Incendi in Australia: una testimonianza

A cura di Sergio Sinigaglia

13 / 1 / 2020

Maria Sangiorgi vive in Australia da quando era bambina. Attualmente risiede a Melbourne. Ecco la sua testimonianza.

Melbourne è lontana dalle zone più delicate. La regione al centro dei roghi è quella di Sud-Est, in particolare a Vittoria; un’area grande come l’Italia è bruciata e sta bruciando, da lì si è estesa e ha interessato la costa Est, intorno a Sidney e sopra Sidney, questo a partire da novembre. C’è da tenere presente che le foreste coinvolte erano le “rain- forest”, cioè zone piovane, dove il fuoco non era mai arrivato. Territori con un’alta presenza di fauna, da qui il disastro che ha portato alla morte di decine di migliaia di animali. 

È vero che alcune persone hanno acceso dei fuochi, ma la ragione principale è dovuta al fatto che la terra è diventata estremamente secca e le piogge negli ultimi anni hanno iniziato a scarseggiare. Sempre più frequentemente quando minaccia un temporale, in realtà non arriva la pioggia, ma solo lampi e tuoni, e i fulmini incendiano le foreste. Questi fenomeni sono tra le cause principali, non la gente. Sì ogni tanto c’è qualche piromane, ma le cause risiedono nel cambiamento del clima. C’è da tenere presente che il periodo più caldo inizia a febbraio, non a dicembre. In passato gli incendi si sviluppavano nella stagione più bollente. Ricordo che nel 1983, anno di nascita di mia figlia, ci fu un grande incendio che interessò tutto il Sud dell’Australia, ma nulla di paragonabile con la situazione attuale. Di fronte a questo disastro gli aborigeni provano a indicare, sulla base di saperi secolari, come circoscrivere gli incendi, ma nessuna li ascolta. Loro sanno come tamponare il fuoco e impedire che si estenda in modo esponenziale. Creano delle zone franche, questo a dire il vero lo fanno anche i pompieri australiani. Le chiamano la “fire line”, la  linea del fuoco. È un modo che hanno di rapportarsi gli incendi riescono in parte a difendere la vegetazione. Creano delle zone protette. Non è facile da spiegare. Come dicevo sono pratiche antiche.

Ora il rischio è che questa situazione possa andare avanti fino a marzo, perché come si argina un fronte se ne sviluppa un altro.

Su quanto sta accadendo c’è una grossa disinformazione, si dicono tante cavolate. Non solo sulla natura degli incendi. Sui social la gente è fuori di testa,  girano le voci e le notizie più assurde. Su dove il fuoco ci sarebbe e non c’è e viceversa. Mi chiamano dall’Italia perché sembra che tutta l’Australia stia bruciando, ma non è proprio così. I territori interessati sono molti, ma non tutti.

In ogni caso non è mai accaduto che a novembre, dicembre, si sviluppassero fenomeni di tale intensità. La stessa cosa è accaduta in California, dove ci sono stati incendi di vaste proporzioni dove non si erano mai verificati. La ragione è dovuta al casino che abbiamo creato con il cambiamento climatico. Un tempo ricordo che gli incendi di tali dimensioni potevano durare due, al massimo tre giorni, non settimane intere. Nel 2009 ad un’ora di distanza da Melbourne,  ci fu il “black saturday”, in 24 ore provocò un disastro immane, una bomba di fuoco, che distrusse interi paesi che non esistono più. Ma anche in questo caso durò pochi giorni. Ora invece intorno a Sidney sono due mesi che hanno i fuochi.

Oggi in tutta Australia c’è la protesta legata ai Fridays For Future, ma la gente è troppo presa dalla situazione, non ce la fa più, deve fare i conti con l’emergenza. Ci sono villaggi interi andati distrutti completamente e bisogna capire se ricostruirli. Oggi il dibattito è incentrato su queste cose, per non parlare delle decine di migliaia di animali morti. Poi penso ci sarà tempo per riflettere e agire.

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