United Crimes of Benetton - Il Career Day che non vogliamo

Il comunicato del collettivo universitario Li.S.C. Venezia che il 3 dicembre ha chiuso lo stand di Benetton Group durante il Career Day di Ca' Foscari

3 / 12 / 2019

Pubblichiamo il comunicato steso dal collettivo universitario Li.S.C. - Liberi Saperi Critici che il 3 dicembre ha chiuso lo stand di Benetton Group durante il Career Day di Ca' Foscari. L'iniziativa di protesta contro la giornata di incontro tra aziende e studenti è arrivata quest'anno alla terza edizione e aveva avuto in precedenza come obiettivi Costa Crociera e Booking.com.

Oggi si svolge la 13° edizione del Career Day di Ca’ Foscari, un evento che di anno in anno dimostra sempre più non solo l’inadeguatezza della nostra Università nel proporre aziende che operino nel rispetto dell’ambiente, dei diritti umani e delle tutele lavorative, ma anche la crescente perdita di un’analisi critica di ciò che viene offerto agli studenti e alle studentesse. 

L’unico criterio che Ca’ Foscari sembra seguire è basato sul (finto) prestigio che aziende con una grossa presenza sul mercato potrebbero portare all’ateneo, in un’ottica capitalista e neoliberale. Poco importa se le stesse aziende sfruttano e devastano territori, si rendono colpevoli di gravi violazioni dei diritti umani e dei lavoratori o attentano al diritto alla salute.

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Se l’anno scorso abbiamo sanzionato e chiuso il banchetto di Booking.com e l’anno precedente quello di Costa Crociere, quest’anno denunciamo Ca’ Foscari e l'ormai assodata partnership con Benetton Group, un’azienda internazionalmente riconosciuta come promotrice di politiche predatorie e intimidatorie. Siamo qui oggi per svelare il vero volto di Benetton, un volto che si è macchiato di crimini imperdonabili e del sangue di migliaia di vittime, dall'Italia al Sud Globale

Benetton è una multinazionale che ha accumulato un patrimonio di 3.4 miliardi grazie allo sfruttamento dei territori, dell'ambiente e del lavoro a basso costo. Dal 1991 ha un contenzioso aperto con i popoli Mapuche; un contenzioso che ha causato la rimozione violenta di interi villaggi, la militarizzazione delle aree di proprietà della holding, nonché la morte e sparizione di diversi attivisti. I 900.000 ettari di proprietà Benetton, al confine tra Cile e Argentina, sono il frutto di un'operazione di espropriazione sistemica e neocoloniale dei territori indigeni in America Latina. Un'operazione non dissimile da quanto accaduto in Turchia, dove Benetton è stata denunciata per sfruttamento del lavoro minorile; o in Bangladesh, dove 1132 lavoratori/trici hanno perso la vita per produrre tessuti per Benetton lavorando in condizioni di semi schiavitù. La speculazione e lo sfruttamento che hanno contraddistinto queste politiche aziendali sono contigue a quanto accaduto persino in Italia, dove l'azienda, attraverso le concessioni autostradali al gruppo Atlantia di cui è azionista maggioritaria, ha ignorato i regolari lavori di monitoraggio e manutenzione che hanno portato alla tragedia del Ponte Morandi.

In un momento storico in cui la narrazione mediatica è spesso basata su fatti non veri o volontariamente manipolati, riteniamo ancora più grave che un’istituzione come Ca' Foscari, che ha a disposizione docenti e ricercatori, cada nel brandwashing tipico di grandi aziende come Benetton, che millanta una presunta eticità attraverso progetti promossi dalla Fondazione Benetton, utili solo a ripulire una coscienza indelebilmente macchiata. Riteniamo inaccettabile e ingiustificabile il fatto che nel catalogo del Career Day questa azienda sia descritta come un Gruppo responsabile […] attento all’ambiente e alla dignità delle persone, ma soprattutto riteniamo inconcepibile leggere che a Benetton sia permesso sostenere di avere un approccio etico il cui obiettivo è di contribuire al benessere economico e alla crescita delle comunità nelle quali operiamo

Le popolazioni che hanno avuto la sfortuna di incappare nelle economie generate dalla multinazionale raccontano un'altra versione dei fatti. Chiediamo a Ca’ Foscari se davvero creda che in nome del benessere economico sia giustificabile l’uccisione di chi lotta per il proprio territorio e per l’autonomia del proprio popolo. Ciò di cui stiamo parlando è facilmente reperibile non solo su siti e giornali di informazione, ma anche su report scritti da enti riconosciuti come Amnesty International. Non accetteremo, quindi, l’ennesima scusa del “non sapevo” e nemmeno argomentazioni circa la relatività dell’etica. Al contrario di coloro che, pur professandosi paladini, portatori e custodi della conoscenza, utilizzano spesso l’ignoranza come giustificazione delle proprie scivolate, noi continuiamo a volerci informare e a sapere di più, e lo facciamo in maniera autonoma, consapevoli dell’incapacità della nostra università di promuovere il tipo di Sapere che sarebbe più consono ad un'istituzione universitaria. 

È per questo che a febbraio parteciperemo alla carovana organizzata dall'Associazione Ya Basta - Êdî Bese! in Patagonia per prendere parte al “Campamento Climatico – Pueblos contra el terricidio” indetto dal Movimento Mujeres Indigenas por el Buen Vivir, un appuntamento che coinvolgerà attivisti ambientali da varie parti del mondo. Sarà un appuntamento di formazione e crescita su temi quali la lotta ambientale e la realtà indigena. Tuttavia, il nostro obiettivo è quello di diffondere la conoscenza che deriva dalle nostre esperienze, ed è per questo che invitiamo tutte e tutti a una grande assemblea aperta mercoledì 11 dicembre, dove discuteremo di Benetton, del popolo Mapuche, e della carovana in Patagonia. 

Rivendichiamo ancora una volta, come già abbiamo fatto in passato, l’università come spazio di costruzione di un sapere critico e socialità: il nostro ateneo non è una vetrina per aziende schiaviste ed inquinatrici.

Prossimi appuntamenti:

11/12 Assemble aperta di Li.S.C. presso Auletta Studenti – Dorsoduro 1395

19/12 Presentazione della carovana in Patagonia presso il Laboratorio Occupato Morion

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