Brasile - Narcotizzati dalla pioggia

9 / 7 / 2014

Tutto a un tratto ha cominciato a piovere copiosamente. Una pioggia torrenziale, fiumi di acqua si sono impadroniti delle strette strade della favela di Vidigal, quella che si arrampica sull’Arpoador, il promontorio che caratterizza la spiaggia di Ipanema. Mancava circa mezz’ora all’inizio della partita e neppure la tv funzionava più; quasi fosse un presagio.

Un cattivo presagio.

Come nelle altre occasioni in cui ha giocato la selecao la gente di questa come delle altre favela ha trasformato questo evento in un momento di socialità  e festa. Ed è stato così anche in questa occasione. Al contrario di quanto si possa immaginare, per lo meno qui, a Vidigal, la sconfitta è stata presa senza tanti isterismi. La differenza in campo talmente evidente che non c’è stato neppure lo scoramento di chi sa di essersi perso un’occasione.

Certo quando è cominciata la partita nessuno poteva prevedere tale debacle, neppure il più indomito dei pessimisti. C’era addirittura chi nei bar della favela si accingeva a mangiare qualcosa quasi disinteressandosi all’inizio del match, dando forse per scontato che non sarebbe stato certo l’inizio a deciderne le sorti. La pioggia non smette di scendere e molti sono ancora per strada che rientrano in ritardo dal lavoro bloccati dall’acqua che rende impossibile salire le irte vie di Vidigal.

E’ una delle poco meno di 40 favela pacificate, su 1024 presenti sul territorio di Rio de Janeiro ed è una di quelle su cui gli occhi degli speculatori sono caduti per primi. La posizione più che invidiabile, una vista da fare invidia al Christo sul Corcovado, le voci di interessamento di personaggi del calibro di Beckham e Ronaldo che si è detti interessati ad acquistare qui. Voci che non essendo né confermate e neppure smentite alimentano i prezzi più che proibitivi delle case qui. Va considerato che la maggior parte della abitazioni sono di fatto degli abusi perpetrati nel tempo e quel poco spazio che è rimasto è occupato da cantieri che edificano in ogni angolo possibile.

La gente di qui è abituata a una vita dura ma ha dovuto anche fare i conti con i rincari, anche degli affitti s’intende. La maggior parte della gente di qui è conscia del fatto che troppe delle promesse che sono state fatte non sono state mantenute ma ugualmente segue con passione la nazionale. La sostiene fino a quando non è proprio possibile.

Le dinamiche che s’innescano in questi casi sono simili in tutto il mondo. A inizio partita tutti a tifare la squadra. Si canta l’inno, ci si mette la mano sul cuore, si sogna la finale. Bastano pochi minuti però e ci si rende conto che sarà molto dura. Dopo il secondo goal non c’è neppure il tempo di capire che sta succedendo che arrivano il terzo e il quarto. Muller, Klose, Kroos e Kedira demoliscono una squadra mai all’altezza durante tutto il torneo. Chi osserva la partita non ha neppure la forza di contestare chi è in campo.

Sono l’ironia, la sagacia e quella sana abitudine a sdrammatizzare che la fanno da padrona in questo momento.

C’è chi inizia a inneggiare all’Olanda, chi se la prende con Scolari imitandolo in conferenza stampa, chi si toglie la maglia del Flamengo come se si sentisse sbeffeggiato due volte vedendo la Germania proprio con quei colori infierire sul Brasile. Neymar e Thiago Silva non avrebbero potuto spostare gli equilibri di questa partita. Nessuno di quelli in campo o in panchina. Dopo l’intervallo, dopo l’ennesimo goal di tedesco tutto quell’arsenale di fuochi di  artificio e petardi che dovevano servire a festeggiare il raggiungimento della finale cominciano ad essere sparati da ogni angolo della favela. Si beve cachaca e tanta birra per mandare giù il boccone amaro.

La pioggia di goal si è sostituita a quella torrenziale che si era abbattuta su Vidigal.

Si cominciano a sentire quelli che non solo non erano d’accordo con le spese sostenute per organizzare la Coppa del Mondo e che per di più hanno dovuto subire tale umiliazione di fronte agli occhi del mondo.

Troppo dura da mandare giù. Se a Sao Paulo qualche scaramuccia con gli agenti e con la polizia c’è stata, a Rio de Janeiro la pioggia così copiosa che è ricominciata appena dopo il fischio finale ha di fatto congelato e narcotizzato ogni qualsiasi tipo di reazione. Tutti attoniti, come se fosse troppo brutto per essere vero. Se qualcuno poteva temere incidenti deve di sicuro ringraziare la pioggia che ha tenuto lontano la gente dai luoghi dove tradizionalmente in migliaia si trovavano a inoraggiare i verdeoro.

La stampa l’ha già battezzato “Mineraco” creando  un immediato collegamento con quanto era accaduto sempre nel mondiale in casa nel 1950. Ma quello che è accaduto oggi è troppo diverso.  Nei vari canali sportivi si sono alternati gli opinionisti più noti e una sfilza di ex giocatori: Edmundo, Pedrinho, Eder, Juninho Pernambucano e Alex. Tutti concordi sul fatto che questa sconfitta entra nella storia del calcio come la più grande vergogna del calcio verdeoro e che forse questo è il risultato di una politica della potentissima federazione calcistica, la CBF di Marin, che da troppi anni pensa solo ai guadagni piuttosto che a progettare o programmare un percorso che riporti al livello che compete il calcio brasiliano. Come li comprendiamo.

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