Solidarietà al municipio autonomo San Juan Copala

Messico- La testimonianza di un partecipante alla Carovana in difesa di San Juan Copala del 8 giugno

La carovana non è riuscita a raggiungere il municipio autonomo

12 / 6 / 2010

La carovana di solidarietà Bety Cariño e Jyry Jaakkola che doveva rompere l’assedio paramilitare alla comunità di San Juan Copala, portando carbone, acqua, mais e altri generi alimentari, medicinali, raccolte dalle varie organizzazioni aderenti alla Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona e dalla società civile non è riuscita ad arrivare a destinazione.

Il Municipio Autonomo di San Juan Copala  - Oaxaca, è costituito da 10 comunità di etnia triqui, conta circa 3500 abitanti.  L’affermazione della sua autonomia risale al 2007 ed da quel momento che iniziano gli scontri armati da parte della Ubisort (Unidad para el Bienestar Social de la Región Triqui) contro il Municipio autonomo.

Le comunità del Municipio Autonomo sono organizzate nella Mult-I (Movimiento de la Unificación y Lucha Triqui – Independiente)) e ha aderito alla Otra Campaña della Sesta Dichiarazione dela Selva Lacandona.   La Ubisort è invece una formazione vincolata al Partido Revolucionario Istitucional che ha governato il Messico per 70 anni e continua a governare lo stato di Oaxaca attraverso la corruzione e una vasta rete di cacique locali. La Ubisort, che prima del 2007 era quasi scomparsa, alla affermazione della autonomia triqui, riceve armi, finanziamenti e addestramento militare da parte dell’Esercito Messicano nel quadro della strategia di contro insurrezione e di guerra di bassa intensità messa in atto dal governo messicano dopo il levantamiento del 1° gennaio 1994 e la firma degli accordi di San Andrés.

Ora, nonostante la Ubisort - PRI rappresenti non più di 500 persone, grazie alla compiacenza del governo, alla amicizia personale del suo lider Rufino Suarez con il governatore dello stato di Oaxaca Ulises Ruiz  e al sostegno dell’esercito, dal mese di novembre 2009 tiene in stato di assedio la comunità di San Juan Copala tagliando la linea elettrica e telefonica e impedendo qualsiasi tipo di scambio commerciale della comunità con le comunità vicine.

Dopo l’imboscata della Ubisort alla prima carovana che tentava di portare aiuti a San Juan Copala dove venivano barbaramente uccisi con un colpo alla nuca Betty Cariño e Jyry Jaakkola, il segretario del governo di Ulises Ruiz anziché indagare sugli autori dell’assassinio, accusava gli organizzatori della carovana come provocatori e chiedeva che si indagasse sulle intenzioni politiche degli osservatori stranieri presenti nella carovana.    Dopo qualche giorno venivano uccisi, nella loro casa, due dirigenti che avevano contribuito alla costruzione dell’autonomia triqui Timoteo Alejandro Ramirez e sua moglie Cleriberta Castro.

A fronte del permanere dell’assedio e delle aggressioni paramilitari, le autorità statali e federali hanno fatto di tutto per mantenere sotto assedio il Municipio Autonomo di San Juan Copala e impedire che si compisse la missione umanitaria della carovana dell’8 giugno.

Fino alla sera del 7 giugno le autorità statali di Oaxaca dichiaravano che non avrebbero permesso la presenza alla carovana di stranieri con un semplice permesso turistico, come se il diritto alla solidarietà non appartenesse a tutti gli uomini indipendentemente dalla nazionalità di appartenenza.  A Città del Messico, la sera dello stesso giorno, i granaderos (polizia antisommossa) impedivano a un gruppo di donne triquis di manifestare il loro appoggio alla carovana umanitaria.   Sempre nei giorni precedenti apparivano su alcuni giornali di Oaxaca minacciosi editoriali che definivano la carovana di solidarietà Bety Cariño e Jyry Jaakkola come “la segunda caravana de la muerte” e parlavano degli organizzatori come narcotrafficanti e terroristi.

Dopo queste premesse che mi sembrano importanti aggiungo un racconto di come un partecipante come me ha vissuto la sua partecipazione alla carovana.

Il giorno 8 partiamo da Oaxaca alle 5 de mattino con due pullman di cui uno pieno di viveri.  Il nostro gruppo è costituito da compagni messicani e stranieri di cui 4 italiani (tre di Roma e uno di Milano), provenienti da San Cristobal de Las Casas , indigeni triqui che accompagnavano il Centro Diocesano di Pace e Giustizia di Oaxaca e altri aderenti alla Otra Campaña di Oaxaca.

Si arriva a Huajuapan de León dopo dove, nel parco della città convergono i pullman provenienti da tutto il Messico e soprattutto dalla capitale.  Si pensava ci fosse una assemblea ma nel parco alcuni parlamentari danno le loro interviste, ignorate dai partecipanti.  Solo uno spontaneo discorso del compagno di Betty Cariño viene seguito dalla gente ma ignorato da buona parte dei giornalisti presenti.  Si parte da Huajuapan de León circa alle 10, scortati dalla polizia.

Quando mancavano 95 Km da San Juan Copala, tutta la carovana viene fermata dalla polizia.  Arrivano notizie che, per proseguire, la polizia offre solo due possibilità per proseguire:

a)      accettare di essere accompagnati fino a San Juan Copala da membri della PRI-Unisort fino a San Juan Copala (incredibile!!)

b)      arrivare fino a Santiago Juxtalahuaca, che si trova a circa 50 Km da San Juan Copala, e lasciare lì tutti  i viveri trasportati dalla carovana.

Le richieste non vengono fatte direttamente alle autorità del Municipio Autonomo che presiedono la carovana, ma al presidente del gruppo parlamentare del PRD presente nella carovana..   Di fronte a una possibile intermediazione del parlamentare per umiliare il Municipio Autonomo e far fallire la carovana, scendiamo dal pullman e, insieme a molti altri partecipanti: campesinos, indigeni del municipio autonomo di San Juan Copala, compagni aderenti alla Otra Campaña di Città del Messico, organizziamo una marcia dichiarando che avremmo proseguito a piedi, costi quello che costi.  Solo dopo questa reazione la polizia permette che la carovana prosegua.

Dopo il bivio per Santiago Juxtlahuaca si entra in territorio dove è possibile la presenza dei paramilitari della Ubisort.  La presenza della polizia si fa più massiccia , si sentono a volte spari da lontano, probabilmente cohetes (fuochi di artificio) ma con una probabile  intenzione di minaccia. Le fermate della carovana sono frequenti e arrivano notizie che a San Juan Copala, franchi tiratori della Ubisort, sparano sulla comunità. 

Poco prima di la Sabana, in corrispondenza della deviazione per San Juan Copala, la carovana si ferma.    La Ubisort blocca il passaggio della carovana per il Municipio Autonomo. Il suo lider armato, dichiara alla Procuradora General de Justicia di Oaxaca e agli ufficiali di polizia che i paramilitari sono determinati a non far passare la carovana.  Le autorità federali e statali, di fronte alla palese minaccia armata, anziché arrestare il lider della Ubisort che tra l’altro è già colpito da un ordine di detenzione, mai eseguito, fa dietro front e dichiara di non  poter garantire la sicurezza del passaggio.  Risulta a questo punto evidente che la presenza della polizia, per quanto massiccia, serviva solo per dare l’opportunità ai mezzi di informazioni compiacenti di dichiarare che lo sforzo del governo per portare aiuti alla comunità di San Juan Copala era stato fatto, che il problema nelle comunità triqui è originato dal’atteggiamento del municipio  autonomo che non vuole venire a patti con la Ubisort e che il problema è essenzialmente una questione di lotte intestine interne alle popolazioni indigene.   A noi è apparso invece evidente che la presenza delle autorità e della polizia statali e federali, aveva la funzione di  proteggere i paramilitari della Ubisort  piuttosto che garantire il compimento della missione umanitaria.

Si torna indietro.  La tristezza e il senso di frustrazione è visibile sulla faccia di tutti i compagni.  La sensazione che la presenza dei parlamentari, la loro esigenza di apparire e approfittare per raccogliere voti tra le persone poco informate ma con sinceri sentimenti di solidarietà in occasione delle imminenti elezioni statali del 4 luglio, abbiano in qualche modo pregiudicato la buona riuscita della carovana.

Torniamo tutti a Huajuapan de Leòn.  In una conferenza stampa parlano il presidente della Liga Mexicana por la defensa de los derechos humanos e il compagno di Betty Cariño.  Quando comincia a parlare Alejandro Encina parlamentare del PRD, i presenti fanno sentire la loro voce denunciando il suo ruolo di falso mediatore gridando “Né PRI, né PAN, né PRD, la Otra Campaña contro il potere”.  Parla anche Jorge Albino Ortiz del Municipio Autonomo di San Juan Copala che denuncia la capitolazione del governo di fronte alle minacce dei paramilitari e chiede l’intervento della Croce Rossa e dell’ONU per risolvere il problema umanitario che la comunità sta soffrendo.

All’uscita della conferenza stampa, sulla strada davanti al luogo dove si era svolta la conferenza, si forma una assemblea spontanea.  Finalmente si sentono voci di verità, “parole di sinistra e dal basso”.  Finalmente si sente denunciare  il ruolo malefico e di sostanziale boicottaggio dei partiti nella carovana e si fa appello a un ruolo più forte e unitario della Otra Campaña per organizzare autonomamente una carovana di solidarietà.

Subito dopo organizziamo un corteo combattivo e informativo lungo le strade di Huajuapan de León che si chiude a mezzanotte.  Poi fino alle due del mattino del 9, i compagni della Otra Campaña di San Cristo0bal e di Città del Messico, mentre gli aderenti ai partiti partecipanti alla carovana dormono nei loro letti, scaricano le 40 tonnellate di viveri per depositarle in un magazzino del centro Diocesano di Oaxaca in attesa che la prossima carovana li consegni al Municipio Autonomo.

Gianfranco

Di Ya Basta Milano

In Messico da ottobre 2009

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