Vergogna!

8 / 9 / 2009

Lo sgombero repentino ancora in atto nel campo tenda di Piazza D’Armi è una pagina nera per la repubblica italiana. Da sabato 5 Settembre fino ad oggi  all’interno della tendopoli si sta assistendo ad una chiara violazione dei diritti umani.

Alla popolazione (un migliaio di persone circa)  giovedì scorso è stato intimato di lasciare il campo entro il fine settimana. Gli aquilani assistiti nel campo con l’aspettativa di una casa vera a Settembre sono stati ormai quasi completamente trasferiti in caserme e alberghi dentro, vicino, nei dintorni e molto fuori la città. Espulsi senza alcuna alternativa.

Come già raccontato a non trovare sistemazione a L’Aquila soprattutto gli anziani e persone con disagi: insomma i meno produttivi.

La giornata di Lunedì è stata sinora la più drammatica. Quasi impossibile entrare nel campo per chiunque. La stampa è stata fermata all’ingresso. All’interno la fascia più debole della popolazione lasciata sola in un campo già smembrato a metà. A respirare la polvere alzata dal sollevamento delle tende, all’improvviso senza più bagni chimici e con gli altri senza servizio di pulizia. Senza teli para sole smontati per tutti, colpevoli di non aver accettato la destinazione loro proposta.

Dopo il 10 Agosto è iniziato l’ennesimo ma più corposo e definitivo censimento della tendopoli. Nessuno ha specificato il fine. Le persone l’hanno compilato e basta. E’ più che lecito pensare che sia stata la fotografia finale in base alla quale la Protezione Civile Nazionale ha deciso le destinazione per gli sfollati. Non era allora corretto dirlo, comunicando già ad Agosto la data di smantellamento del campo? In modo da poter concertare umanamente le destinazioni, dando alle persone ad esempio, la possibilità di visitare il posto dove sarebbero andate a vivere? In modo da verificare se questo ad esempio avesse le caratteristiche adatte? Così che il loro trasferimento avvenisse davvero in maniera consensuale e attraverso un dialogo reale.

Invece no. Abbiamo dovuto assistere (in pochi in realtà) all’ennesimo esperimento( sgombero prima tendopoli) dentro l’esperimento più grande (emergenza L’Aquila).

(leggi qui e qui articoli correlati sullo sgombero e qui da un punto di vista dell’informazione)

Questo terremoto a delle caratteristiche simili a quelle del 6 Aprile. Le autorità riunitesi nella commissione grande rischi il 30 marzo tra cui la protezione civile che ha il compito di prevenzione, decisero in sostanza in quell’occasione, come facilmente documentabile, di rassicurare le persone a restare dentro le proprie abitazioni pur avendo elementi che lasciassero supporre l’esigenza di un comportamento diverso. Per non diffondere panico fu detto.

Sempre con lo scopo di proteggere, anche questa volta per non diffondere panico, l’esercito del bene, come spesso usa definirsi la protezione civile, ha pensato di attuare uno sgombero in maniera militare.

A dirigere le operazione oscuri personaggi del Dicomac (il loro centro di comando) che impartiscono ordini direttamente all’esercito nel campo, che esegue.

Non una presenza istituzionale all’interno. Solo loro. Nessun monitoraggio per il rispetto dei diritti dell’uomo come ad esempio quello di poter scegliere dove vivere.

E’ sin troppo evidente che Piazza D’armi, campo vetrina e passerella di politici di ogni sorta per i primi mesi, deve diventare un simbolo.

Il grande show organizzato dal grande maestro prevede l’inaugurazione del primo c.a.s.e il 15 di Settembre  e le tendopoli  (almeno quella simbolo) non devono più esserci. Poco importa il come.

I criteri adottati per le destinazioni stanno solo dando adito purtroppo all’ennessima guerra tra poveri. Molti sfollati stanno indirizzando i loro malumori verso i migranti, la cosa più semplice da fare. Questo fa gioco ai veri responsabili di questa situazione che hanno gestito l’emergenza in questa maniera scellerata costruendo il miraggio di case per tutti a Settembre e evitando qualsiasi forma di modulo removibile abitativo. Soluzione quest’ultima adottata per tutti i terremoti prima del nostro.

Forse è l’ora di svegliarsi per i cittadini dell’Aquila e capire che solo la solidarietà paga. Se ognuno continua a pensare solo per il suo bene (o meglio al suo male minore) tappandosi occhi e orecchie fronte quello che succede, continueremo ad essere diretti in questa maniera  e permettere che certe cose accadano. Essendone complici in sostanza.

Il rapporto perverso che è stato creato tra poveri sfollati e angeli salvatori è sempre più chiaramente un ricatto. Le persone a L’Aquila (soprattutto i più disagiati) nelle condizioni nelle quali sono, hanno paura di protestare o a raccontare quello che loro succede per paura che anche le briciole gli vengano negate.

Tutto questo non può essere accettato. Tutti gli aquilani che amano questa città, siano essi qui da generazioni o migranti, devono unirsi e riprendere la vita nelle proprie mani.

Se almeno una via all’interno del campo di Piazza D’Armi fosse riuscita ad adottare un comportamento condiviso (tipo non ci spostiamo da qui, nessuno!!!, se a tutti non viene assicurato di essere trasferiti in modo consensuale) i diritti di più persone sarebbero stati rispettati.

Questo purtroppo non è avvenuto e su questa debolezza si fonda lo sgombero di Piazza D’Armi nei modi  e nei tempi raccontati. Sin da Aprile ai comitati è stato negato il diritto di volantinare nel campo e a non fare assemblee perché entrambe le cose avrebbero turbato la quiete del campo.

Dicevano così in coro volontari e non, supportati da qualche sfollato invaghito dal bene della protezione civile. Sicurezza sicurezza! si è più volte invocato. Nel campo c’è chi ruba e non possiamo fare entrare tutti…ma la sicurezza più importante era sapere dove andare a vivere a settembre dato che i numeri erano lampanti, disponibili: le c.a.s.e. non sarebbero state né pronte ne sufficienti.

Chissà in nome di quale sicurezza, e abbiamo le prove, la protezione civile ha strappato da dentro tutte le bacheche del campo i volantini affissi venerdì 4 per pubblicizzare l’assemblea cittadina che si sarebbe svolta il giorno dopo in Piazza D’uomo.

Adesso è già tardi. Fa freddo, la situazione è complessa e drammatica allo stesso tempo. Il miglior modo di affrontarla è il risveglio delle coscienze. Non aspettiamo ancora che qualcuno ci salvi. Soccorriamoci l’un l’altro.

“Prima di tutto vennero a prendere gli zingari
e fui contento, perché rubacchiavano.

Poi vennero a prendere gli ebrei
e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.

Poi vennero a prendere gli omosessuali,
e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.

Poi vennero a prendere i comunisti,
ed io non dissi niente, perché non ero comunista.

Un giorno vennero a prendere me,
e non c’era rimasto nessuno a protestare”

Bertolt Brecht

Tratto da:

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