Venezia - Sempre al nostro posto ci troveranno

21 / 3 / 2015

La giornata di ieri è stata per Venezia un altro importante momento in cui si sono mostrati gli anticorpi naturali di cui la città è dotata verso qualsivoglia tipo di infiltrazione fascista.

Nei giorni scorsi neri figuri dai trascorsi loschi hanno finalmente gettato la maschera di cui negli ultimi mesi si erano forniti ad hoc per la campagna elettorale, che vede un impresentabile Roberto Fiore candidato sindaco di Venezia e un altrettanto impresentabile Sebastiano Sartori a governatore della Regione, e si sono mostrati per quello che sono (nel caso qualcuno non li avesse riconosciuti): violenti squadristi, che minacciano di agguati notturni sotto casa gli attivisti antifascisti.

Sono situazioni che ben conosciamo attraverso i racconti di chi vive in città in cui ahimè i fascisti – vuoi Forza Nuova, vuoi Casa Pound – sono presenti: agguati, pestaggi, accoltellamenti non sono orizzonti poi così lontani nel momento in cui si parla di fascisti. E se parliamo di Roberto Fiore e Sebastiano Sartori parliamo esattamente di questo: fascisti con passati da fascisti, presenti da infami “ripuliti” attraverso un insopportabile vittimismo (Sartori ormai vede un'aggressione anche in uno squillo del citofono ad opera, probabilmente, di un ignaro postino) e – speriamo – nessun futuro.

Giusto per rinfrescare un po' la memoria, necessaria per gli anticorpi di cui sopra, quando parliamo del “passato da fascista” di Roberto Fiore non si tratta di un eufemismo o un modo di dire: nel 1978 lo troviamo fondatore, assieme a Giuseppe Dimitri (poi NAR, Nuclei Armati Rivoluzionari) e Gabriele Adinolfi (a lungo latitante per reati associativi legati sempre ai NAR), del gruppo giovanile neofascista Terza Posizione, sorta di “rampa di lancio” per l'attività eversiva nera dei NAR e a sua volta implicato nella strage della stazione di Bologna del 2 agosto 1980, tanto che i due leader Giuseppe Adinolfi e Roberto Fiore, vengono sottoposti ad ordine di cattura per “concorso ispirativo nel delitto di strage, banda armata, associazione sovversiva ed altro” (dal rapporto di denuncia emesso dalla DIGOS di Bologna il 22 agosto 1980). In particolare Fiore, con un procedimento dell'anno successivo, viene accusato di aver trasportato illegalmente armi ed esplosivo in rapporto alla strage. All'ordine di cattura il candidato sindaco della nostra città si sottrae attraverso la latitanza: fugge infatti a Londra dove rimarrà fino al 21 aprile 1999, cioè fino alla caduta in prescrizione dei suoi capi di imputazione. Nel periodo londinese si dedica ad attività economiche e politiche: assieme a Massimo Morsello, altro ex NAR, fonda la Easy London, agenzia molto fruttuosa (i cui proventi sembrano vadano in buona parte a finanziare l'attività politica di Fiore) che fornisce accoglienza e aiuto a giovani italiani che vogliono vivere e lavorare a Londra (c'è però da segnalare che l'organizzazione, nel 2005, è stata indagata per violenze, torture e maltrattamenti verso gli ospiti di un loro campus); negli anni Ottanta fonda, assieme al leader del British National Party Nick Griffin, il gruppo Terza Posizione Internazionale (dal 2001 Fronte Nazionale Europeo), di cui Griffin diventa presidente nel 1999, esule dal Fronte Nazionale Studentesco. Infine, nel 1997, sempre durante la latitanza, fonda sempre assieme a Morsello, il partito politico di estrema destra Forza Nuova.

Dovrebbe bastare cotanto curriculum a provocare moti di indignazione e di schifo anche solo per il tentativo di presentarsi - come fosse un candidato come altri, di un partito come altri, con un passato di attività politica come quello di altri – alla rappresentanza di Venezia, città storicamente antifascista e che alla presenza fascista ha sempre reagito con rigurgiti spontanei e naturali.

E la città, di fatto, reagisce anche oggi a questa insopportabile presenza.

Lo fa il 7 marzo in campo Santa Margherita, quando in centinaia hanno dato vita ad un happening multietnico, colorato, libero in risposta alla fastidiosa presenza dell'accoppiata Fratelli d'Italia/Casa Pound – Lega Nord di Salvini. E l'ha fatto ieri, in campo Junghans, quando alle minacce rivolte ad uno abbiamo risposto in tanti, anche lì centinaia, con musica vino e cicheti, con la socialità che contraddistingue noi e la nostra città.

Non va tuttavia sottovalutata la gravità di quel che è successo: le dichiarazione di Fiore, Sartori e Visentin nei confronti di Tommaso non solo toccano uno di noi, impegnato nelle lotte per l'ambiente, per il diritto alla casa, per l'accoglienza di chi scappa da situazioni drammatiche per cercare un futuro migliore. Queste minacce vorrebbero colpire proprio queste lotte, vorrebbero intimorire chi quotidianamente le porta avanti, chi ci crede e ci mette la faccia, arrivando infine a limitare la libertà di ciascuno di noi.

Ieri eravamo in tanti, in Giudecca, sicuramente non a “tenerla in ostaggio della tensione” (come titolava oggi uno sciagurato giornale locale) ma a ribadire che gli anticorpi al fascismo questa città li ha ben alti e attenti, che le minacce non ci spaventano e che nonostante questi tentativi di percorrere le nostre strade, di farsi vedere nelle nostre calli e nei nostri campi, nonostante la riproposizione di modalità squadriste che ben conosciamo, sempre al nostro posto ci troveranno.

Laboratorio Occupato Morion

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