Oef *21 - Economie, disuguaglianze, cura. Il report del dibattito

L’edizione di quest’anno - per la prima volta a settembre e non in contemporanea con il festival dell’Economia di Trento - più breve, ma non meno incisiva, ha voluto immaginare AltriMondi Possibili. Dal 10 al 12 settembre al parco Santa Chiara di Trento.

14 / 9 / 2021

La pandemia ha reso esponenziale il dominio dello sfruttamento economico in ogni sua forma, ambientale, patriarcale, coloniale. È da questo presupposto che è partita la discussione di “Economia, disuguaglianze, cura”, terzo dibattito dell’OltrEconomia Festival edizione 2021, che ha visto la partecipazione di Cristina Morini, ricercatrice e saggista, editorialista di Effimera.org, e Raul Zibechi, politologo e scrittore uruguaiano.

A moderare il dibattito Enzo Vitalesta, che ha chiesto a Zibechi di fornire un quadro su quanto si sta muovendo in America Latina, prendendo spunto dal suo ultimo libro Tempi di collasso popoli in movimento.

Durante la pandemia in America Latina sono esplose molte contraddizioni, che hanno fatto nascere diversi movimenti e ne hanno rafforzato altri. Dalle lotte condotte da oltre 6.000 indigeni nel Brasile Amazzonico alla Minga Indigena, Negra y Popular in Colombia, il filo conduttore di questi movimenti è quello di costruire e rafforzare forme di vita anticapitaliste.

Zibechi si è concentrato molto sulla rivolta colombiana iniziata il 28 aprile, che è al momento la lotta più importante di tutto il continente. La lotta, partita da uno sciopero convocato dai maggiori sindacati del Paese, si è evoluta grazie a tantissimi giovani che hanno creato forme di sciopero sociale, «giovani che non hanno futuro in un governo che rappresenta uno dei baluardi dell’estrattivismo». Milioni di persone sono scese in piazza per oltre due mesi, creando due forme di azione completamente nuove per la Colombia: la primera linea, una forma organizzata di autodifesa in piazza che ha visto la partecipazione di giovani e meno giovani; l’occupazione stabile di spazi pubblici in diverse città del paese, delimitati da barricate, che hanno costituito vere e proprie aree di contropotere politico e sociale. 

Questa lotta urbana è stata importante per creare comunità, «resistere, ma anche creare il nuovo; scontrarsi con la polizia, ma anche dare vita a biblioteche e presidi sanitari autogestiti» dice Zibechi. Per questa ragione si tratta – in Colombia e non solo – di qualcosa che va oltre l’idea di “movimenti sociali”, che ci parla di veri e propri “popoli in movimento”, capaci di creare mondi nuovi.

Cristina Morini ha analizzato i risvolti sociali della pandemia da un punto di vista di genere, in particolare nel panorama italiano e occidentale, provando a mettere in discussione il termine “cura”, «termine a me caro sul piano politico, che nell’ultimo anno e mezzo ho visto un po’ stiracchiato, soprattutto nel suo utilizzo istituzionale».

Partendo dell’ambivalenza del concetto di “cura” nella prospettiva storica femminista, Morini ha cercato di inquadrare la dimensione di classe che la “cura” porta con sé, dalla femminilizzazione del lavoro degli anni ‘60e ’70 al ruolo che hanno le donne migranti nel mercato del lavoro contemporaneo. Il lavoro domestico è potuto diventare politico perché si è trovato all’interno di un conflitto allo stesso tempo di genere e di classe; per questa ragione bisogna sempre fare attenzione all’uso strumentale della “cura”, che rischia invece di spoliticizzare questo concetto e di estrapolarlo dal conflitto sociale. «Il concetto di cura ha con sé questo potenziale trasformativo, ma va associata sempre a un’idea distruttiva delle relazioni patriarcali per affermarsi pienamente» dice Morini, che continua «dobbiamo pensare a forme di cura ribelli, in cui le varie parti della comunità si prendono in carico la responsabilità di portare il sistema fuori dalla logica della produttività e in generale dalla riproduzione capitalista».

Infine, bisogna fare attenzione a un’eccessiva responsabilizzazione dell’individuo, al di fuori del contesto sociale e comunitario, in cui il principio di sussidiarietà si sostituisce alle carenze stesse dell’intervento pubblico. «Per questa ragione va messo urgentemente nell’agenda politica il reddito di autodeterminazione del vivente» conclude Cristina Morini, «per ritrovare nell’etica della subalternità un vettore rivoluzionario».

Cristina Morini ha poi fatto una domanda a Raul Zibechi, riguardante le contraddizioni che si sono generate nei governi di sinistra che ci sono stati negli anni passati in Sud America e sulle possibili alternative alla rappresentanza istituzionale.

«In America Latina stiamo assistendo a una guerra contro i popoli, perché siamo ovunque in un processo di costruzione di narco-Stati» risponde Zibechi. Quelle società che una volta erano più o meno integrate, sono ora completamente in mano all’estrattivismo più violento. «L’unica possibilità di ricostruire un “noi” è quella di partire dalla difesa della vita che si sta attuando nelle comunità autonome, ma per questo bisogna sfuggire dalla rappresentanza statale, perché in questa fase lo Stato è solo uno strumento di morte».

Zibechi fa riferimento in particolare ai movimenti indigeni e femministi, che hanno trovato nella loro autodeterminazione la forza per non dipendere da nessuno e per costruire alternative reali. «Penso che i cambiamenti arriveranno da coloro che abbiamo sempre considerato ai margini, dalle alleanze tra esclusi e poveri delle città e delle zone rurali, da coloro che vivono in maniera più completa le contraddizioni del capitalismo contemporaneo».

L’ultima domanda rivolta ai relatori riguarda green pass e vaccino, temi “caldi” nell’attuale dibattito pubblico.

Raul Zibechi risponde in maniera netta: «Mi sono vaccinato e uso tutti i dispositivi di tutela dal virus, ma sono contro l’utilizzo della crisi sanitaria per scopi politici, autoritari e discriminatori. Il green pass potrebbe essere utile nel momento in cui venga scelto come forma di protezione autonoma delle comunità, ma non come dispositivo di coercizione dello Stato». 

Dello stesso parere è Cristina Morini, che ribadisce la necessità di riportare la discussione sui temi della salute pubblica e di un nuovo welfare come unica forma che rende possibile la cura della comunità e del singolo all’interno della comunità.

Il video completo del dibattito

** Pic Credit: Pietro Cappelletti

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