Venezia - Mediacenter occupato precario espelle EXPO da Ca' Foscari

#12D #iononlavorogratiper - Occupato ufficio stage and placement dell'università e istituito un mediacenter precario. Ottenuta cancellazione del link per attivare "sfruttamento gratuito" all'EXPO 2015 e aperto un tavolo di confronto con l'università sulla retribuzione dei tirocini a partire dalle inchieste dei collettivi LISC e SaLE docks.

12 / 12 / 2014

L'attivazione da parte dell'Università Cà Foscari di due stage gratuiti per ExpoMilano2015 e ExpoVenice (progetto Aquae) è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Ci siamo quindi chiesti come possano scioperare o prender parola sulle proprie condizioni lavorative le migliaia di studentesse e studenti formalmente coinvolti in attività lavorativa ma completamente senza diritti. Per questo come collettivi Liberi Saperi Critici e SaLe_Docks abbiamo deciso di occupare l'ufficio stage&placement trasformandolo in un "mediacenter precario" da cui è partita una campagna di controinformazione. In pochi minuti l'azione di svelamento della condizione precaria che vivono oltre ventimila studenti a Venezia ha palesato il rischio di gravissima onta per il prestigio dell'Ateneo nell' essere in prima fila (consapevoli o meno) nel fornire manodopera gratuita per un progetto che coinvolge direttamente il Consorzio Venezia Nuova.

Nell'apertura riscontrata da parte dell'Ateneo, che ha immediatamente eliminato ogni traccia di Expo dalla sezione Stage - Tirocinio, vediamo un importante riconoscimento del lavoro fatto in questi anni.

Per questo abbiamo accolto la proposta del rettorato di avviare un lavoro congiunto sulla questione dei Mediatori e per far riconoscere anche in termini di crediti attività autogestite...l'esempio di eccellenza su cui crediamo un' Università dovrebbe confrontarsi è ad esempio il progetto DOSC.

Una giornata di sciopero innovativa e vincente per student* e precar* della cultura che han scelto di saltare ogni grado di rappresentanza.

Abbiamo dunque scelto di scioperare, ma non di seguire la CGIL e la UIL. Non ci interessa sfilare con quei sindacati che sono stati, nel migliore dei casi, incapaci di evolvere per tutelare le nuove forme del lavoro e, nel peggiore, complici della progressiva erosione dei diritti dei lavoratori non garantiti, degli autonomi e degli studenti. I sindacati confederali hanno tradito più di una generazione e ora, tardivamente, protestano non perché siano realmente intenzionati a rivoluzionare il mercato del lavoro, ma perché espulsi dal tavolo della concertazione, esclusi dalla “stanza dei bottoni”.

Eppure lo sciopero esiste e noi non vogliamo lasciarlo a chi lo interpreta come rievocazione storica, come liturgia senza fedeli, come rituale innocuo. Noi, in continuità con il percorso intrapreso in occasione del 14 Novembre e l'assedio al Senato del 3 Dicembre, oggi agiamo per un “divenire precario” dello sciopero, perché esso ritorni strumento vivo nelle mani di chi lavora, a partire da chi costretto in stage universitario non retribuito, con un contratto precario, in nero o con una partita IVA (vera o falsa che sia). E il Job's Act di Matteo Renzi, al netto delle retoriche d'occasione, è un atto che prosegue sulla falsariga della ricetta neoliberista, a farne le spese sarà ancora il lavoro precario e autonomo, a giovarsene saranno, da subito, le agenzie di lavoro interinale.

Come abbiamo sottolineato il 14 Novembre, colpendo lo svergognato spot di Expo al Padiglione Italia della Biennale e poi con un tour che ha toccato alcune importanti istituzioni culturali, a Venezia esiste un problema serissimo: il massiccio ricorso al lavoro gratuito (o comunque dequalificato e sottopagato) in un settore strategico per la città, quello della cultura. L'università, che dovrebbe favorire l'ingresso nel mondo del lavoro è invece, di fatto, un inesauribile serbatoio di manodopera gratuita.

A Venezia la cultura (anche quella contemporanea) potrebbe rappresentare un'alternativa alla monocultura del turismo di massa. Non è un settore in crisi, ma un settore fortemente produttivo. La Venezia “fabbrica della cultura” macina ricavi ingenti, eppure i suoi “operai” non godono dei dovuti dividendi, sia in termini di reddito che di welfare. In particolare mancano adeguate politiche abitative, il mercato privato è guidato dalla speculazione e centinaia di case pubbliche giacciono abbandonate in rovina. Noi sappiamo che le risorse ci sono e sappiamo che vanno ridistribuite. Il primo passo è quello di denunciare e rifiutare il dilagare del lavoro gratuito, magari mascherato da formazione, ma non intendiamo fermarci qui. A gennaio, infatti, lanceremo una serie di incontri pubblici aperti a tutti i lavoratori del mondo della cultura e agli studenti, insieme per scrivere una piattaforma di rivendicazioni che prenda in considerazione i nostri diritti ed esprima richieste precise. Uno strumento che possa trasformare le nostre vite, ma anche quella della città stessa, facendo davvero della cultura e della formazione due strumenti in grado di richiamare nuova cittadinanza, di rilanciare in senso innovativo l'occupazione, di essere antidoto a quegli appetiti speculativi e parassitari che sono drammaticamente emersi in questi mesi.


LiscVenezia & SaLe_Docks

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