I morti alle frontiere europee: l’accordo sulla migrazione tra Spagna e Marocco uccide!

1 / 7 / 2022

Riprendiamo due comunicati stampa pubblicati su Melting Pot sui drammatici fatti dello scorso 24 giugno, quando quasi 40 migranti sono morti nel tentativo di raggiungere l’enclave spagnola di Melilla. In circa 2000 persone hanno tentato di sfondare le misure di sicurezza, ma l’intervento della guardia di frontiera marocchina è stato fatale per un numero ancora non definitivo di persone (al momento le vittime accertate sono 37). Diverse associazioni stanno anche denunciando la sepoltura dei morti in alcune fosse comuni, senza identificazioni o autopsie.

Il primo comunicato è una nota congiunta a firma di Association Marocaine des Droits Humains (AMDH), Association aides aux migrants en situation vulnérable – Maroc (AMSV) ATTAC Cadtm Maroc, Caminando Fronteras – Espagne, Conseil des migrants subsahariens au Maroc (CMSM), EuroMed Droits – Europe, Alternatives Espaces citoyenes – Niger, Pateras de la Vida – Maroc, Alarm Phone – Europe (qui il comunicato originale in francese, con immagini e video).

tragici eventi del 24 giugno 2022 in Marocco al confine tra Nador e Melilla sono un violento promemoria del fallimento delle politiche migratorie basate sulla sicurezza.

I 29 morti e le centinaia di feriti, sia migranti e sia forze dell’ordine marocchine, sono il tragico simbolo delle politiche europee di esternalizzazione delle frontiere dell’Unione Europea (UE), con la complicità di un Paese del Sud, il Marocco. La morte di questi giovani africani ai confini della “Fortezza Europa” ci mette in guardia sulla natura mortale della cooperazione di sicurezza sull’immigrazione tra Marocco e Spagna.

Le premesse del dramma di questo venerdì 24 giugno sono state annunciate da diverse settimane. Le campagne di arresti, i controlli a tappeto nei campi e gli sfollamenti forzati che hanno colpito i migranti a Nador e nella sua regione hanno lasciato presagire questo dramma. La ripresa nel marzo 2022 della cooperazione di sicurezza in materia di migrazione tra Marocco e Spagna ha avuto come conseguenza diretta il moltiplicarsi di azioni coordinate tra i due Paesi.

Queste misure sono caratterizzate da violazioni dei diritti umani dei migranti presenti nel nord (Nador, Tetouan e Tangeri) e nel sud del Marocco (Laâyoune, Dakhla). Il dramma di questa triste giornata è la conseguenza di una pressione pianificata contro il popolo esiliato.

Per più di un anno e mezzo, i migranti a Nador sono stati privati dell’accesso ai farmaci e all’assistenza sanitaria, i loro campi sono stati incendiati e i loro beni saccheggiati, i loro magri alimenti distrutti e persino la poca acqua potabile disponibile nei campi è stata confiscata.

Queste spedizioni punitive hanno portato a una spirale di violenza da entrambe le parti. Una violenza che può essere condannata a prescindere dalle sue origini, ma che ricorda la violenza sistemica che i migranti a Nador subiscono da anni da parte delle forze dell’ordine sia spagnole che marocchine. Queste pratiche sono state condannate in numerose occasioni da organismi nazionali, regionali e delle Nazioni Unite.

Di fronte a questa nuova tragedia di frontiera, e data l’entità del tributo di vite umane che, purtroppo, potrebbe aumentare, le organizzazioni firmatarie affermano quanto segue:

- Esprimiamo le nostre più sentite condoglianze alle famiglie delle vittime dei migranti e della polizia.

- Condanniamo la mancanza di cure rapide per i migranti feriti, che ha aggravato il bilancio. Chiediamo che venga fornita un’assistenza sanitaria adeguata e di qualità a tutte le persone ricoverate in ospedale a seguito di questa tragedia.

- Chiediamo che le autorità marocchine procedano all’identificazione e alla restituzione dei corpi delle vittime alle loro famiglie, in collaborazione con le comunità di migranti.

- Chiediamo l’apertura immediata di un’inchiesta giudiziaria indipendente sia da parte marocchina che spagnola, così come a livello internazionale, per far luce su questa tragedia umana.

- Chiediamo la fine delle politiche criminali finanziate dall’Unione Europea e dai suoi numerosi complici, dagli Stati, da alcune organizzazioni internazionali e da diverse organizzazioni della società civile che esternalizzano queste politiche criminali.

- Chiediamo alle rappresentanze diplomatiche dei Paesi africani presenti in Marocco di assumersi pienamente le proprie responsabilità per la protezione dei loro cittadini, invece di essere complici delle politiche attuali.

- Invitiamo le organizzazioni e i movimenti per i diritti umani e i diritti dei migranti a mobilitarsi in questo momento critico in cui il diritto alla vita è più che mai a rischio.

25 giugno 2022, Rabat.


Il secondo comunicato* è invece a firma dell’Associazione Elín.

L’Associazione Elín condanna la situazione di violenza che si è vissuta ieri alla frontiera del Marocco con Melilla e che è costata la vita, al momento, almeno a 27 persone (più di 300 i feriti). Non sono numeri, poiché ognuna di quelle persone aveva e ha un nome, una storia, una famiglia e dei sogni da realizzare.

Attraverso questo comunicato, dichiariamo che la repressione violenta esercitata da parte delle Forze e dei Corpi di Sicurezza dello Stato spagnolo e della Gendarmeria marocchina davanti all’intento di superare la barriera di frontiera nella zona del Barrio Chino, a Melilla, è una delle manifestazioni più cruenti delle pratiche delle nostre politiche migratorie. Atti violenti che rivelano la struttura razzista e xenofoba di quelle politiche che, in base alla provenienza, discriminano le persone per etnia e origine, nonostante siano persone che fuggono da guerre, come coloro che hanno tentato di raggiungere la Città autonoma nella giornata di ieri.

Molte delle persone che hanno vissuto questo totale abbandono vengono dal Ciad e dal Sudan –Paesi che, come molti altri, si ritrovano immersi in conflitti bellici da molti anni– e la UNHCR riconosce loro lo status di persone rifugiate. Da Elín non comprendiamo come il presidente del Governo possa congratularsi con il Marocco davanti alle morti e alle immagini che ci ha lasciato la giornata di ieri e che abbiamo potuto vedere attraverso i mezzi di comunicazione.

Per questo denunciamo il doppio standard con cui si trattano le persone provenienti da determinati Paesi, quando a distanza di soli tre mesi si è dimostrato che nel momento in cui c’è la volontà politica, è possibile accogliere e stabilire canali legali e sicuri per le persone che hanno bisogno di protezione delle loro vite, in maniera rapida e con tutte le garanzie necessarie.

Pertanto, esigiamo che venga rispettato il diritto internazionale, che le vite non si riducano più a oggetti per utilizzarle come beni interscambiabili e che si autorizzino canali legali e sicuri che permettano alle persone di esercitare i propri diritti di richiesta d’asilo e rifugio e di migrare, preservando la propria integrità fisica e mentale.

Migrare è un diritto, non un crimine.
#NoMásMuertesEnLasFronteras

Traduzione di Noemi Cucinotta

Tratto da:

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