, Sportello dei Diritti, Finis Terrae, Centro culturale Babele

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