Una strage infinita. Oltre 300 morti nel Canale di Sicilia

11 / 2 / 2015

La data dell'8 febbraio 2015 si può aggiungere alla lunga lista delle drammatiche e assurde tragedie dell'immigrazione.

Almeno di quelle di cui si è avuta notizia.

Ai 29 migranti morti per assideramento dopo essere stati soccorsi nel mare in tempesta del canale di Sicilia dalla Guardia costiera, se ne aggiungono altri, tanti altri. Troppi.

Altri due gommoni sono naufragati davanti alle coste libiche e il bilancio è drammatico: sono oltre 200 i morti. A riferirlo all'Unhcr sono stati i superstiti della tragedia, raccolti da un mercantile italiano e giunti questa mattina a Lampedusa con una motovedetta della Guardia costiera. Alcuni di loro parlano anche di un altro gommone, di cui al momento non si hanno notizie.

Che il passaggio da "Mare Nostrum" a Triton sarebbe suonato come una condanna a morte per tantissimi migranti era un facile presagio, ma in cuor nostro speravamo di sbagliare.

La nostra speranza di sbagliare era ed è legata al fatto che non sarebbe stata umanamente sopportabile un'ulteriore tragedia; il solo fatto di vivere in un paese e in un'Europa che mette la difesa dei confini e l'aspetto economico prima della dignità umana ci fa rabbrividire.

Dopo la grande tragedia del 3 ottobre 2013 a largo di Lampedusa, l'auspicio di tutti era quello che una volta per tutte l'Italia e l'Europa si organizzassero affinché tragedie simili non si fossero più ripetute.

L'appello che lanciammo allora, insieme a tantissime associazioni, per l'apertura di un canale umanitario, resta ancor oggi valido e l'unica soluzione degna che possa dare una risposta concreta a chi, scappando da guerre o povertà, decide di affrontare un lungo viaggio alla ricerca di un po' di serenità.

Per canale umanitario intendiamo dei percorsi garantiti per l'ingresso in Europa che impediscano che qualcuno possa affidare se stesso o la propria famiglia a degli scafisti: un concetto diametralmente opposto agli accordi bilaterali che diversi politici italiani stanno teorizzando in queste ore. Qualcuno pensa di delegare la gestione dei diritti oltre confine, come avveniva in passato con la Libia e come avviene ancora oggi con il Marocco e l'Egitto. L'Europa invece di esternalizzare i confini dovrebbe preoccuparsi di esternalizzare i diritti, ma questo non potrà accadere fino a che non si crei un Diritto di Asilo Europeo, non venga scardinato il Testo Unico sull'immigrazione italiano e non venga abolito una volta per tutti il regolamento Dublino.

Le responsabilità dei morti sono più dei politici europei che degli scafisti, la stessa politica europea genera morti in tutti i suoi confini. Si muore in Grecia, si muore a Melilla, si muore a Calais. Si muore perché i migranti sono costretti a nascondersi per arrivare in Europa, perché in Italia si può entrare essenzialmente solo con i flussi dei lavoratori e la via della clandestinità è l'unica possibilità di arrivare. Si muore tra Italia e Grecia per evitare di essere “dublinati”: un termine che restituisce tutta l'ipocrisia europea sulla gestione della dignità umana.

La paura dei respingimenti e delle riammissioni genera morti a migliaia è questa l'unica risposta che l'Europa riesce a dare ai profughi, alle donne, agli uomini e ai bambini che cercano rifugio. L'agenzia Frontex nasce per questo scopo, per alzare un muro di paura e fisico a difesa della fortezza Europa. Triton - la nuova operazione di Frontex nel canale di Sicilia - sta facendo questo, ovvero creare le condizioni affinché si generino morti che dissuadono il tentativo di approdare in Europa, con un calcolo cinico. Sicuramente Mare Nostrum era riuscito a salvare molte più vite, ma non sarà certo la sua replica la soluzione alla questione. L'operazione italiana aveva un carattere emergenziale, ma considerando che il fenomeno dell'attraversamento dei confini è destinato a rafforzarsi con l'aumento delle ingiustizie e delle guerre del mondo, va ripensato tutto il sistema e non solo un'operazione di salvataggio in mare, che comunque è doveroso fare, e nel miglior modo possibile.

La redazione del Progetto Melting Pot

Logo articolo installazione di Francesco Recca

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