Un mese segnato da evacuazioni, sgomberi ed espulsioni violente hanno reso visibile il trattamento disumano dei migranti in Francia e costretto il mondo dell'associazionismo umanitario a rimettersi in questione.

Francia - Migranti: we stay together

Solidarietà di abitanti e residenti anche nel processo di autorganizzazione dei migranti

24 / 6 / 2015

 Il fine settimana scorso, mentre a Ventimiglia si manifestava per la "Libertà di movimento contro la fortezza Europa", al Jardin d'Eole, ultimo degli accampamenti improvvisati dai migranti a Parigi, le forze dell'ordine con a seguito gli addetti alla nettezza urbana sono state precedute dalle forze politiche, consiglieri e militanti del PCF, Partito comunista francese, PG, Partito della Sinistra, EELV, Europe Ecologie - Les Verts accompagnati a loro volta da Emmaüs e France Terre d'Asile, e dal direttore dell'OFPRA, Office français de protection des réfugiés et apatrides. Tutti insieme si sono presentati ai migranti nel 18ème per farli sloggiare. Un 'campo', bidonville non è accogliente ma le 'proposte' alternative sono più che provvisorie e - raccontano i migranti -ancora peggio.

Più che proposte si tratta di ultimatum: accettare l'alloggio d'urgenza, un posto dove dormire per due, tre notti al massimo e nient'altro, un dossier giuridico da accettare senza condizioni,  oppure c'è l'espulsione poliziesca dal territorio francese, verso il paese di origine da cui sono partiti rischiando la vita? 

Tempi e spazi imposti. Ai migranti viene rifiutata ogni richiesta di ulteriore tempo per informarsi, capire, discutere e verificare la propria situazione.

L'offerta di 220 posti letto arriva dopo mesi di silenzio e abbandono. Fino a qualche settimana fa per la sindaca socialista di Parigi e per la Prefettura era impensabile trovare una soluzione, ora ai migranti non gli si concede neanche il tempo di comunicare tra di loro, di cercare le persone assenti al momento dell'evacuazione-distruzione "sanitaria" dell'accampamento e dei successivi sgomberi manu militari.

In attesa di una soluzione dignitosa, i migranti sostenuti e aiutati da molti abitanti del quartiere con militanti e attivisti di collettivi e associazioni della regione parigina, avevano occupato provvisoriamente prima lo square Saint Bernard, successivamente la piazzetta antistante la Halle Pajol, infine una caserma dei pompieri abbandonata, poi sgomberata. Dopo la serie di espulsioni da un posto all'altro, i migranti non sono isolati ma si ritrovano in strada, continuano ad essere umiliati ed  evitano ormai di salire sugli autobus della prefettura che li disperdono nei centri di 'accoglienza'  dell'Île-de-France anche solo per passare la notte perché, oltre al controllo, vengono sequestrati loro i cellulari. Stessa estenuante situazione per i migranti accampati ad Austerlitz, Gare de Lyon e a Belleville. 

La vera preoccupazione dell'amministrazione comunale non è quella di trovare una sistemazione decente, sicura e stabile per i migranti installati o di passaggio a Parigi ma quella di evitare che facciano gruppo, che si rendano visibili e che di conseguenza si manifesti una diffusa solidarietà, cioè che la situazione diventi una questione politica fuori controllo dal punto di vista dell'ordine pubblico e della comunicazione. Le prime frontiere, i primi muri che hanno ceduto in queste settimane sono stati proprio quelli del silenzio e dell'invisibilità imposti. 

Anche la collera è diffusa. Alla vigilia dell'espulsione del Jardin d'Eole i rappresentanti dei partiti si erano riuniti e si dicevano favorevoli all'occupazione permanente di uno spazio collettivo, luogo dove organizzare anche le mobilitazioni per i diritti dei migranti. In realtà è successo tutt'altro. 

I tentativi dei migranti per avere un posto in cui dormire, mangiare e lavarsi nella capitale sono seguiti immediatamente dall'intervento poliziesco, spesso brutale, sconsiderato per proporzione numerica e rapporto di forza. La responsabilità principale è dell'amministrazione comunale di Parigi che oggi si accanisce in modo assurdo e spietato mandando i CRS, corpo speciale antisommossa della gendarmeria nazionale, contro quei migranti che ha voluto intenzionalmente ignorare per 8 mesi. La politica della Ville de Paris è intimidatoria: dissuadere con l'uso sistematico della forza ogni potenziale rivendicazione o lotta per il diritto di entrare e restare in Francia o in Europa.  

Uomini e donne provenienti dall'Eritrea, dall'Etiopia, dal Sudan, dalla Guinea, dalla Tunisia non formano un gruppo omogeneo, le differenze linguistiche e culturali non facilitano la decisione collettiva ma su un punto sono tutti d'accordo: "We stay togheter!". Le durissime prove che hanno vissuto insieme e la consapevolezza che la propria sopravvivenza dipende dalla gestione comune garantisce la coesione e la forza per far fronte non solo alle difficoltà quotidiane ma anche agli attacchi dei differenti poteri cittadini e di governo.

La volontà di disperderli e separarli è la prima minaccia che i migranti avvertono, infatti ritornano alla Chapelle o nei dintorni e chiedono uno spazio collettivo che viene regolarmente negato dalla sindaca Anne Hidalgo e da Bernard Cazeneuve, ministro dell'Interno. Una discesa nell'inferno della furia repubblicana contro l'ospitalità che consiste nel rimuovere il "problema" migranti a colpi di manganelli e di comunicati stampa per cancellarli dal paesaggio politico, sottraendoli alla vista dei turisti, dei passanti e degli elettori.

Ma i migranti hanno risposto facendo blocco e restando bene in vista.

La lotta dei migranti e degli abitanti per organizzare l'accoglienza *

Al primo mattino del 2 giugno, al momento del rastrellamento con tanto di liste durante lo smantellamento della tendopoli sotto il metrò La Chapelle, un centinaio di migranti su circa quattrocento era assente. I bagagli personali, quello che restava loro, è stato distrutto dai mezzi comunali della nettezza urbana. Scampati all'incursione poliziesca, senza niente e ancora più vulnerabili di prima, alcuni sono partiti probabilmente verso Calais, altri si sono ritrovati a vagare nei dintorni in cerca di cibo e riparo con la paura di incappare in qualche pattuglia di controllo. A parte alcune famiglie, seguite dai servizi sociali, tutti gli altri migranti sono stati mandati - senza ottenere risposte né il minimo accesso alle informazioni o spiegazioni riguardo alla domande di asilo promesse - negli alloggi notturni per i senza fissa dimora, o negli alberghi sull'autostrada lontani decine di km dall'area metropolitana. Nessun interlocutore e neanche qualcosa da mangiare, raccontano i migranti tornati a La Chapelle. Alcuni, saliti sugli autobus della prefettura, sono stati fatti scendere qualche centinaio di metri dopo, davanti ad una sede dell'Esercito della salvezza che non fornisce ospitalità notturna. Hanno preso un caffè e sono stati mandati via. Rientro alla Chapelle anche per loro, nelle vicinanze perché il marciapiede occupato per otto mesi nel frattempo è stato chiuso, occupato dai camion della raccolta rifiuti e dai cani degli addetti alla sicurezza di un'agenzia privata. 

Alla fine, un altro centinaio di migranti 'ospitati' nelle strutture d'emergenza finisce per scappare dall'accoglienza prevista dalla Ville de Paris. Si ritrovano qualche ora dopo nel piazzale antistante l'Eglise Saint Bernard, poco distante dall'accampamento evacuato. Vengono organizzati i primi aiuti grazie agli abitanti del quartiere. Qualche giorno dopo cominciano ad arrivare anche dei consiglieri comunali senza proposte concrete a parte le buone intenzioni e una presenza soprattutto davanti ai giornalisti. Un'associazione del quartiere della Goutte d'Or offre ospitalità per due notti, poi l'inevitabile evocazione dell'occupazione della chiesa di Saint Bernard che ha dato il nome al movimento dei Sans-papiers nel 1996 finito con l'espulsione poliziesca a colpi di accetta nel portone. Ma il prete non è d'accordo a rinfrescare la memoria e chiude il tristemente famoso portone a doppia mandata. In ogni caso i migranti sono riluttanti ad un'azione di forza: "Ci sono tante persone generose qui. Siamo gente pacifica, non vogliamo creare problemi a nessuno, cerchiamo solo un posto dove dormire e poterci lavare", dice uno dei migranti, "questo non vuol dire che non facciamo niente se continuano a maltrattarci", conclude un altro migrante. 

Un pasto caldo è servito dall'associazione umanitaria Entraides Citoyennes che in seguito rifiuterà la determinazione dei migranti a ottenere "Des logements pour tous" in francese, arabo e inglese perché ritenuta una rivendicazione politica.  In assenza di responsabili dell'amministrazione cittadina e delle associazioni che avevano partecipato all'evacuazione dell'accampamento della Chapelle, i migranti vengono ancora una volta circondati dai CRS che li spingono come il bestiame verso la stazione della metropolitana. Incredibile ma vero, sono obbligati uno dopo l'altro ad entrare e salire, i CRS aspettano che le porte si richiudano per farli andare via, dove? Non importa, basta che non si facciano più vedere da quelle parti. Ma i migranti protestano e un viaggiatore fa scattare l'allarme, tutti scendono, escono dal metrò e occupano la piazza a suon di "Liberté! Freedom!"; un cordone di polizia presidia poi segue il corteo che si sta formando. 

Una corsa e i manifestanti riescono a liberarsi dal cordone di polizia, finiscono in rue Pajol dove per i migranti iniziano una nuova occupazione all'aperto. Finirà quattro giorni dopo a manganellate e lacrimogeni. La prefettura ordina il presidio permanente dei giardini e piazze del quartiere nei dintorni della Chapelle e di Saint Bernard.

La Rue Pajol fa parte anch'essa della storia dei sans-papiers a Parigi, alla fine degli anni novanta ospitava la Coordination nationale des sans-papiers, al tempo era una strada malfamata, luogo di spaccio in un quartiere popolare, oggi è ripulita per via del nuovo complesso culturale-sportivo, la Halle Pajol, grande centro costruito con biblioteca e palestra da una parte, e dall'altra, un ostello della gioventù con un bar-ristorante dai prezzi poco popolari, frequentati da studenti di economia e da appassionati di golf. A qualche decina di metri di distanza dalla terrazza del bar protetta da uno steccato in legno, sono installati i rifugiati con polizia a seguito. Gli avventori della Halle Pajol scattano foto ma restano indifferenti all'occupazione del piazzale, neanche i tiri di lacrimogeni per allontanare migranti e militanti disturbano la loro pausa 'tapas e mojitos'. Dopo molta insistenza e l'happy hour condita con il gas, il bar della Halle Pajol ha reso accessibile le toilettes ai migranti, quelle dell'ostello solo dopo un negoziato di 24 ore di una consigliera del FG (Front de Gauche), fiera di annunciare che il diritto al WC era assicurato ma solo in gruppo di tre alla volta "accompagnati" da una persona "presentabile", cioè un bianco francofono per non stonare troppo con lo stile della clientela. 

L'ipotetico tentativo comunque abortito di occupare l'ostello della Halle Pajol rende evidente la sola partecipazione degli abitanti e di residenti vicini agli accampamenti, di lavoratori nei commerci della zona e di alcuni militanti, nella ricerca di uno spazio collettivo per i migranti abbandonati a sé stessi: cibo e bevande, coperte, pasti caldi e generi di prima necessità disponibili grazie al solo aiuto di persone umanamente generose, quasi tutte di modeste condizioni  (cassiere, infermiere, portinai, madri di famiglie numerose). La solidarietà è concreta, tangibile ogni ora, soprattutto la sera e la notte, certo con una logistica improvvisata, per esempio è mancata una presenza medica, urgente dopo gli assalti della polizia: ai migranti feriti sono state rifiutate le cure necessarie all'ospedale Laribosière perché non avevano papiers riconosciuti. Né le organizzazioni sindacali, né quelle politiche si sono preoccupate degli effetti provocati dallo smantellamento forzato della Chapelle.

150 migranti stanchi hanno poi deciso di occupare l'edificio abbandonato che ospitava l'ex-caserma dei pompieri di Louis-Blanc. Poi, è arrivata l'offerta dall'Hôtel de Ville (Comune di Parigi) e da Place Beauvau (Ministero dell'Interno) di altri cento posti letto suddivisi in quattro strutture di alloggio notturno della regione parigina ma soltanto per quattro notti. Una quarantina restano esclusi anche dall'alloggio temporaneo di notte. Chi può ha accettato per tirare il fiato, riposare e lavarsi, dopo ritorneranno a La Chapelle e si organizzeranno nel Jardin d'Eole.

* cronaca riassuntiva delle occupazioni/espulsioni  (versione dettagliata: http://quartiersxxi.org/l-effarante-guerre-d-invisibilite-contre-les-migrants-de-la-chapelle)

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