Il 14 luglio non è un pranzo di gala, nè una parata sugli Champs Elysées

15 / 7 / 2019

L’obiettivo dichiarato era quello di risignificare una giornata che rappresenta l’alba della nuova Francia e della nuova Europa affrancata dai secolari assetti di potere dell’ancien régime, di impossessarsi dello spazio pubblico e spostarlo dal piano simbolico-celebrativo a quello materiale. Dopo 8 mesi di lotta senza quartiere, la fête nationale non poteva essere quest’anno - il 230esimo dalla Presa della Bastiglia - solo la rappresentazione della grandeur militare e la vetrina di quelli che ormai tutto il Paese definisce «i nuovi re». Sono i governanti di adesso, oligarchi senza scrupoli ben rappresentati da Emmanuel Macron che pretendono di amministrare la cosa pubblica continuando a spostare ricchezze e patrimoni dal basso verso l’alto e a restringere diritti dall’alto verso il basso.

In 8 mesi di conflitto sociale i gilets jaunes stanno sperimentano nuove pratiche, nuovi modelli di democrazia diretta, nuove istituzioni del comune; tutto quello di cui il potere può avere paura. E infatti è bastato semplicemente annunciare sui social una convergenza di appelli verso gli Champs Elysées per far scattare la molla della repressione preventiva e una militarizzazione senza precedenti dell’area. Decine di persone sono state fermate o addirittura arrestate su autobus, mezzi pubblici e mezzi privati solo perché sospettare di dirigersi verso il rendez vous.

Ma la caparbietà e il coraggio non mancano di certo a chi sta mettendo completamente la propria vita al servizio di una trasformazione radicale del presente e del futuro; una trasformazioni che parla di giustizia sociale, ecologica, sostanziale. Quando non può la forza, si usa l’astuzia: migliaia di gilets sono riusciti a camuffarsi e giungere indisturbati nel luogo della parata. Al suo passaggio, Macron è subissato di fischi e persino i media mainstream sono costretti ad ammettere le contestazioni. A qualcuno saltano i nervi, come un alto ufficiale delle forze armate che, in cerca di vendetta personale nei confronti di alcuni contestatori, riesce nel tentativo di procurarsi una figuraccia in diretta.

A partire dalla tarda mattinata iniziano ad arrivare nei pressi degli Champs altre migliaia di persone, pur senza gli ormai tradizionali gilets gialli. La situazione si fa subito incandescente: la polizia comincia a lanciare lacrimogeni a pioggia, granate e usa indiscriminatamente gli idranti; agenti in borghese e non compiono arresti nelle strade adiacenti. I manifestanti, dopo una prima fase di manif sauvage, si ricompattano e rispondono all’attacco poliziesco con barricate in fiamme e una resistenza che dura ore. Gli scontri proseguono anche attorno alla zona della Bastiglia e Parigi sembra rivivere l’epopea del 16 marzo.

A fine giornata si contano numerosi arresti e feriti, ma rimane la consapevolezza che, per la prima volta in 4 mesi, i dispositivi repressivi del prefetto Lallament hanno mostrato segni di cedimento.

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