Il Regno Unito rafforza l’Hostile Environment

26 / 10 / 2020

Il 21 ottobre L’Home Office del Regno Unito ha annunciato l’entrata in vigore di una nuova normativa che regolerà l’ingresso dei cittadini europei nel Paese a partire dal primo gennaio 2021, ovvero al termine del periodo di libera circolazione. Da questa data, come si legge nella nota del dicastero stesso1, ai/alle cittadin* dell’Unione Europea che hanno ricevuto una condanna penale, anche per reati minori, superiore a un anno di carcere, verrà negato l’accesso nel Paese. Non solo. A discrezione dell’Home Office, secondo una valutazione individuale caso per caso, l’ingresso al Paese verrà rifiutato anche nei casi in cui la persona a) abbia condanne inferiori all’anno di carcere ma recidive b) rappresenti un pericolo per il bene comune e c) abbia ricevuto una condanna di qualsiasi tipo negli ultimi 12 mesi.

Questa nuova normativa, secondo la Segretaria dell’Home Office Priti Patel, sarebbe finalizzata a equiparare il trattamento tra cittadini non europei ed europei e a porre fine all’ingresso, permesso dalle normative UE, di “criminali stranieri che abusano dei nostri valori e minacciano il nostro stile di vita sulle nostre strade”.

Di fatto, questa nuova politica, più che garantire un sistema di immigrazione “più giusto”, rafforza ancora di più quell’Hostile Environment che ha reso e renderà la vita di migliaia di stranieri impossibile. Non sfugge inoltre la possibilità che questo tipo di dispositivi avrà, al di là della fase di rallentamento dovuto al Covid-19, per il darsi, reale e concreto, di mobilitazioni climatiche europee, a maggior ragione se, e non è escluso, provvedimenti simili verranno adottati dai Paesi Europei nei confronti dei cittadini britannici. Per fare un esempio che ci riguarda da vicino, la nostra partecipazione ai blocchi di XR a Londra e quella al campeggio climatico organizzato da Reclaim the Power2 degli anni scorsi, con tutto il portato di conoscenze, scambi, dibatti ed esperienze che noi come altr* da tutta Europa abbiamo portato a casa, non sarà nel futuro così semplice.

Questo assetto normativo, che mira a normalizzare i comportamenti e a omologarli a una condotta prevedibile, si lega a doppio filo con l’annuncio di un’altra misura, quella che porterà alla deportazione dei senza fissa dimora non britannici a partire sempre dal primo gennaio 20213. Secondo l’ormai ben consolidata ideologia del decoro e della pulizia, una problematica sociale, quale la mancanza di alloggi popolari, viene risolta con l’inasprimento delle misure ‘legge e ordine’. Come dichiarato da Polly Neate, alla guida di Shelter (un’associazione che lotta per il diritto all’abitare), l’emergenza data dalle molte persone in strada è stata “causata dal fallimento dei governi che si sono succeduti nel costruire quegli alloggi sociali di cui abbiamo bisogno”.

Il quadro che ne emerge da questi nuovi provvedimenti è abbastanza chiaro. La Brexit sembra essere diventata lo strumento normativo per applicare un disegno politico ben chiaro: criminalizzare le marginalità, il dissenso e tutto ciò che devia da una condotta ‘normale’. Dietro tutto questo un sentimento nazionalista che muove e determina la politica del governo Johnson.

1 https://www.gov.uk/government/news/home-office-announces-tougher-criminality-rules-for-eu-citizens

2 https://www.globalproject.info/it/mondi/climate-crisis-is-a-racist-crisis/22162

3 https://www.theguardian.com/uk-news/2020/oct/21/foreign-rough-sleepers-face-deportation-from-uk-post-brexit

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