Inchiesta sulla storia della centrale nucleare del Garigliano

Storia di una centrale: La centrale elettronucleare del Garigliano

di Emiliano Di Marco

22 / 1 / 2010

Sull'intera vicenda della centrale elettronucleare del Garigliano aleggia, da sempre, uno strano velo di silenzio: niente siti internet che ne parlino in maniera accurata, poche trasmissioni televisive che hanno affrontato seriamente l'argomento, niente studi epidemiologici che accertino gli effetti di una eventuale contaminazione radioattiva, nonostante il fatto che l'impianto sia stata chiuso nel 1978 a seguito dei ripetuti incidenti di cui si possiede una documentazione parziale.

Per la realizzazione della centrale del Garigliano, la BIRS, la Banca Internazionale per la Ricostruzione e lo Sviluppo (meglio nota come Banca Mondiale, o World Bank) erogò, per la prima ed unica volta nella sua storia, un finanziamento di 40 milioni di dollari dell'epoca in favore dello sviluppo dell’energia nucleare a “scopi pacifici”. Il prestito venne concesso alla Cassa per il Mezzogiorno e da questa trasferito alla SENN, Società Elettronucleare Nazionale, creata ad hoc ed incaricata della realizzazione dell'opera. L’intera realizzazione si distinse per il suo carattere di esperimento sia sul piano energetico che finanziario.

Ancora oggi un'area di decine e decine di migliaia di persone vive nella rimozione continua di quello che può avere prodotto sulle vite, e sui prodotti della terra, la presenza di un impianto, costruito a pochi metri dalle sponde del fiume Garigliano, in un'area nota fin dall'antichità per le periodiche esondazioni del fiume e per i terreni paludosi. Un'area vulcanica e sismica (grado 0,75-0,100) la cui già elevata radioattività naturale non è mai stata presa in dovuta considerazione.

Questo contributo, che si basa anche sui materiali raccolti per circa un quarantennio dall'avv. Marcantonio Tibaldi, nella sua incessante opera di denuncia dei gravi danni causati dalla centrale, vuole essere solo una ulteriore traccia per la rete, per quanti fino ad oggi non hanno mai saputo ed ancora non conoscono gli effetti dell'inquinamento nucleare ed il contesto avventuroso nel quale nacquero le centrali nucleari in Italia.

La scelta del governo di ricorrere all'energia nucleare, cancellando gli effetti del referendum del 1987, e la possibilità che tra i siti indicati ci siano anche le centrali già chiuse, come quella del Garigliano, rimette in campo uno dei peggiori  incubi che si possa mai immaginare, con modalità,  controllo effettivo delle tecnologie e disprezzo delle popolazioni che saranno costrette a vivere con questi nuovi mostri, per niente diverse da quelle che hanno creato uno dei più grandi disastri ambientali del nostro paese.

Dal nucleare militare al nucleare civile controllato dai militari

Nell'immediato dopoguerra, l’Italia, paese tradizionalmente povero di risorse energetiche, si misurava con la sfida della ricostruzione post bellica con una scarsa disponibilità di materie prime ed una rete distributiva inadeguata alle previsioni di crescita.

L'industria elettrica italiana, che fin dalla sua nascita si era caratterizzata per la presenza di produttori “privati”, dopo la fine del secondo conflitto mondiale rinasceva grazie agli aiuti del piano Marshall.

Nel giro di pochi anni, in Italia, vennero messe in cantiere tre centrali nucleari, con le tre tecnologie esistenti all'epoca, per un potenza totale di 500MW, una potenza notevole se si considera che nel 1961 la potenza istallata negli Stati Uniti era di 466,3 MW e quella nell'URSS, nello stesso periodo, era pari a 611,5 MW.

La scelta di realizzare centrali nucleari, in tempo reale con le tecnologie disponibili all'epoca, nello stesso periodo in cui venivano realizzate negli USA ed in URSS, non proveniva affatto dall'applicazione di ricerche svolte in Italia ma  dalla necessità, da parte dell'amministrazione Eisenhower, di scaricare una parte degli enormi costi dovuti alla corsa agli armamenti nucleari sui paesi europei alle prese con la ricostruzione post bellica sostenuta dal piano Marshall. In più, per il reperimento dei combustibili per le centrali, l'Italia (come il Giappone) si sarebbe legata ad una dipendenza ancora maggiore dagli USA.

Negli USA, in quegli anni, a gestire la ricerca militare e civile del nucleare era l'USAEC. (United States Atomic Energy Commission), l'agenzia istituita  dal Congresso degli Stati Uniti con l' Atomic Energy Act del 1946, per controllare lo sviluppo della scienza e della tecnologia applicata all'energia atomica. L'AEC rilevò le operazioni del “progetto Manhattan” e rimase un'agenzia sotto stretto controllo governativo. La missione principale dell'AEC era di creare un sistema in grado di individuare i test nucleari di altri paesi dopo che, nell'agosto del 1949,  l'URSS realizzò il suo primo test atomico mettendo fine al monopolio delle armi nucleari degli USA.

Tra il 1947 ed il 1952, l'AEC fu diretta da Robert J. Oppenheimer, che era stato capo del progetto Manhattan ed era contrario allo sviluppo della bomba all'idrogeno, considerandola troppo distruttiva per qualsiasi proposito militare. La scelta di Eisenhower di continuare la ricerca per lo sviluppo della bomba H portò alle dimissioni di Lilienthal, il primo direttore dell'agenzia, ed alla nomina di Lewis Strauss a capo dell'AEC, il quale accettò solo a condizione che Oppenheimer venisse escluso da ogni tipo di influenza all'interno dell'AEC.

Tra il 1953 ed il 1958, sotto la direzione dell'ammiraglio Lewis Strauss, un personaggio che era anche consulente finanziario  per i  Rockfeller, l'AEC divenne il principale promotore degli investimenti privati per la produzione dell'energia nucleare per scopi civili, e per il “Progetto Sherwood”, un programma segreto che aveva come obiettivo, attraverso i reattori di fusione, di generare neutroni per convertire l'uranio in plutonio al fine di fornire sorgenti di Tritium (Trizio) alle armi termonucleari. Il “progetto Sherwood”, contrariamente al famoso motto di Lewis Strauss, per cui l'energia elettrica sarebbe stata prodotta ad un costo talmente economico da essere “too cheap to meter”, divenne invece talmente costoso che dopo il 1958 fu dismesso.

La ricerca sull'energia nucleare condotta dall'AEC era in realtà diretta da tre servizi militari, tra cui quello dell'U.S. Navy (la Marina Militare), interessato alla produzione di turbine adatte ai sottomarini, che aveva un suo membro nell'Aec, l'ingegnere cap. Hyman Rickover, il quale constatando l'instabilità causata dai primi reattori BWR(Boiling Water Reactor) orienterà gli studi e le ricerche sui sistemi di propulsione dei sommergibili nucleari sui reattori PWR (Pressurized Water Reactor), reattori nei quali il processo di vaporizzazione dell'acqua avviene esternamente al recipiente che contiene il reattore.

Gli impianti BWR(Boiling Water Reactor), sono dei reattori ad acqua bollente il cui fluido di raffreddamento è “acqua leggera” (acqua demineralizzata) in cambiamento di fase, immessa direttamente nel recipiente del reattore il cui combustibile è principalmente uranio arricchito.

L'uranio arricchito è immerso in barre nell'acqua leggera,che funge anche da  refrigerante.  L'acqua , fatta circolare da una pompa, a contatto con gli elementi di combustibile caldi, vaporizza e passa in una turbina che, attraverso un generatore, produce elettricità da immettere in rete. L'acqua utilizzata viene espulsa sotto forma di vapore nell'atmosfera, attraverso un camino, e sotto forma di liquido negli stessi corsi d'acqua da dove viene prelevata.

I BWR, negli anni '50, erano  degli  impianti sperimentali realizzati dalla General Electric Co., sviluppati sulle ricerche effettuate dagli inizi degli anni '50 sui generatori Borax creati negli Idaho National Laboratories, dei quali la seconda generazione è stata la prima a produrre energia commerciale per uso civile ad Arco, Idaho (USA), anche se si trattava di un impianto da soli 6.4 MW che ha funzionato fino al 1956.  Il primo reattore completamente BWR fu sviluppato nei pressi di Chigaco nell'Argonne National Laboratory e realizzato nel 1960 nella Humboldt Bay (vicino Eureka) in California per una potenza di 250 MW.

Le tre tecnologie esistenti per uso “commerciale”, negli anni '50, erano quindi gli impianti BWR, PWR ed i GCR Magnox, i reattori raffreddati a gas realizzati dagli inglesi, che utilizzavano come combustibile l'uranio naturale (in barre racchiuse in una lega chiamata appunto Magnox), anidride carbonica come estrattore del calore, barre di acciaio al boro come controllo e  barre di grafite come riflettore e come moderatore.

1953 dopo la bomba termonucleare sovietica scoppia l'atomica della “Pace”
1953. Il mondo era in piena “guerra fredda”, La NATO era stata istituita da appena quattro anni, negli USA Eisenhover succede a Truman, nel mese di marzo in Unione Sovietica muore  Stalin, nell'agosto i russi fanno esplodere la loro prima bomba H pochi mesi dopo l'analogo “esperimento” fatto dagli americani nel novembre del 1952.

 L'8 dicembre Eisenhover pronuncia il famoso discorso  “Atoms for Peace”, nel quale propone all'assemblea delle Nazioni Unite di creare una organizzazione per promuovere l'uso pacifico dell'energia nucleare.

L'assemblea, incoraggiata da tutti i paesi aderenti all'ONU, venne organizzata a Ginevra, nell'agosto del 1955, la prima di quattro conferenze "sull'uso pacifico dell'energia atomica”

Alla conferenza "Atoms for peace" parteciparono delegazioni di 73 paesi, vennero prodotte 1100 relazioni, consentendo uno scambio di conoscenze anche su informazioni che prima erano tenute segrete. L'assemblea è anche l'occasione per promuovere, tra le delegazioni presenti, le lobby interessate a sponsorizzare il nucleare civile. L'ing. Valletta della FIAT, preso dall'entusiasmo, annuncia addirittura nella sua relazione all'assemblea, che la FIAT sta acquistando un reattore nucleare dalla Westinghouse Electric Corporation e che realizzerà una centrale  a Viale D'Azeglio a Torino, dimostrando tutta l'ignoranza e la tracotanza dell'epoca sui rischi connessi al nucleare.

Pochi mesi dopo la conferenza internazionale, nel 1954, gli USA modificano l’Atomic Energy Act, consentendo una prima apertura alle conoscenze scientifiche in materia nucleare, assecondando così, anche in questo settore, il processo di crescente internazionalizzazio-ne dell’economia avviato con il Piano Marshall.

Il nucleare all'italiana, un affare privato
Nella seconda metà degli anni '50 in Italia cominciò il dibattito sulla nazionalizzazione dell'energia elettrica, contrastato fortemente dalla destra e dai gruppi industriali del settore energetico.

Le industrie private dell'energia elettrica, per trattare direttamente la realizzazione delle centrali nucleari,  cominciarono a muoversi febbrilmente in un settore caratterizzato dall'assenza totale di leggi ed aperto ad ogni tipo scorribanda. Nel giro di pochi mesi furono costituite delle società di diritto privato per trattare direttamente con gli americani e con gli inglesi l'acquisto dei reattori: la Edisonvoltacostituì la SELNI(Società Elettronucleare italiana), l'Eni diede vita alla Agip Nucleare ed alla SIMEA (Società italiana meridionale per l’energia atomica) a compartecipazione Agip-nucleare e IRI,  mentre il gruppo IRI-Finelettrica creò la SENN, Società Elettronucleare Nazionale, nel 1957, di cui l’85 per cento delle azioni era da aziende del gruppo Finelettrica, Finmeccanica, Finsider e per il restante 15 per cento da società private.

Nel 1955 il presidente della Edisonvolta inizia a programmare la costruzione della prima centrale nucleare in Italia. La “letter of intent” stipulata nel 1956 attraverso la SELNI (Società Elettronucleare italiana) fu firmata nel 1957 con la Westinghouse International Electric Company. Il finanziamento dell'operazione fu garantito attraverso la banca americana “Ex-Im-Bank” (attuale “Export Import Bank”, una delle principali banche  che investono in Iraq) e l'IMI, per un totale di 34 milioni di dollari dell'epoca, erogati nel 1960, per cui la Edison chiese inutilmente la garanzia dal rischio di cambio dallo Stato italiano, una eventualità che avrebbe addossato alla collettività i costi derivanti dal cambio negativo Lira-Dollaro nel corso degli anni.

L'impianto di tipo PWR da 134 MW (poi portato a 260 MW, fu la centrale più potente del mondo della sua epoca), analogo a quello della centrale statunitense di Yankee Rowe, fu realizzato a Trino Vercellese, dopo l'erogazione del finanziamento nel 1960,  ed entrò in funzione nel 1964 e fu chiusa dopo solo 10 anni. I lavori iniziarono con l'entrata in vigore di un accordo bilaterale tra Italia e USA, l'impianto nel 1966 fu ceduto all'Enel.

Nel mese di novembre del 1957 l'ENI di Mattei, attraverso l'Agip nucleare, si rivolse alla Gran Bretagna, muovendosi in maniera diversa da quella dominante, ordinando alla britannica Nuclear Power Plant Company un reattore del tipo Magnox della potenza di 200 Mw, realizzando in seguito la centrale nucleare di Latina.

La Centrale del Garigliano
La storia della centrale elettronucleare del Garigliano inizia nel 1956, quando la BIRS, la Banca Internazionale per la Ricostruzione e lo Sviluppo,  allora diretta da Eugene Black, propose al governo italiano, attraverso l'ambasciatore italiano a Washington Manlio Brosio, di istallare un impianto nucleare.

Lo studio della Banca Mondiale prevedeva che la centrale nucleare fosse integrata con un esteso sistema di distribuzione in grado di consentire la realizzazione di un impianto superiore a 100MW; che l'impianto venisse realizzato in un paese povero di combustibile fossile e dal basso potenziale idrolettrico, ma con una sufficiente disponibilità di capitali; il paese avrebbe dovuto eseguire i necessari accordi intergovernativi per assicurarsi una fornitura continua del combustibile attraverso l'importazione.

In Italia erano cominciate da alcuni anni le ricerche sullo sviluppo dell'energia nucleare in sede civile con  le prime ricerche sul nucleare realizzate dal Cise (Centro Informazioni Studi ed Esperienze), istituito nel 1956 e diretto dall'ing. De Biasi (amministratore delegato della Edison) e dall'INFN (Istituto nazionale di Fisica Nucleare) creato nel 1951 che si occupava di ricerca fondamentale, la cui direzione passò poi sotto il  CNRN (Comitato Nazionale di Ricerche sul Nucleare), creato nel 1952 all'interno del CNR e presieduto dal prof. Francesco Giordani (professore di Chimica all’Univ. Di Napoli ed ex presidente dell’IRI sotto il fascismo negli anni 1939-1943).

Il CNRN era un comitato le cui finalità erano “le ricerche in campo energetico ed in particolare in campo nucleare”, costituito grazie ai rapporti  tra Francesco Giordani ed il ministro dell'Industria del governo  De Gasperi, Pietro Campilli il quale era stato Presidente dell'azienda elettrica di Stato, la Finelettrica, che faceva capo all'IRI, il  26 giugno 1952, su decreto del Presidente del Consiglio, di concerto con i Ministri di Industria e Pubblica Istruzione, Antonio Segni.

Nel 1956 il prof. Giordani si dimise dal CNRN, ed il prof. Felice Ippolito, nominato nel frattempo segretario generale, rimase per circa sei mesi la carica più alta del comitato. Il prof. Ippolito approfittò della situazione di interregno per promuovere campagne giornalistiche allo scopo di fare pressione sul governo affinché si impegnasse di più nella politica nucleare.

Ma il ruolo del prof. Felice Ippolito, un personaggio che negli anni successivi aderì al PSDI, distinguendosi per la sua adesione agli interessi della destra americana, e che fu arrestato nel 1964 e poi condannato ad 11 anni e 4 mesi (poi amnistiato dal presidente della Repubblica Saragat) per una serie di reati (ben 47) difficilmente elencabili e tutti collegati al suo ruolo nel CNRN, non si limitò solo a fare pressione sul governo attraverso i quotidiani.

A partire da 12 marzo 1957, si tennero a Roma uno stretto giro di incontri riservati tra la delegazione della BIRS formata dall’esperto nucleare Corbin Allardice, membro dell'USAEC, nonché consigliere per gli affari nucleari della Banca mondiale, dai funzionari del Dipartimento operazioni tecniche Martin Rosen e Sidney Wheelock, accolta dal Segretario del CNRN, prof. Ippolito, su incarico del Governo italiano.

Dai rapporti sulla missione, redatti dallo stesso Ippolito, si evince chiaramente che nell'incontro con il direttore della Banca d'Italia, Guido Carli, sorgevano alcuni problemi finanziari  relativi al finanziamento dell'operazione erano connessi alle ancora scarse conoscenze sui dati economici degli impianti nucleari. In un incontro successivo con il Ministro per il Mezzogiorno Menichella, veniva rappresentato dallo stesso che “il Governo, usufruendo delle due leve di controllo che possiede e cioè limitazione della disponibilità di uranio arricchito e di valuta estera potrebbe premere per la formazione di gruppi misti di produttori di energie e di costruttori di impianti per la realizzazione di centrali nucleari. Due impianti, uno a uranio arricchito, l’altro a uranio naturale sembrano per il momento sufficienti per creare le basi di un’esperienza utile sia ai costruttori che ai produttori. Tali gruppi, rispettando la situazione del Paese potrebbero essere misti, a capitale privato ed a capitale pubblico”.

Il successivo 16 aprile 1957, il direttore della BIRS, Eugene Black, scriveva all'ambasciatore Brosio, prospettandogli la necessità di raggiungere un accordo definitivo.

Il 15 giugno 1957 giungeva a Roma una seconda missione composta da Wheelock e Allardice per definire la fase esecutiva della progettazione. Il prof. Ippolito anche in questo caso è incaricato di accogliere la delegazione e si assume  il compito di redigere la concreta formulazione dello studio che avrebbe dovuto consentire di affidare la realizzazione dell'impianto alla SENN (Società Elettronucleare Nazionale), società costituita il 22 marzo 1957 e diretta dall'ex ammiraglio Carlo Matteini, che  aveva già organizzato un proprio ufficio progetti che, attraverso la consulenza dell’americana Internuclear Co., sarebbe stata entro breve tempo ed in modo indipendente capace di indirizzarsi alla scelta di una centrale nucleare, dopo aver effettuato uno studio comparativo tra una centrale di tipo convenzionale ed una nucleare, della stessa potenza.

Di fronte alla proposta di Ippolito, la delegazione della BIRS espresse delle perplessità in quanto l'idea di joint study  ipotizzata da Eugene Black era diversa. Le perplessità furono evidentemente fugate in tempi molto stretti ed in data 25 giugno 1957 prendeva ufficialmente avvio il Joint Study sull’energia nucleare frutto della collaborazione fra la Banca mondiale e l’Italia, denominato “Progetto ENSI”(Energia Nucleare Sud Italia), realizzato dal CNRN e della Banca Mondiale (BIRS - Banca Internazionale per la Ricostruzione e lo Sviluppo). La società ufficialmente designata dal Governo per la costruzione dell’impianto sulla base dello studio congiunto era la SENN.

L’8 luglio 1957, dagli Stati Uniti arrivava la conferma dell’adesione ufficiale della Banca mondiale; veniva inviata al ministro Menichella in anteprima il documento ufficiale con il quale il 12 luglio sarebbero stati ratificati da parte di tutto l’Istituto gli accordi per il progetto ENSI.

Il 2 agosto 1957 veniva diffuso il primo comunicato stampa nel quale si annunciava l’inizio dello studio BIRS-CNRN. In tutti questi mesi, dal marzo fino ad agosto, non  venne mai informato  il parlamento della trattativa in corso.

La gara d’appalto venne comunicata tra l’ottobre e il dicembre 1957 inizialmente a 19 ditte straniere, le quali dovevano presentare un preventivo per l’impianto di una centrale nell’Italia Meridionale di 130/150.000 Mw. I tempi previsti per la costruzione e l’entrata in funzione della centrale erano di quattro anni e l’offerta doveva essere presentata alla SENN entro il 30 aprile 1958. Alla fine pervennero nove offerte. Fu scelto, come molti sapevano già da un anno, il  progetto della General Electric co. Il progetto prevedeva una clausola assurda: la centrale sarebbe entrata in ogni caso in funzione dopo un collaudo di sole 100 ore.

Il 15 novembre del 1958, l'on. Fascetti, presidente dell'IRI annunciò ufficialmente l'esito della gara.

La “Sezione convenzionale” del “Gruppo di studio” dell’ENSI, intanto, si era occupata di esaminare le caratteristiche delle località scelte per l’impianto della centrale nucleare. L’impianto doveva situarsi in prossimità di grossi centri di consumo, sia per consentire lo sfruttamento dell’energia prodotta da parte di impianti industriali già operanti, sia per immettere facilmente in rete l’energia elettrica. Per questo motivo sembrava opportuno non allontanarsi molto dal Centro-Sud, ovvero dall’asse Roma-Napoli.

Bisognava poi tenere presente una sufficiente distanza dalle città, per i “fattori psicologici” e per gli eventuali rischi di incidenti. In terzo luogo l'impianto doveva situarsi nei pressi di un fiume, onde garantire un adeguato afflusso di acqua costante alle pompe.

Nell’area centro meridionale gli unici fiumi con una portata sufficiente allo scopo sono il Garigliano e il Volturno ed è qui che la Senn effettuava le prime indagini, giungendo dopo una prima serie di sondaggi a tre possibilità tutte in prossimità del Garigliano: Punta Fiume presso la foce, Ponte S. Ambrogio nel punto di confluenza del Liri con il Garigliano e presso Arco a 20 Km dalla foce.

All’esame delle caratteristiche delle tre località prescelte si unirono poi anche i tecnici delle agenzie di sicurezza inglese e statunitense, l’USAEC e l’UKAEA (United Kingdom Atomic Energy Authority); la prima avrebbe compiuto le verifiche tecniche per i reattori di “tipo americano” a uranio arricchito, la seconda per quelli di “tipo inglese” a uranio naturale.

 A conclusione dei lavori fu giudicata preferibile Punta Fiume, presso la foce del Garigliano, nel comune di Sessa Aurunca (CE) in quanto le condizioni del terreno erano migliori, non risultavano problemi per le fondazioni ed era “possibile effettuare lo scarico dei materiali liquidi direttamente in mare” (Sic!).

Il lavori per la costruzione della centrale, iniziati agli inizi del 1959, furono eseguiti con particolare celerità nella previsione di terminare entro il 2 dicembre 1962, ventesimo anniversario della prima reazione a catena. Le frequenti piene del fiume Garigliano, dilazionarono i lavori fino al giugno del 1963, quando raggiunse la sua prima criticità, dando subito il via alla prima di una serie di anomalie e malfunzionamenti che accompagneranno la storia della centrale fino alla sua chiusura, ed oltre.

La Centrale iniziò il suo funzionamento commerciale nel giugno 1964, ottenendo però solo nel 1967 la “licenza di esercizio”.

Alcune evidenze

La centrale nucleare del Garigliano è costata 40 milioni di dollari (del 1958) ed ha funzionato solo per 15 anni.

Nel periodo di funzionamento della centrale (fino al 1980), l'energia prodotta  in Italia con processi nucleari è stata di 170 miliardi di Kw/h, pari allo 0,3% del fabbisogno nazionale.

Tra il 1971 ed il 1980, dai registri dell'USL LT6, risulta che nell'ospedale “Dono Svizzero” di Formia (LT), ospedale che serviva una vasta area compresa tra i comuni di Formia, Minturno, Sessa Aurunca, Roccamonfina, Castelforte e SS.Cosma e Damiano, sono nati 15.771 bambini, di cui 90 casi di malformazione genetiche.

Il camino della centrale del Garigliano, in funzione,  immetteva nell’atmosfera 120.000 metri cubi di sostanze aeriformi ogni ora. Negli impianti BWR l'acqua passa attraverso il reattore venendo a contatto con le barre di combustibile. L'espulsione nell'aria viene trattata dai filtri posti alla base del camino. Secondo la stessa  Enel e l'Enea, i filtri erano efficaci al 99,97%. Il restante 0,03% veniva quindi espulso in stato di non purificazione. Calcoli alla mano fanno quindi 36 metri cubi all'ora, moltiplicate per 15 anni, di sostanze radioattive  liberate nell’aria e nell'ambiente circostante.

L'incidenza di tumori e leucemie nella piana del Garigliano, tra il 1972 ed il 1978 è stata del 44%...la media nazionale è del 7%...

Ad oggi, nessuno studio epidemiologico è stato fatto per conoscere la verità. Nel 1999 è stata costituita la SOGIN (Società Gestione Impianti Nucleari Spa) che ha ereditato tutte le attività nucleari dell'ENEL. La SOGIN, diretta dal gen. Carlo Jean, gestisce l'impianto del Garigliano.

Ufficialmente la SOGIN sta attuando un piano di “decommissioning” con l’obiettivo di completare lo smantellamento degli impianti e la messa in sicurezza dei rifiuti entro il 2019. Nell'aprile del 2009 la consulta dei sindaci del cassinate ha incontrato i tecnici della Sogin per chiedere chiarimenti rispetto ai lavori all'interno del sito. Nell'ambito dell'incontro la SOGIN ha dichiarato che:

Nella centrale nucleare Garigliano sono presenti 2605 m³ di rifiuti radioattivi di bassa e media attività prodotti dalle attività di esercizio della centrale, corrispondenti complessivamente a 3430 contenitori. Per elevare i livelli di sicurezza nello stoccaggio dei rifiuti della centrale è in corso la ristrutturazione di un edificio e la costruzione di un deposito, nei quali questi rifiuti radioattivi saranno temporaneamente stoccati, in attesa del loro successivo trasferimento al deposito nazionale.

Bookmark and Share

Guasti alla Centrale del Garigliano

Centrale Garigliano