Si sfalda la destra venezuelana?

7 / 1 / 2020

Al termine di una giornata frenetica e di tensioni, l’Assemblea Nazionale venezualana si ritrova con due presidenti, Juan Guaidó, del partito Voluntad Popular e Luis Parra del partito Primero Justicia, ma soprattutto con una opposizione che appare sempre più debole e disunita, incapace di accordarsi e costruire un’alternativa credibile e affidabile al chiavismo, sia al proprio interno, sia verso l’esterno.  

La giornata di voto di domenica si è aperta con la scena da film di Juan Guaidó che cercava di scavalcare le recinzioni dell’Assemblea Nazionale, accusando la Guardia Nacional Bolivariana di impedirgli di entrare per poter essere rieletto. In realtà, molte fonti e video in rete documentano come Guaidó volesse fare entrare un parlamentare inabilitato per corruzione dal Tribunal Supremo de Justicia e avesse post l’ultimatum alle forze armate di fare entrare tutti o nessuno. Da qui il rifiuto di entrare seguito poi al tentativo di scavalcare le recinzioni ad uso e consumo dei media.  

L’accusa di golpe parlamentario lanciata da Guaidó è stata smentita da alcuni parlamentari del PSUV e delle opposizioni, tra i quali José Brito, anch’egli del partito Primero Justicia del nuovo presidente Parra, e sarebbero solo la “scusa” utilizzata da Guaidó per evitare un confronto che avrebbe potuto portarlo alla sconfitta parlamentaria, con una destra divisa sul suo ruolo di leader dell’opposizione a Maduro. Stante il rifiuto di Guaidó di entrare senza tutti i suoi deputati, i presenti all’assemblea dopo alcune ore di attesa hanno forzato la situazione, dando il via alle votazioni e nominando Luis Parra come nuovo presidente dell’Assemblea.   Su cosa sia successo dentro all’assemblea le notizie sono al momento ancora confuse, alcuni parlamentari in quota Guaidó denunciano la mancanza del quorum e che non vi sia stata alcuna votazione ma solo l’autoproclamazione di Parra come presidente, mentre altri parlamentari, del PSUV o dell’opposizione dissidente, parlano di quorum superato per la presenza di 150 su 167 deputati e di una votazione che avrebbe visto vincere Parra con 84 voti a favore. Che ci sia ancora tanta confusione e divisione è evidente anche dal fatto che nella giunta di Parra, uno dei due vicepresidenti, Noriega, è del partito di Guaidó.   

Diverse naturalmente le reazioni al fatto. Mentre Maduro ha riconosciuto prontamente il nuovo presidente e ha ironizzato su chi e come dovesse dirglielo agli Stati Uniti, Juan Guaidó, come detto, ha denunciato il golpe parlamentario, chiamando a raccolta tutti i parlamentari in una sede provvisoria e, provvedendo a dichiarare nulla e inesistente la sessione mattutina, ha aperto una nuova sessione dell’assemblea che questa volta lo ha rieletto con 100 voti. Al termine della giornata, sono arrivate le solite prese di posizione, con in testa Almagro, che hanno denunciato il tentativo di golpe parlamentario di Maduro.   Tra accuse di corruzione reciproche e la sempre più evidente sfaldatura dell’opposizione al governo di Maduro si prospetta una nuova “escalation” dell’interminabile crisi venezuelana, il cui primo passo sarà il 7 gennaio, giorno in cui Juan Guaidó ha dichiarato che presiederà la prima sessione del parlamento dopo le elezioni della nuova giunta. Se lo faranno entrare.

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